Bari, morti di tumore 21 inquilini di una stessa palazzina

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Troppa superficialità. Si continua a morire per una cattiva qualità dell’aria. Questa volta ventuno inquilini di una stessa palazzina, in via Archimede 16 al quartiere Japigia di Bari, sarebbero morti per tumori causati dalle sostanze tossiche provocate dai continui roghi della ex discarica comunale di via Caldarola, dismessa e bonificata ormai da trent’anni. Si tratta di un quadro epidemiologico che “richiama fortemente quello riscontrato nelle aree della cosiddetta terra dei fuochi”.

È l’esito delle indagini avviate circa un anno fa dalla Procura di Bari e concluse con una richiesta di archiviazione. Per il pm Baldo Pisani, infatti, è trascorso troppo tempo per perseguire penalmente il reato di morte come conseguenza di altro reato, ipotizzato a carico di ignoti. I familiari di alcune delle vittime, però, hanno fatto opposizione. “La vicinanza del condominio con l’area della ex discarica, – si legge negli atti – non più di 300 metri, l’assenza di altre costruzioni interposte e l’azione dei venti, hanno favorito il convogliamento delle sostanze inquinanti e la loro aero-dispersione verso gli alloggi”, i primi costruiti in quell’area e quindi più a lungo esposti. La discarica, su suolo di proprietà del Comune di Bari, era gestita dall’Amiu. È stata dismessa nel 1971. A seguito di “continui incendi per autocombustione” è stata poi bonificata tra il 1989 e il 1997.

La Procura ritiene che “la responsabilità sulla vigilanza del sito sia attribuibile in solido all’Amiu e al Comune di Bari, in persona dei loro rappresentanti pro tempore dal 1962 al 1988”, i sindaci e i direttori Amiu dell’epoca, ma “le condotte sono assai risalenti nel tempo per essere perseguibili penalmente, anche oltre trent’anni or sono, e dovrebbero essere individuate nel periodo precedente all’attuazione del piano di recupero della discarica e della mancata predisposizione delle misure di salvaguardia atte ad evitare gli incendi per autocombustione”. Famiglie delle vittime: “I reati sono attuali” – L’insorgenza di nuove diagnosi di neoplasia della popolazione residente nell’immobile di via Archimede 16 è “attuale e continua”. “Se si può ritenere che il reato di disastro ambientale sia ormai estinto per prescrizione, è invece pacifico che la consumazione dei reati di morte come conseguenza di altro reato, lesioni e omicidio colposo, si realizza al momento dell’insorgenza della malattia, in caso di lesioni, o alla data della morte, per l’omicidio colposo”. Ne consegue che, anche se sono trascorsi ormai trent’anni da quel disastro ambientale, i reati sono ancora perseguibili. Con queste motivazioni alcune delle famiglie delle vittime si sono opposte alla richiesta di archiviazione.