Parlare del senatore a vita Giulio Andreotti, democristiano di ferro, sette volte Presidente del Consiglio e per 33 volte ministro della Repubblica con incarichi in dicasteri fondamentali quali Finanze, Interno, Esteri, Bilancio e Difesa, è come toccare un tasto dolente della storia della nostra Repubblica. Stranamente la sua sinistra figura aleggiava sempre nei casi più oscuri accaduti in Italia dal dopoguerra sino alla sua morte. Ha avuto rapporti con personaggi ambigui e con pagine tristi della nostra storia repubblicana, una su tutte è il caso Aldo Moro.
Dure furono le parole di Moro scritte durante il suo sequestro nei confronti di Andreotti: “…non è mia intenzione rievocare la sua grigia carriera. Non è questa una colpa. Si può essere grigi, ma onesti, grigi ma buoni, grigi ma pieni di fervore…ebbene, On. Andreotti è proprio questo quello che le manca. Le manca proprio il fervore umano, di bontà, saggezza, flessibilità, limpidita’ che fanno senza riserve i pochi democratici cristiani che ci sono al mondo. Lei non è fra questi. Cosa ricordare di Lei? La fondazione della corrente Primavera per condizionare De Gasperi contro i partiti laici? Ricordare la sua, del resto incofessata, amicizia con Barone e Sindona? Il suo viaggio americano con il banchetto offerto da Sindona nonostante il parere contrario dell’Ambasciatore? La nomina di Barone al Banco di Napoli?” Parole estremamente dure scritte da un uomo lasciato volutamente solo da parte di chi avrebbe potuto salvargli la vita. Andreotti ci guadagnava molto con la morte di Moro, meglio lasciarlo al suo destino cosa che ha fatto.
Perché Andreotti era così influente? La spiegazione sta in una velina rinvenuta casualmente nell’archivio del Ministero dell’Interno in Via Appia nel 1988 dal dott. Aldo Giannullo, incaricato dal Giudice Salvini di reperire documenti riguardo alla strage di Piazza Fontana. Una velina che non avrebbe dovuto essere lì, datata 4 aprile 1972 e denominata “Fonte Dario”. Sette cartelle con tutta la storia di una entità segreta sconosciuta: l’Anello o Noto Servizio. “Questa è la storia di un servizio di informazione che opera in Italia dalla fine della guerra e che è stato creato per volontà dell’ex Capo del “SIM” Generale Roatta”.
La sede dell’Anello nei primi tempi si trovava a Milano, tra via Statuto e via Lovanio nei pressi della caserma dei Carabinieri di Via Moscova. Secondo quel documento, Andreotti risulta essere il principale beneficiario politico della struttura. Tra le operazioni realizzate dall’Anello vi sono la fuga del nazista Herebrt Kepller, avvenuta nel 1977 dall’ospedale Celio di Roma, l’intrusione durante il rapimento del Presidente della DC Aldo Moro, la trattativa per il rapimento di Ciro Cirillo, la fuga di Borghese nel 1971 a seguito del fallito golpe e l’acquisto di petrolio dalla Libia.
Nel caso Moro, ad esempio, Adalberto Tita, dirigente operativo del Noto Servizio, ex pilota dell’Aeronautica della Repubblica di Salò ed imprenditore, ed i suoi uomini erano in grado di intervenire per liberare Moro, ma un ordine superiore decide di non intervenire lasciando lo statista al suo destino. Nonostante un primo stop, il cappellano dell’Anello Enrico Zucca avvia una trattativa con le BR, ma viene interrotta.
Diversa sorte toccò a Ciro Cirillo, assessore della Regione Campania appartenente alla DC. Nel suo caso l’Anello, sempre con Tita, si era mosso incontrando nel carcere di Ascoli Piceno il boss Raffaele Cutolo e riesce ad ottenere la liberazione. Cirillo fu invitato dal partito a lasciare la politica e, stranamente, le bobine contenenti gli interrogatori da parte delle BR a Cirillo sulle malefatte della DC in Campania spariscono.
Del sequestro Moro, a quanto pare ad Andreotti interessava il suo memoriale che, recuperato, apparirebbe ripulito in molte parti. Tesi sostenuta da Mino Pecorelli che ha trovato fondamento nel ritrovamento avvenuto a Milano durante la ristrutturazione dei locali ex covo delle BR. Quegli stessi locali erano stati perquisiti 12 anni prima dagli uomini del Generale Dalla Chiesa, ma nulla era stato rinvenuto. Per un caso fortuito vengono ritrovate 400 pagine, lettere inedite scritte da Aldo Moro durante la sua prigionia ed una copia del memoriale già consegnata nel 1978.
Andreotti era un uomo potente che aveva agganci ovunque. Come diceva Licio Gelli: “Io ho la P2, Cossiga Gladio e Andreotti l’Anello”. Una struttura in grado di interferire ed intervenire nella storia del nostro paese con protagonista sempre Andreotti…ma i suoi rapporti non puliti si spingono oltre.