sabato, Agosto 8, 2020
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Dall’amore per il calcio al calcio business

Il calcio è uno degli sport piú spettacolari, seguiti ed amati al mondo, capace di cambiare lo stato d’animo di ogni persona, di riunire intere città in una sola voce, capace di far innamorare intere nazioni. Quante volte si è sentita la frase “è solo uno sport”, bhe che lo si vada a raccontare a chi pur di seguire la propria squadra in finale ha perso la vita ad Heysel, a chi la domenica macina chilometri per sostenere i propri colori, a chi rinuncia ad una giornata con la propria famiglia pur di gridare il proprio amore per la propria squadra.

Il calcio è vita, è amore, passione, gioia, dolore, tristezza e felicità; almeno il calcio era tutto questo. Fino agli inizi del 2000 il calcio era, amore per la maglia, per i tifosi, per i propri colori. Presidenti come Moratti e Sensi, hanno rischiato la bancarotta, pur di vedere la squadra del proprio cuore trionfare. Bandiere come Zanetti, Totti, Maldini, Gerrard, hanno rinunciato a contratti faraonici pur di giocare con la squadra che amavano. Oggi il calcio è completamente cambiato, si basa solo sull’estetica, sui social e sul guadagno; i calciatori, anche giovanissimi, accettano di giocare in campionati di basso rilievo pur di guadagnare di più.

I presidenti guardano solo al bilancio, fanno acquisti in base ai follower di un calciatore o in base a quante maglie quel nome gli farà vendere e quindi in base a quanti soldi gli fará guadagnare. I calciatori non giocano per passione o per l’amore per questo sport ma per soldi, fama e gloria personale. Il calcio resta uno degli sport piú seguiti, perchè diciamoci la verità quando una passione scorre nelle vene dei tifosi non c’è nulla al mondo che potrà mai affievolirla, ma ha perso la sua purezza, la sua “innocenza“, il suo grado di bellezza primaria.

Prima girava tutto intorno ad un pallone, si cresceva con l’idea di inseguire i propri sogni e giocare per la propria squadra del cuore. Il calcio cominciava dalle province, dai vicoletti delle piccole città dove bastavano quattro pietre ed un super santos per sentirsi Maradona, Pelè, Gullit, Totti o Zanetti. Oggi i ragazzini vogliono la maglia originale, le scarpette indossate da Cristiano Ronaldo ed il pallone della finale di Champions League, un campetto in erba sintetica per giocare un oretta e tornare a casa.

L’amore per il calcio come sport sta svanendo, i diritti tv, le varie emittenti televisive, hanno trasformato il calcio in business. I ragazzini dovrebbero poter provare il brivido del calcio di una volta, quando arrivavi fuori allo stadio due ore prima del fischio d’inizio solo per sentire l’atmosfera del match, quando chiudevi gli occhi e salivi quei gradini uno alla volta, quei gradini che ti portavano allo spettacolo di quel campo verde dove sarebbero scesi i tuoi idoli che avrebbero sputato sangue per quei colori e per quella maglia, dove si gridava a squarcia gola e non importava come sarebbe finita quella partita perchè l’amore viscerale per quei colori non sarebbe mai svanito.


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