Honduras: la carovana della speranza, impresa dalle sembianze bibliche

447

Il 13 ottobre si assisteva ad una carovana di disperati in fuga dal proprio paese, persone che liberamente hanno scelto di camminare insieme guidati dalla speranza di una vita fatta di giustizia e lavoro, accoglienza e diritti, libertà di espressione e di scelta.

Gente che finora tra un colpo di stato e una spedizione di narcotrafficanti ha dovuto sperare di non essere ammazzata da qualche proiettile volante benché non tutti direttamente coinvolta da tali argomenti; ha dovuto sperare di non essere soggetta a violenze perché trovatosi in un posto sbagliato al momento sbagliato, di dover sperare di non essere violata in nessun modo nonostante ferma al semaforo con i finestrini chiusi e le portiere sigillate.

L’Honduras composta da circa 8milioni di abitanti, paese dell’America Centrale condotto da un fantomatico e fittizio governo democratico e suddiviso in 18 dipartimenti, vede l’esodo di una moltitudine di persone da donne a bambini, da ragazzi ad anziani diretti a piedi verso gli Stati Uniti. Anche il Messico, se in un primo momento ha cercato di contrastarli in seguito ha chiesto aiuto all’Onu per la gestione di questa migrazione che ha le sembianze di una impresa biblica.

Troppe le persone coinvolte, troppi i civili coinvolti per sedare tutto con l’ennesimo spargimento di sangue innocente.

Ad una signora con in braccio un bambino di due anni è stato detto che gli Stati Uniti si rifiutano di accoglierli, pare che loro stessi non sapessero della negazione da parte del presidente Trump, il quale ha fatto sapere tramite il suo portavoce che questa gente si stia muovendo per partecipare alle elezioni e dar voto alla controparte progressista e che quindi sia tutta una messa in scena. Inoltre, per le iniziali 4 mila persone in marcia, passo dopo passo, verso gli Usa il presidente Trump ha una sola parola “Fermateli”.
Da queste affermazioni si può solo evincere il delirio di un presidente che dal canto suo in anni di potere ha sviluppato contrasti, non ha guardato le fasce più deboli dando loro qualche contentino e si è concentrato su relazioni extra-territoriali non basandosi su diritti e doveri, ma su convenienza e possibile arricchimento. La legge statunitense, non prevede la possibilità di voto per i non cittadini americani, cittadinanza elargita dopo almeno 5 anni dall’acquisizione della green card e altri requisiti indispensabili. È comprensibile che qualsiasi persona entri in un paese non riceva immediatamente il benvenuto immediato con certificazione di cittadinanza alla mano, un po’ in tutto il mondo c’è un iter ben preciso e dei tempi abbastanza lunghi.

Honduras, paese dove gli omicidi sono all’ordine del giorno, dove la repressione della libertà d’espressione e di stampa è ufficiale solo dal 2009; anno in cui su ordine della Corte Suprema vi fu un colpo di stato che portò l’allora presidente Manuel Zelaya, sotto minaccia armata ad un viaggio verso la Costarica, luogo dal quale tornò dopo due anni; anno in cui ripresero e si amplificarono scontri tra civili e militari, sparizioni forzate, lotta per il diritto alle terre e omicidi politici. L’Honduras secondo paese più violento al mondo dal quale transita circa l’80%della cocaina che arriva anche in Europa. Uno degli ultimi omicidi riportati è quello di Berta Càceras leader degli indigeni Lenca, che dopo aver preso il premio Nobel per la protezione ambientale nel 2015, ha cercato di difendere il fiume Gualcarque sacro per i Lenca. La non curanza e la consapevolezza che la maggior parte dei “regolamenti di conti” siano conosciuti e appoggiati dalle entità statali, come è già stato dimostrato in un articolo dell’Espresso di luglio 2017, ci fa poco sperare in un miglioramento delle condizioni della popolazione e rende difficile anche immaginare ciò che si prova ad essere uno dei tanti cittadini di questo paese. L’Honduras è da sempre sotto il controllo degli Stati Uniti, qui l’agricoltura e il settore tessile regnano sovrani producendo poco più del 40% dei Pil, ma si tratta di lavoro regolare? di che tipo di lavoro si parla? Ci sono diritti tutelati? Il dominio di qualche multinazionale all’interno “delle piccole repubbliche indipendenti” dove le leggi statali possono e vengono ignorate a fronte del pagamento di tasse speciali, in che misura incide sulla popolazione? Lecito è domandarsi come mai, noi, paese apparentemente volto al rispetto dei diritti umani e delle leggi internazionali, ignoriamo lo stato delle cose permettendoci di utilizzare questo paese distrutto dalla corruzione politica e dal narcotraffico.

Questa grande manifestazione collettiva non ha solo il sapore della disperazione ma anche di chi canta all’unisono e vuole che il proprio canto venga ascoltato, venga notato. Migrazione iniziata da San Pedro Sula e passando per il Guatemala si sono cibati di ciò che la gente ha voluto offrir loro. A loro si sono aggregate guatemaltechi e salvadoregni, (attualmente il numero si aggira a 7mila anime migranti) tutti in fuga da povertà disoccupazione violenza conflitti civili, tutti con una sola speranza: una vita migliore!

Con la speranza che questa volta non si girino le spalle e non si chiudano gli occhi, buona fortuna!