martedì, Settembre 22, 2020
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Kavanaugh, quale scandalo?

Quel che è narrato dai media come caso giudiziario non è altro che una spietata lotta di potere.

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E’ giunta al termine l’epopea su cui da settimane si concentra l’attenzione degli Stati Uniti. Brett Kavanaugh è stato eletto come nuovo giudice della Corte Suprema americana, è il secondo membro di tale organo appuntato dall’amministrazione Trump. In tale operazione non vi sarebbe nulla di sconcertante se ci si ferma all’aspetto istituzionale, tutta la vicenda si è svolta infatti coerentemente con l’ordinamento giudiziario. Quindi perché una semplice successione è stata in grado di monopolizzare la stampa a stelle e strisce? Per almeno due motivi.

Il più evidente e rumoroso è senza dubbio la bufera legale a cui questo giudice si trova sottoposto. Esso si trova suo malgrado oggetto di una pressione mediatica enorme in seguito alle accuse di molestie sessuali pronunciate da una compagna delle scuole superiori, presunte violenze avvenute dunque una trentina di anni fa e che, curiosamente, emergono nel momento più delicato della sua vita professionale. Kavanaugh è così l’ultimo di una serie infinita di uomini finiti nel meccanismo “MeToo”, circuito ormai collaudato che trova come vittime quasi esclusivamente donne di spettacolo e come accusati altrettanti uomini di potere, o almeno in procinto di diventarlo. Aldilà delle doverose indagini del caso ( se mai ce ne saranno) è solo alla luce del valore politico di questa nomina che si può comprendere il perché sia stato montato l’ ennesimo siparietto a sfondo sessuale.

L’ appointment di un giudice della corte suprema rappresenta infatti una delle spartizioni di potere più importanti nell’ordinamento americano. Al contrario ad esempio della magistratura nostrana, dove l’indipendenza dell’organo è un principio fondamentale ed è monitorata da commissioni dedicate, negli USA la corte suprema è divisa in schieramenti politici piuttosto rigidi, in pratica risulta molto più simile ad un parlamento che ad una giuria. Essa è composta da 8 membri nominati a vita ed eletti di volta in volta dalle varie maggioranze parlamentari, essendo nella storia americana diffusa l’alternanza al governo tra Democratici e Repubblicani ci si trova spesso ad eleggere un singolo membro in grado di spostare le scelte della corte verso l’una o l’altra sponda politica. Ed è proprio questo a cui abbiamo assistito, Kavanaugh è stato eletto con una votazione parlamentare con 51 voti favorevoli e 49 contrari, una vittoria politica per Trump ed il suo partito che così facendo ribadisce il suo controllo sul Senato nel momento forse più difficile del suo mandato. Interessante notare come i 2 voti decisivi siano dovuti a due senatori swingers ovvero non vincolati dalle indicazioni di partito ma disposti a spostarsi dove più conviene loro.

Appare così chiaro che quel che è narrato dai media come caso giudiziario, scandaloso ecc. altro non è che la più tipica ed estrema lotta di potere in seno alla politica americana, che ovviamente è in grado di adeguarsi alle nuove armi e tecniche che l’era digitale mette a disposizione.


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