Il rapporto con il fratello e il padre, il cinema all’italiana, Sordi e Villaggio. Questi e altri temi sono stati affrontati da Enrico Vanzina al circolo del cinema “Dino Risi” di Trani, in Puglia. Durante l’incontro, oltre a presentare il suo libro “La sera a Roma”, lo sceneggiatore romano ha parlato anche del suo lavoro, del cinema odierno e degli attori con cui ha lavorato. Ne è emerso il ritratto appassionato e lucido di uno dei registi più importanti del panorama italiano.
Come è risaputo, per la crescita umana e professionale di Enrico Vanzina è stato fondamentale il padre, Stefano: «Mio padre è stato contento del fatto che io e mio fratello volessimo fare cinema; mia madre un po’ meno perché aveva per noi altri progetti. Quello del cinema – continua Enrico Vanzina – è un lavoro precario ed è quindi una scelta difficile. Sicuramente mio padre è stato importante per noi, ma noi altrettanto il suo lavoro».
Per quanto riguarda il cinema odierno afferma: «Mi dispiace che chi fa cinema adesso non abbia il piacere dei cinema grandi di una volta, dove ci andava molta gente. Oggi, invece, i cinema sono sempre più piccoli, con sempre meno gente a frequentarli. Con il cinema popolare noi avevamo davvero la sensazione di entrare nelle vite delle persone. Oggi questo non c’è più».
«Penso che la commedia all’italiana sia il genere più importante del cinema italiano – continua Vanzina – perché tratta un tema drammatico in maniera lieve. In sintesi, è la commedia che ha raccontato la Storia di questo Paese. Ed è per questo che a scuola, oltre a studiare i Promessi Sposi, bisogna fare corsi di commedia all’italiana. Questo serve per capire chi siamo e da dove veniamo».
A proposito del ruolo della sceneggiatura in un film dice: «Fare il mestiere dello sceneggiatore è importantissimo perché il cinema è scritto: si scrive come sono i vestiti, le battute, ecc. E penso che sia questo il momento più bello, perché quando scrivi tutto è possibile. In realtà non basta solo scrivere – continua -: serve conoscere la Letteratura, la Musica, la Filosofia. Ovvero, non puoi fare il regista se non ha ascoltato Puccini oppure se non hai letto Gadda e Dostoevskij. In questo lavoro bisogna studiare moltissimo».
Oltre all’importante ruolo dello sceneggiatore, un film si regge anche sugli attori. Ma non è sempre facile andare d’accordo con tutti. «Il grande attore capisce subito che cos’è il grande cinema e con lui si va subito d’accordo. A volte, però, ci sono attori insopportabili che creano problemi durante il film. Ma ci sono anche i grandi attori che ti rimangono dentro come Alberto Sordi o Paolo Villaggio».