Salute a rischio in metà del mondo tra 20 anni

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Il corso della vita si è allungato? Per i nati negli anni 30. Ma non per noi. Avvolti e circondati da tanti pericoli, rappresentati da una scadente alimentazione, dall’inquinamento, dall’elettrosmog e da vite frenetiche spinte all’eccesso, la salute globale potrebbe peggiorare al punto da portare a un calo dell’aspettativa di vita in metà delle nazioni nel 2040. È emerso da uno studio su The Lancet, condotto all’università di Washington, che offre proiezioni sull’aspettativa di vita futura in 195 paesi nel 2040 e in diversi scenari più o meno catastrofici di peggioramento dei fattori di rischio. Emerge che aumenteranno i decessi per malattie non contagiose come diabete, disturbo polmonare cronico ostruttivo (COPD), malattia renale cronica, cancro del polmone.

La mortalità prematura sarà legata a ipertensione, obesità e sovrappeso, iperglicemia, fumo, alcol e inquinamento. Tanto si può fare, migliorando ad esempio fattori di rischio come fumo e cattiva alimentazione, spiega l’autore Christopher Murray, per scongiurare lo scenario più catastrofico in cui ben 87 paesi vedrebbero ridursi l’aspettativa di vita. “Questo studio – spiega in un commento all’ANSA Francesco Moscone della Brunel University London – aiuta a comprendere meglio l’evoluzione temporale dello stato di salute e delle cause di cattiva salute nel mondo. Sarà importante tenerne conto nelle scelte di politica sanitaria dei singoli Paesi. Gli autori – continua – ad esempio mettono in guardia sulle forti disuguaglianze rilevate all’interno di ciascun paese. Nel nostro, per esempio esistono marcate differenze tra le Regioni su salute e accesso alle cure. Senza, investimenti in istruzione e politiche sanitarie che creino eccellenze anche in Regioni non virtuose – conclude – è a rischio la tenuta dei sistemi sanitari regionali e l’Italia potrebbe retrocedere nelle classifiche dei sistemi sanitari migliori al mondo”.

Sono davvero tante le cause, che possono spiegare un calo dell’aspettativa di vita in metà delle nazioni nel 2040. Se non si cerca di risolvere il problema alla radice, di contrastare quelle che possono essere le cause, la sanità può fare ben poco. Più volte sottolineato, il censimento ufficiale dell’Associazione italiana oncologia medica (Aiom), dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum), di Fondazione Aiom e di Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), raccolti nel volume ‘I numeri del cancro in Italia’, parlano da soli: nel 2018 sono 373.300 i nuovi casi di tumore stimati, in aumento di 4.300 diagnosi rispetto al 2017. Le cause sono quasi certe, ma parlarne è vietato. Intanto, pochi giorni fa in un articolo pubblicato su Environmental Research Letters ci parla di 266.000 morti premature in Europa, Stati Uniti d’America e Cina, attribuibili nel 2015 all’esposizione a lungo termine all’inquinamento da ozono.

E per quanto riguarda le forme di “sballo” o dipendenza, dalll”Indagine sull’alcolismo in Italia. Tre percorsi di ricerca’, realizzato nell’ambito delle attività previste dall’Osservatorio permanente Eurispes-Enpam su “Salute, previdenza e legalità”, escono fuori dei numeri spaventosi: l’alcol è la sostanza psicotropa che miete più vittime in termini di dipendenza, rispetto a fumo, droghe sintetiche e cocaina: dal 2008 al 2017 in Italia sono stati 435mila i morti per malattie alcol-correlate, incidenti, omicidi e suicidi ad esso dovuti. Non solo. E’ la sostanza che dà più dipendenza, e si tratta di un fenomeno in ascesa: si beve ovunque, a qualunque ora, sempre più lontano dai pasti e soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione.