Infezioni ospedaliere, l’Italia maglia nera in Europa

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La salute pubblica è uno dei principi fondamentali, che un paese deve salvaguardare. Nelle strutture ospedaliere non si può morire per infezioni. I dati riportati dal Centro Europeo malattie infettive (Ecdc), parlano di una situazioni indescrivibile: Italia ‘maglia nera’ in Europa per le infezioni ospedaliere, con 530 mila casi all’anno. Un problema non immediatamente visibile ma molto concreto e purtroppo in peggioramento.

Ogni anno sono circa 33 mila in Ue le persone che muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, la maggior parte contratte in ospedale, di cui circa un terzo solo nel nostro Paese. Ma quello che emerge in maniera altrettanto evidente dallo studio dell’Ecdc è che oggi in Italia la probabilità di contrarre infezioni durante un ricovero è del 6%; i decessi ogni anno sono 7.800, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali. Numeri che pongono l’Italia in vetta alla classifiche europee. Secondo gli esperti “si tratta infatti di un allargamento della forbice dovuto all’aumento dei pazienti più ‘fragili’, con un’età superiore ai 65 anni, all’utilizzo di sistemi sempre più invasivi per l’organismo umano come cateteri o endoscopi che costituiscono veicoli di batteri, ma soprattutto alla scarsa adozione di strategie di prevenzione.

Il tema delle infezioni correlate all’assistenza ospedaliera sarà al centro del dibattito, in occasione della 13esima edizione del Risk Forum Management in Sanità, un momento di confronto su come innovare e riformare il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e renderlo più efficiente e capace di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, che si terrà a Firenze da oggi al 30 novembre. Anche i dati del 2015 su uno studio dal nome ‘Burden economico delle infezioni ospedaliere in Italia’, sottolineano questo trend negativo: si stima che, ogni anno, circa il 5-8% dei pazienti ricoverati contragga un’infezione ospedaliera, dunque circa 450-700 mila casi, dovuti soprattutto a infezioni urinarie, della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. Con costi anche economici non indifferenti: per ogni infezione ospedaliera si stimano circa 9.000-10.500 euro.

In ospedale, soprattutto nei reparti critici, dove si fa largo uso di antibiotici, ci sono dei microrganismi resistenti al farmaco d’elezione che dovrebbe debellarlo, tanto che oggi si stima che il 16% delle infezioni nosocomiali sia causato da batteri ‘resistenti’, il che rende più complesso il trattamento e la guarigione. “I microrganismi causa di infezioni associate alle procedure assistenziali, tra le quali quelle contratte in ospedale, provengono sia da flora batterica endogena, cioè già presente nel paziente, che esogena, cioè provenienti dall’esterno – spiegò nel 2015 Nicola Petrosillo, direttore del Dipartimento Clinico e di Ricerca in Malattie Infettive dell’Irccs Lazzaro Spallanzani di Roma – Non dobbiamo dimenticare che spesso parliamo di persone fragili, debilitate e con basse difese immunitarie, e di pazienti frequentemente affetti da comorbosità, cioè altre malattie non infettive, renali, cardiache, respiratorie, oncologiche, oppure pazienti critici in terapia intensiva sottoposti a varie e prolungate procedure invasive”.