martedì, Ottobre 20, 2020
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Childfree e l’inconsapevolezza del domani

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“Niente figli né ora né mai” è lo slogan del movimento Childfree nato negli Stati Uniti e che nel 2013 conquista la copertina del Time. Sembra quasi che non ci tocchi perché non se ne parla in Italia e quei pochi cenni vengono velocemente zittiti.

Anche in Italia il fenomeno si allarga a macchia d’olio, ma come condividere e comprendere le scelte fatte da ragazzi e ragazze poco più che ventenni di sterilizzarsi o di ricorrere addirittura all’aborto come metodo contracettivo? Purtroppo non riguarda solo il mondo femminile, ma coinvolge anche quello maschile che tendenzialmente ricorre alla vasectomia, ovvero alla castrazione chimica.

Il Time riporta una semplice frase che apparentemente racchiude il senso di questo movimento “When having all means not having children” quando avere tutto significa non avere bambini.

In Europa l’Italia è uno dei paesi meno riproduttivi con un tasso di fecondità che si aggira sull’ 1,35% figli per donna (nel 2016), purtroppo è in costante calo da anni.

Il purtroppo non è riferito di certo alla scelta di non avere figli, ma per l’importanza di questi ultimi per lo sviluppo e la sussistenza di un paese. In effetti l’Italia che si attesta anche come il secondo paese più vecchio al mondo, è soggetto a dei gap generazionali difficilmente colmabili e che sono stati coperti negli anni precedenti attraverso l’arrivo di immigrati.
Non ci sono dati specifici che possano correlare questo dato al movimento “chiedfree” che ha preso piede negli anni sui social come Facebook, ma è alienante e demoralizzante pensare che la maternità possa essere vista come un qualcosa che abbia a che fare con il maschilismo o peggio che possa essere contro natura.

Michela Andreozzi attrice, sceneggiatrice, regista e conduttrice radiofonica ha scritto un libro dedicato a tutte le donne che scelgono consapevolmente di non avere figli dal titolo “Non me lo chiedete più. #childfree La libertà di non volere figli e non sentirsi in colpa” «Ho scritto questo libro per chiedere rispetto nei confronti di una posizione che può sembrare impopolare» spiega Andreozzi. “Così come molti uomini, anche le donne possono scegliere di non aver figli. È vero: a volte una donna senza bambini in più vuol dire una madre infelice in meno. Sia chiaro, io non sono contro le mamme, anzi: credo che siano dei supereroi. Ma la loro scelta non fa per me. E voglio esprimere un punto di vista sereno su questa decisione, ribadendo i valori che sono di tutte le donne”.

Sicuramente la libertà di scelta regna sovrana e i contracettivi servono anche a questo(ricordiamo però che l’aborto non è un contraccettivo), ma siamo realmente sicuri che dei giovani di circa vent’anni possano realmente capire a ciò che rinunciano definitivamente? Ragazzi e ragazze oggi più che mai vittime dell’apparenza, dei videogames e della felicità illusoria donata da qualche uscita in gruppo e qualche nuova conoscenza. Gli stessi ragazzi che per natura devono ancora terminare il periodo adolescenziale ed entrare in età adulta, possono permettersi di mutilarsi a vita asserendo anche, che sono consapevoli della loro scelta?

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