lunedì, Settembre 28, 2020
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Pio La Torre: il padre dell’antimafia

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Se oggi è riconosciuto il reato di associazione di stampo mafioso art.416 bis, lo dobbiamo a Pio La Torre. Uomo politico del PC, segretario regionale del partito e sindacalista, ucciso il 30 aprile 1982 insieme al suo autista Rosario Di Salvo.

Sin dai suoi primi passi nel mondo politico, La Torre si è distinto per quella limpidezza e rettitudine degli uomini che rifiutano qualsiasi compromesso mafioso, in una terra dove l’odore della mafia si sentiva ma non si esternava. Fu il primo in commissione antimafia nel 1969, a disegnare un quadro del fenomeno mafioso siciliano molto preciso, delineando anche le attività illecite e facendo i nomi di esponenti della DC siciliana legati a Cosa Nostra, come Vito Ciancimino, assessore ai lavoro pubblici di Palermo e futuro Sindaco, e Salvo Lima futuro eurodeputato legato a doppio filo a Giulio Andreotti. La Torre aveva compreso quel legame che univa Cosa Nostra all’imprenditoria, infatti la sua relazione portava anche il nome di Francesco Vassallo.

Per anni di Cosa Nostra si sapeva poco e nulla, in cui i processi si celebravano fuori dalla Sicilia per non turbare l’opinione pubblica dell’isola, La Torre era giunto a conclusioni importanti che furono prese in considerazione, negli anni successivi, dai magistrati che hanno dedicato la loro vita alla lotta alla mafia. Proprio per contrastare Cosa Nostra, Pio La Torre aveva presentato la proposta di Legge n.1581 presentata il 31 marzo 1981. La legge, chiamata Rognoni-La Torre, venne approvata il 13 settembre 1982 n.646/1982 dopo l’uccisione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

L’intuizione di Pio La Torre rappresenta la pietra miliare nella lotta alla criminalità organizzata grazie alle misure patrimoniali quali sequestro e confisca che permettono di aggredire i capitali di provenienza illecita e di indebolire, così, il sistema economico mafioso. La Torre ha rappresentato la politica onesta che si contrapponeva al potere economico mafioso ed il suo grido prima di essere ucciso da Pino Greco: “Vigliacchi, vigliacchi”, dimostra che La Torre fino all’ultimo non si è piegato alla mafia. Ha lasciato una eredità immensa, una eredità utilizzata per la prima volta durante il maxi processo a Palermo.

Forse con il passare del tempo, qualche modifica andrebbe apportata includendo nel reato anche quei colletti bianchi che fiancheggiano le mafie permettendogli di riciclare ingenti capitali, come la corruzione legata alle attività delle mafie. Migliorare ciò che esiste già in virtù del dell’evoluzioni delle mafie, del nuovo millennio affinché il lavoro ed il sacrificio di Pio La Torre non venga vanificato. Ricordare Pio La Torre significa portare avanti con sempre più impegno, il grande lavoro di contrasto alla criminalità organizzata: è questo il modo per rendere omaggio ed onore ad uno dei grandi padri dell’antimafia.

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