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Se la Sindone commette peccato…

| 19 Luglio 2018 | ATTUALITÀ

Non c’è pace per la Sacra Sindone. I dati pubblicati sul Journal of Forensic Sciences sono basati su un esperimento condotto dagli sconosciuti (al grande pubblico) ricercatori Matteo Borrini dell’università di Liverpool e Luigi Garlaschelli del Cicap, che ne hanno inventata un’altra pur di arrivare agli onori delle cronache e godersi il loro momento di notorietà. La vanità spinge ad usar qualsiasi mezzo (leggi anche: il fine giustifica i mezzi), il bisogno di gloria è irresistibile, soprattutto se diventa a portata di mano.

Nel caso della Sindone, altri ci hanno provato e riprovato, e tuttora ci provano e ci riprovano, elargendo verità a detta loro scientifiche, che di scientifico cioè di evidente ergo convincente hanno poco o nulla.

La Sindone è stata studiata e ristudiata, sottoposta a un vero e proprio massacro da ricerca ed evitiamo qui di fare la cronostoria delle vicende e degli studi, delle scoperte e delle polemiche. Lo sanno pure gli sprovveduti dell’ultima ora che la ricerca scientifica (per quegli idioti che reclamano la ricerca scientifica persino negli affari della fede e della devozione) ha da sempre confermato che quel benedetto lenzuolo tutto è fuorché un dipinto, e che le tracce di sangue sono tracce di sangue umano. Chi ci tiene e c’ha passione e lo ritiene opportuno, si informi, troverà tutte le indicazioni e le chiarificazioni di questo mondo, insieme alle amate quanto sterili controversie, dato che ad ogni modo da quella che comunque resta una preziosa reliquia (per chi crede o non crede, alla fine preziosa reliquia rimane) ne è derivata financo una disciplina che si chiama sindonologia.

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Alle rivelazioni di questi giorni, amplificate più o meno da tutti i media, il professor Di Lazzaro, dell’Enea, vicepresidente del Centro internazionale di sindonologia, ha rilevato come l’attendibilità di questa ennesima “ricerca scientifica” che tanto clamore sta suscitando, è inficiata dal fatto che si è lavorato con sangue coagulato e senza considerare il momento “contingente” in questo caso della crocifissione, quindi di un uomo che non beveva da quasi due giorni, con la pelle sporca, sudata ed impregnata di polvere e di terriccio. Questa la contro-risposta. Una ricerca, per farla breve, che non dà risultati credibili, come non fu per nulla attendibile la storiella del carbonio 14, datata Anno Domini 1988.

Borrini e Garlaschelli, dicono, hanno utilizzato sangue vero e sangue artificiale simulando la crocifissione “con croci di forma diversa, di diversi tipi di legno e con posizioni differenti del corpo, per esempio con le braccia orizzontali e parallele al terreno, fino a verticali sulla testa” (ma tu guarda quanta briga!) ricostruendo con tutte queste prove il modo in cui si sono formate le macchie di sangue sulle diverse parti del corpo.

“Le nostre prove su un manichino – ha spiegato il sedicente ricercatore – hanno mostrato che in questo caso il sangue non arriverebbe nella regione delle reni, ma si accumulerebbe nella regione della scapola”. Esauriente. Per i cosiddetti esperti, questa macchia simile a una cintura “somiglia a un segno fatto in modo artificiale, con un pennello o con un dito”. Esaustivo. I risultati, insomma, fanno concludere che la Sindone sia un oggetto d’arte d’epoca medievale.

Qualche anno fa, l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ricordava che in uno studio “molto approfondito con le tecniche di indagine più moderne e sofisticate, fatto dall’Enea, si afferma che la Sindone non può essere un falso medievale”. E spiegava, l’arcivescovo, come “l’Enea inoltre riconosce che quella immagine non è dipinta, non è stampata, non è ottenuta tramite riscaldamento e che non si riesce in alcun modo in laboratorio a ripeterne i tratti che presenta”.

E’ scontato credere come tutto questo affanno ad ogni costo voluto, desiderato, ricercato attorno alla Sindone, sia tanto inutile quanto ridicolo. Queste ricerche non servono alla fede o alla devozione, per cui il lenzuolo di Torino rimane la reliquia che è, come lo è stata da secoli, come lo continuerà ad essere per i secoli che verranno, con tutta la venerazione che l’ha accompagnata, che l’accompagna e che l’accompagnerà. Queste ricerche men che meno servono alla verità scientifica se non probabilmente a strappare qualche consenso a quegli scienziati dei miei stivali che s’affannano a zappare in un territorio che a loro non compete. Anzi, pensi piuttosto il Cicap ai santoni ed ai guaritori ed ai maghi ed al paranormale (il Cicap è nato per questo) e lasci stare i Santi e le Madonne e le cose di fede e di religione.

Lo ripetiamo ancora, per chi fosse di dura cervice: la Sindone tutto è fuorché un dipinto e questo lo sanno anche i cretini. La lascino stare, per favore. Chi ci crede, ci crede e basta. Chi non ci crede, si metta l’animo in pace. E chi invece ostinatamente voglia fare ricerca, la faccia, e va bene, ma conduca ricerca e non esponga barzellette spacciate per scienza. Abbiano la capacità di dare risposte scientifiche, per rispetto della verità, e non elargiscano panzanate a discapito della verità e a solo vantaggio di chi si prende l’applauso tanto agognato.

Borrini e Garlaschelli hanno dimostrato di non essere degli scienziati bensì dei dilettanti. Ma tant’è! Tutto questo aiuta loro e chi come loro a farsi un nome e far carriera: la Sindone dà loro un valido aiuto.

Ma la Sindone, e questo è un unicum nella storia, pecca di latrocinio: ruba braccia all’agricoltura.

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