Peppino Impastato: voce libera ed irriverente contro la mafia

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Sono passati 40 anni dalla morte di Peppino Impastato, rinvenuto a brandelli sulla linea ferroviaria Palermo – Trapani. Ritrovato dilianiato con una carica esplosiva appoggiata sotto la sua schiena, i carabinieri accertarono subito che si trattava di un tentativo di attentato dinamitardo in piena regola finito in tragedia.

Peppino Impastato era la voce libera di Cinisi, un paese dove si respirava aria di mafia ovunque, dove Gaetano Badalamenti faceva da padrone. Impastato non era intimorito da Cosa Nostra e nella sua trasmissione “Onda Pazza” su Radio Aut, sbeffeggiava il boss Badalamenti chiamandolo Tano Seduto e descriveva cosa accadeva a Mafiopoli, compresi i rapporti ambigui tra politici e criminalità.

Le sue parole giudicate irriverenti ed irrispettose dagli uomini d’onore, venivano ascoltare da tutti e, a nulla, sono valsi i tentativi della famiglia di Cinisi di farlo ragionare. Peppino era un ribelle: si ribellò prima di tutto alla famiglia poiché il padre Luigi era un uomo d’onore, lo zio Cesare Manzella un boss vicino a Badalamenti, e la sua famiglia era solita frequentare Luciano Liggio; si ribellò al sistema mafioso. È stato il primo grande ribelle siciliano contro la mafia.

Militante di Democrazia Proletaria, sì era candidato alle elezioni comunali del 14 maggio 1978 e, nonostante la sua morte avvenuta il 9 maggio, fu votato con 260 preferenze. Sin da subito, sia la famiglia che i compagni, accusarono la mafia della sua morte, ma per i carabinieri era solo un tentativo di attentato con esiti nefasti per il suo esecutore materiale.

Dopo 22 anni dalla sua morte la Commissione Antimafia come la Corte di Assise hanno constatato un preciso disegno deviante atto a impedire la ricerca dei responsabili nonostante i familiari avessero segnalato un quadro mafioso dietro il delitto. Fu proprio l’allora Maggiore Antonio Subranni, oggi condannato in primo grado a 12 anni per il processo trattativa Stato-Mafia, a scrivere in un rapporto che si trattava di un fallito attentato dinamitardo scriveva la parola fine sulla vicenda.

Impastato ha ottenuto giustizia grazie ad una minuta, ma molto coraggiosa e determinata donna: sua mamma Felicia. Non si è arresa finché non ha ottenuto giustizia, è riuscita a far abbassare lo sguardo in aula a Vito Palazzolo, braccio destro di Don Tano Badalamenti, e guardandolo diritto negli occhi gli disse “Vergogna”. Felicia chiuse i suoi occhi dopo che gli assassini di suo figlio Peppino furono condannati.

Peppino Impastatato ha insegnato molto a noi tutti, così irriverente, ironico, ma anche così coraggioso persino da sbeffeggiare i boss facendoli apparire grotteschi e uomini da niente. Pif oggi rappresenta la mafia di allora come faceva Impastato dai microfoni della sua Radio Aut, come faceva nelle piazze urlando per farsi volutamente ascoltare dai mafiosi.

Oggi diciamo, riprendendo le sue parole, che la mafia è una montagna di merda, lo urliamo, lo scriviamo liberamente grazie a lui! Grazie Peppino per il tuo coraggio, per la tua tenacia, per la tua ironia: hai sconfitto Tano Seduto, ti sei ribellato al potere mafioso. Hai vinto tu!