Oxford, una tassa sulla carne rossa per compensare i costi delle malattie

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Nel corso della storia, sono stai molti i personaggi che hanno deciso di sciegliere una alimentazione vegetariana/ vegana. Da Platone, Aristotele, Pitagora, Leonardo Da Vinci e tanti altri. Sia per una scelta etica, sia per una scelta di salute. Ad oggi sono molti gli studi che confermano definitivamente questa tesi.

L’ultima ricerca dell’Università di Oxford, pubblicata sulla rivista Plos One, propone di tassare la carne rossa per compensare il costo sociale delle malattie provocate dal consumo di questa. Lo studio parte dal presupposto che il consumo eccessivo di carne rossa può portare a cancro, malattie cardiache e diabete.La cura di queste malattie rappresenta un costo per la società. Una tassa compenserebbe questi costi sociali e farebbe calare il consumo. La ricerca sostiene che le malattie legate alle carni rosse costano 285 miliardi di dollari all’anno nel mondo. Viene quindi proposta una imposta del 20% sulla carne non lavorata (come le bistecche) e del 110% su quella lavorata (come gli insaccati, le salsicce e la pancetta).

La misura raccoglierebbe 170 miliardi di dollari all’anno nel mondo e farebbe risparmiare 41 miliardi di dollari annui in cure mediche: in pratica, si eliminerebbe o compenserebbe il 70% dei costi sanitari dovuti alle carni rosse, e si eviterebbero 220.000 decessi all’anno. Il consumo medio di carne sarebbe ridotto di due porzioni alla settimana: attualmente nei paesi ricchi la media è una porzione al giorno. Il consumo di carni rosse lavorate calerebbe del 16%. Inoltre, un recente studio statunitense afferma di aver collegato la sensibilità ad un allergene nella carne rossa con l’accumulo di placche nelle arterie.

I livelli elevati di grassi saturi nella carne rossa contribuiscono alle malattie cardiache, ma la nuova scoperta suggerisce qualcosa di totalmente nuovo: un particolare gruppo di persone potrebbe essere esposto ad un rischio maggiore per colpa di un allergene alimentare. Lo studio, che è supportato dal National Heart, Lung and Blood Institute, parte dei National Institutes of Health, è pubblicato su ‘Ateriosclerosis, Thrombosis and Vascoular Biology’ (Atvb). “Questa scoperta, che arriva da un piccolo gruppo di abitanti dalla Virginia, solleva l’intrigante possibilità che l’allergia alla carne rossa possa essere un fattore non riconosciuto di malattie cardiache”, sintetizza Coleen McNamara, docente all’Università della Virginia Health System di Charlottesville e responsabile dello studio. “Questi risultati preliminari sottolineano la necessità di ulteriori studi clinici in gruppi più numerosi, provenienti da diverse regioni geografiche e di ulteriori lavori di laboratorio”, evidenzia McNamara.

In questo studio è stato dimostrato per la prima volta che un marcatore specifico del sangue, spia dell’allergia alla carne rossa, è associato a livelli più alti di placche nelle arterie. Un altro studio di qualche mese fa della Oxford university pubblicato dalla rivista Pnas, parla chiaro: se tutto il mondo adottasse una dieta strettamente vegana si risparmierebbero 8,1 milioni di morti premature da qui al 2050, ma anche un cambiamento minore che limiti il consumo di carni rosse a circa 300 grammi alla settimana ne eviterebbe più di 5 milioni. Il maggior guadagno in termini di vite salvate, soprattutto per le minori malattie cardiovascolari ma anche per tumori e patologie legate all’obesità, verrebbe appunto dalla dieta vegana, seguita dalla vegetariana (7,4 milioni di morti risparmiate). Queste due permetterebbero anche i maggiori vantaggi in termini di riduzione delle emissioni, del 63% per la dieta vegetariana e del 70% per la vegana, mentre quella ‘moderatamente carnivora’ le ridurrebbe del 30%. Per la riparazione e lo sviluppo del corpo sono necessari i seguenti quattro elementi: 1 proteine o cibo ricco di azoto; 2 carboidrati; 3 grassi; 4 minerali. Questi elementi sono presenti in proporzioni maggiori nei vegetali che nei tessuti animali. Nella dieta, le fonti più importanti di vitamine sono costituite dalle verdure. Tutte le proprietà nutritive si trovano nel mondo vegetale. Ferro, proteine, carboidrati, vitamine ecc. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato nel 2015 che la carne rossa lavorata è cancerogena e quella rossa non lavorata potenzialmente cancerogena.

Nel settembre scorso l’assemblea dell’Onu (su pressione anche dell’Italia) ha approvato un documento in cui afferma che non esistono “cibi sani o insalubri”, ma “diete sane o insalubri”. A novembre però sette paesi (fra i quali la Francia) hanno presentato un progetto di risoluzione Onu che “esorta gli Stati Membri a adottare politiche fiscali e regolatorie” verso “cibi e bevande insalubri”.