Record di Comuni sciolti per mafia; ma alla politica non interessa

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Dall’inizio dell’anno sono 12 i comuni sciolti per infiltrazioni della criminalità. Gli ultimi 5 comuni sciolti sono Bompensiere (Caltanissetta), Caivano (Napoli), Plati’ (Reggio Calabria) sciolto già nel 2006 e nel 2012, Manduria (Taranto) e Limbadi (Vibo Valentia). L’anno con il numero maggiore di comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e’ stato il 1993, con ben 34 scioglimenti. Di questo passo, il 2018 è destinato a battere questo triste primato.

Dal 1991 sono 308 gli enti locali raggiunti da questo provvedimento, e nel 92% dei casi si tratta di comuni della Campania, Calabria e Sicilia. Nel 2011 i provvedimenti iniziano a colpire anche enti pubblici del Nord Italia esattamente: Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna, prova che la criminalità organizzata non è un fenomeno circoscritto solo al Sud Italia o a grandi realtà, anzi la mafia trova più spazio nei medi e piccoli comuni.

Provvedimenti che farebbero meriterebbero un’attenzione particolare dal mondo politico per il fenomeno mafioso, invece la politica non se ne cura affatto. Non esiste la volontà seria e decisa, di affrontare in modo risolutivo il problema mafia e soprattutto l’annosa questione mafia-politica. Lo si evidenzia nel momento in cui nessun programma elettorale, nessun politico di rilievo pronuncia la parola mafia. Tanto meno hanno presentato proposte per arginare quella crescente simbiosi tra mafia e politica che diventa realmente sempre più una consolidata fusione tra due entità a tal punto da non riuscire più a distinguerne i confini. Insomma, da un lato lo Stato tira i remi in barca evitando di affrontare il problema, dall’altro lancia la mannaia su quei comuni nei quali la criminalità spadroneggia.

Le mafie non esistono senza la politica, e attraverso di essa che hanno la possibilità di riciclare capitali e condizionare gli appalti. È la mafia che cammina con la valigetta gonfia di banconote, è la mafia fatta di professionisti capaci di trattare e di trovare una sponda disponibile nei politici e nei dirigenti pubblici. L’etica e la morale della politica si è svenduta da tempo, per ottenere poltrone, privilegi e ricchezze che le mafie sono in grado di garantire. Meglio non parlarne, è più conveniente fare finta che non esista; la politica relega così il fenomeno ad una questione criminale di competenza di magistrati e forze dell’ordine. No, non si può parlare di mafia visto che da essa provengono quei voti spesso determinanti per potersi accomodare sulla poltrona del potere.

Ecco perché la mafia non è una priorità per il mondo politico, non c’è da stupirsi se aumentano i comuni sciolti per infiltrazione mafiosa: la simbiosi mafia-politica mano a mano, sta diventando una sola entità e per chi ci governa, o vorrebbe farlo, non rappresenta affatto un problema.