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Terrorismo dalle mille facce

| 29 Marzo 2018 | ATTUALITÀ, ESTERI, POLITICA

Il terrorismo non è più una minaccia ma una realtà che ogni tanto colpisce il cuore dell’occidente. I terroristi sono mutati nel tempo, non rientrano più nello stereotipo di una volta ma si organizzano in cellule che attraverso i socialmedia e le nuove tecnologie approfittano tutti i vantaggi della globalizzazione.

A partire dalle prime mosse di ISIS il terrorismo si è trasformato in una multinazionale della morte che agisce deliberatamente in mezzo al vuoto lasciato da un mancato ordine internazionale. Non è più un fenomeno pienamente riconducibile al fondamentalismo islamico che però resta la facciata di un immensa organizzazione che promette facili guadagni e giustifica le proprie azioni con una narrativa destinata a manipolare ancora tante persone.

Un nemico invisibile

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La civiltà, almeno quella occidentale, affronta un nuovo nemico. Non è più uno Stato né una coalizione di potenze; non è il nazismo, nè il fascimo o il comunismo; a differenza delle dittature convenzionali, non è delimitato in una zona geografica ma è un nemico sparso in tutto il mondo. Anche se ISIS aveva conquistato delle città e regioni particolari, il recupero di quelle zone è una battaglia vinta che però non comporta la sconfitta totale del terrorismo contemporaneo. Il nemico è andato oltre e bisognerà combatterlo anche in altri fronti.

Terrorismo Franchising

Il particolare più preoccupante di ISIS è la capacità di colpire inaspettata e imprevedibilmente e subito dopo, scomparire quando viene ricercato. L’apparente onnipresenza del terrorismo in Europa trova nel reclutamento il suo maggior vantaggio: Persone normali, insospettabili e non necessariamente legate ad ISIS, possono essere i potenziali lupi solitari che occasionino una nuova strage.

La strategia di Isis è cambiata da quando il loro potavoce Adnani ha esortato ai “mujahaddin” in Europa a colpire i crociati “ovunque e con qualunque mezzo”. Questo appello ha rappresentato una svolta nella strategia paramilitare di Isis. La multinazionale del terrore rinunciava così alla pianificazione di attentati simbolici e al loro finanziamento per aprire le porte a una nuova stagione in cui i nuovi recluti organizzino da soli per colpire all’improvviso le città europee. Subito dopo, se l’attentato si è concretato, l’Isis rivendica con orgoglio. Ma perchè appaiono ogni tanto i lupi solitari? Come mai si fanno reclutare? perché decidono di morire nel nome di Isis?

Il Reclutamento.

ISIS agisce come una setta che arruola i propri seguaci attraverso i social e un’ampia rete di contatti. I più potenziali recluti sono le persone che per un motivo o l’altro si sentono escluse, senza nulla da perdere e sono disposti a tutto pur di vendicarsi di una società che ritengono colpevole dal proprio malessere: Qui si crea il rapporto di scambio con ISIS, che pur di rivendicare un’altro attentato incentiva queste persone attraverso facili guadagni e una narrativa di guerra che cerca di giustificare la barbarie.

Se vogliamo sconfiggere ISIS bisogna combatterlo nelle arene più difficili anziché continuare a sbagliare in Siria. Battere il terrorismo sarà possibile soltanto se poniamo l’attenzione nel crescente esercito di persone escluse che ci circonda, ripensando il nostro modello di società attraverso dei simboli e valori condivisi che la rendano più integrata. Si tratta, infine, di rimettere le persone al centro dell’azione politica sottraendole al proselitismo del terrore…

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