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L’Italia dei secoli bui

| 20 Maggio 2018 | ATTUALITÀ

Ho letto con attenzione i vari capitoli del contratto di governo e mi sono soffermato, forse per deformazione professionale, su quello che riguarda la giustizia, che è uno degli indicatori principali del livello di civiltà attinto da ciascun Paese.

Ne ho ricavato una sensazione di attonito sbalordimento, che mi induce ad interrompere il lungo silenzio nel quale sono sprofondato da alcune settimane, per la personale incapacità di metabolizzare gli sviluppi della vicenda politica.
Millenni di cultura giuridica sono minacciati da proposte smaccatamente involutive, che prendono certamente le mosse dal disagio che induce una presenza dello Stato spesso insufficiente ed inadeguata, ma appaiono drammaticamente demolitrici di quei livelli minimi di garantismo di cui si alimenta ogni democrazia.

L’assordante tintinnare di manette, l’abolizione dei riti alternativi, la negazione di ogni funzione rieducativa della pena, il ricorso a torbide figure di agenti provocatori, da sguinzagliare sulle tracce di potenziali delinquenti, tempi processuali ancora più lunghi, nuove fattispecie di reato ed inasprimento delle pene, sono indicatori certi di imbarbarimento.
Se vince questa idea di Paese, tutte le battaglie di libertà, che hanno dato un senso alla nostra vita, saranno ridicolizzate dai nostalgici dei secoli bui, che un voto popolare iroso ed inconsapevole ha issato sul ponte di comando, al timone di una grande nazione ricca di storia, che ha già pagato all’autoritarismo un tributo di sangue e di enorme sofferenza.

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