Ed anche per quest’anno l’estate può dirsi conclusa. Almeno quella astronomica. Quella del pensiero globale è terminata a ferragosto. Quella climatica col primo di settembre. Quella che per istinto naturale l’associamo al caldo, beh, questa la lasciamo al suo destino.
L’estate: ed il pensiero corre alle vacanze, ai viaggi, agli spostamenti. Si può fare vacanza anche a febbraio, certo, ma il periodo deputato resta e resterà l’estate. C’è chi attende impaziente l’arrivo della bella stagione trascorrendo l’anno nell’attesa che la bella stagione arrivi, sognando e progettando le agognate e francamente meritate vacanze. C’è chi, d’altro canto, vivrà l’estate senza pretese, considerandola la logica conseguenza della primavera e la normale precedenza dell’autunno. C’è chi programma i personali exploit estivi in base ai propri gusti e alle proprie preferenze magari optando per la classica performance (stessa spiaggia-stesso mare), e chi invece va a caccia delle allettanti proposte turistiche che in fatto di viaggi non si fanno attendere mica, i variegati pacchetti sono anzi infiniti, ce n’è per tutti.
Ci sono le proposte dei cosiddetti viaggi solidali, lontani dagli itinerari turistici popolari e popolani, aperti come sono a paesi e località estranee al turismo di massa e il cui obiettivo è quello di favorire (prezzi per il turista a parte) il confronto con la diversità culturale, il dialogo e la relazione con la comunità ospitante facendo sì che il turista contribuisca allo sviluppo dell’economia locale e, tramite i fondi di solidarietà, porti un aiuto concreto alle associazioni e alle organizzazioni come al solito non governative che operano in favore della “sostenibilità ambientale” e della “giustizia sociale”. E’ un turismo, questo, che va a confondersi col cosiddetto turismo del volontariato, che resta comunque una nobile iniziativa ed un modo diverso quanto utile di concepire un eventuale viaggio di piacere. Sono in sostanza le offerte di quel tipo di turismo alternativo che va diffondendosi sebbene non proprio a macchia d’olio, dato che il turismo classico la fa da padrone, che sia il mare o la montagna o l’itinerario d’arte.
Ma al centro di tutto, per riprendere il tema turistico-vacanziero, resta l’idea della vacanza intesa come spostamento e scoperta di luoghi nuovi o ritorno alla località rinomata, artistica, montana o balneare che sia; al centro di tutto resta l’idea della vacanza intesa come pausa di riposo; ma, ed è questa la novità, al centro di tutto rimane affacciato l’imperativo sociale di dover andare in vacanza a tutti i costi, di guadagnarsi queste giornate tanto sospirate ed attese e soprattutto obbligate dal moderno costume e dalla richiesta socio-globale, ed anche se poco te ne importa di mare-monti-laghi-borghi ci vai lo stesso, perché a dimostrar il tenore di vita non ci si rinuncia per nulla al mondo, essendo divenuto un altro imperativo a cui inchinarsi. Risultato? Nulla. Prodotto finale? Stress.
I consigli per chi ama muoversi sono tanti, vi sono persino gli esperti di “settore” che ti dicono come organizzare le tue vacanze, perché evidentemente credono che la gente sia così stupida da non sapersi organizzare una vacanza. Ma è qui che viene il bello, l’anticipammo sopra: le vacanze possono trasformarsi in una perfida macchina portatrice di ansia d’adattamento, e se poi si decide d’andare appresso agli esperti di “settore”, lo stress ha buone probabilità d’esser condotto alla massima potenza.
Che fare? Il miglior consiglio o, meglio, l’atteggiamento migliore è quello di non passare l’esistenza aspettando che arrivi l’estate per progettare chissà quale illudente avventura. Le avventure le lascino stare, signori. Sono vere, le avventure, solo nei film e nei romanzi. Andateci in vacanza, se potete e soprattutto SE volete: e se vi piace il mare, andate al mare, se vi piace la montagna, andate in montagna, se vi piace l’arte, andate nei luoghi d’arte, se vi piace il deserto, andate nel deserto, ma per carità, rilassate la vita almeno per questo breve periodo che volerà come un lampo, e lo sappiamo bene quanto voli come un lampo; eppure l’ansia di muoversi ad ogni costo pare sia divenuto il vero prezzo della vacanza e sovente, per chi non sa affrancarsi dai cliché sociali, si ritorna più insoddisfatti di prima. E magari era meglio se mi compravo un vestito.
La verità è che raramente facciamo vacanza. Vacanza significa “lasciare vuoto” dunque “esser libero”. Lo dice l’etimo. Il fatto curioso è che siamo invece capaci di non lasciare vuoto e di non esser liberi. Sembra anzi che ce la mettiamo tutta a non saper vivere. Ovunque andiamo ci portiamo il mondo appresso; ce lo portiamo col tablet, con lo smartphone, col pc portatile… E guai se non abbiamo appresso il tablet, lo smartphone e il pc portatile. Proviamo un gusto perverso a convivere col peso delle cose inutili anche quando ci viene data l’opportunità di fare una pausa dalla vita frenetica e dai clamori della nostra quotidianità: frenesia e clamore che non c’entrano più nulla con la vita di città oppure quando per lavoro esco-di-mattina-e-torno-stasera: sono semmai le ossessioni del mondo che lasciamo piovere sulle nostre vite, accompagnano la nostra quotidianità e noi lasciamo le porte aperte a far entrare dalla mattina alla sera tanta inutile e barbara invasione.
Vacanza dovrebbe voler dire staccare, andare a riposo e noi viceversa ce ne restiamo in riva al mare o per monti e per valli attaccati come scemi al telefonino, preoccupati delle foto che obbligatoriamente dobbiamo mettere sui social perché il cliché sociale è anche questo, e il cliché sociale è riuscito a creare questo bisogno necessario come il cibo che mangiamo.
La domenica è stata fatta per il riposo. Ma c’è il richiamo impellente della gita fuori porta o del centro commerciale. Questo già la dice lunga sulle nuove abitudini che abbiamo acquisito in maniera impersonale, appiattiti dalle mode e dai comandi sociali, seguiti senza criterio e senza giudizio: amiamo stare nel gregge, non importa chi lo conduce.
Staccare invece, chiudere le porte e le finestre al tran tran quotidiano, questo semmai è sinonimo di vacanza intelligente. E allora, staccate con tutto e godetevi il posto che avete scelto. Godetevi il rumore del mare ed ascoltate il silenzio dei monti. Ammirate l’arte facendo pure inevitabili file, ed evitate il baccano, contemplate la genialità umana così da dar profumo alla memoria, e poi riflettete sulle geniali assenze del tempo presente. Fate tutto il turismo alternativo, solidale, responsabile che volete, ma fate vacanza se davvero avete un reale interesse. Allora sì che tornerete a casa con qualcosa in più. Vi siete rigenerati.
Un ultimo spassionato consiglio: non rammaricatevi dell’estate che vola: è successo l’anno scorso, è successo quest’anno e, credete, succederà l’anno prossimo.