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Le mafie hanno votato il nuovo partito referente

| 6 Marzo 2018 | IL FORMAT

Dire che le mafie non possano votare è anacronistico, dire che le mafie dispongano di un bacino di voti da far confluire nel partito che garantisca loro maggiori possibilità di manovra è altrettanto vero. Dal 1946 in avanti le mafie si sono appoggiate a questo o a quel partito. Per anni la referente è stata la Democrazia Cristiana di Giulio Andreotti e Salvo Lima e, tramontata la prima repubblica, i voti sono confluiti in Forza Italia o Popolo della Libertà di Berlusconi, garante dei patti stipulati con cosa nostra dalla fine degli anni sessanta.  Il Cavaliere, però, si è ampiamente “bruciato” a causa delle dichiarazioni di alcuni pentiti che hanno riferito del suo rapporto con cosa nostra e della sentenza di condanna nei confronti di Marcello Dell’Utri che lo indica come il referente politico di cosa nostra.

Dove spostare quindi i numerosi voti a disposizione dalla criminalità organizzata? A vedere gli esiti delle urne, si comprende da sé dato che il M5S al sud ha sfondato: 57,74% in Campania, 47% in Sicilia, oltre il 40% in Calabria, 42,1% in Sardegna, oltre il 40% in Puglia, 43% in Basilicata e il 40% in Molise. Nell’insieme dei voti espressi dalle persone oneste è indubbio che si trovino anche quelli della criminalità, ovviamente escludendo gli elettori di Sardegna, Molise e Basilicata che molto probabilmente hanno votato il M5S per il numero di disoccupati, che si affidano al reddito di cittadinanza.

Anche le altre regioni sono gravate da un tasso di disoccupazione elevato: in Sicilia il 22%, Campania 21,5%, Calabria 58%, Puglia 28,9%. Il traino del voto del Movimento 5 Stelle sta nel reddito di cittadinanza per 9 milioni di italiani, garantendo così un reddito di 780 euro minimo promesso da Di Maio basato sul l’indicatore di povertà europeo; il costo previsto per il reddito di cittadinanza 14,9 miliardi di euro reperibili con tagli a nuove entrate. Il disegno di legge è stato presentato dai grillini n. 1148 del 2015. I tagli sarebbero tutti da verificare e si rischia comunque di riversarli sui cittadini sotto forma di aumenti. Lo stesso Tito Boeri, presidente dell’INPS, in Commissione Lavoro al Senato ha parlato di costi vicini ai 30 miliardi.

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Quale migliore promessa per coloro che vivono in alcune zone d’Italia dove purtroppo la disoccupazione è dilagante? Il cavallo di battaglia del M5S è stata la via di fuga di alcuni guai per le mafie. I voti delle persone oneste, come già detto, si mischiano a quelli gestiti dalla criminalità organizzata. Il reddito di cittadinanza fa comodo alle mafie e  la spiegazione è tanto semplice quanto scontata: i clan si tolgono il peso di dover mantenere i parenti dei sodali rinchiusi in carcere.

Le mafie, solitamente, gestiscono la bacinella, cioè la cassa per mantenere le famiglie orfane del capofamiglia garantendo uno stipendio mensile e l’assistenza legale del criminale in carcere; anche la mafia, però, è in crisi poiché non riesce a mantenere tutte le famiglie interessate. È vero che le mafie sono la prima azienda, seppur criminale, in Italia ma è altrettanto vero che la liquidità immediata a disposizione non è così elevata.

A causa della crisi, molti uomini d’onore, sentendosi abbandonati dai clan che non provvedono come una volta al mantenimento economico, hanno iniziato a collaborare. Per ovviare all’aumento del numero dei pentiti ed alla incapacità di mantenere economicamente le famiglie, quale migliore occasione quindi di demandare tale onere allo Stato che si offre volontariamente a sopperire alle mancanze dei clan? Ecco perché le mafie hanno fatto confluire i loro voti al Movimento 5 Stelle. Nella sola Calabria, secondo il procuratore Nicola Gratteri, la ‘ndrangheta gestisce il 20-30% dei voti ed ecco giustificato il consenso al M5S con punte anche oltre il 50% come in provincia di Cosenza.

Basta spostare il pacchetto di voti a disposizione dalla lista A, non più affidabile, alla lista B, che offre più affidabilità. La stessa cosa dicasi della camorra che già in passato è stata implicata per voti dati ai penta stellati nel comune di Quarto, come da stessa ammissione di Grillo. In Sicilia la musica non è diversa: alcuni politici sono votati in massa da quei siciliani che notoriamente non hanno un elevato senso della legalità. Tutti hanno avuto interesse affinché il M5S ottenesse più voti.

La massima sempre attuale di Giovanni Falcone calza a pennello: “Dove comanda la mafia, i posti nelle istituzioni vengono tendenzialmente affidati a dei cretini”. Quale migliore occasione per indirizzare il voto affinché la cosa pubblica venga gestita da un partito che non ha una linea comune, dove regna la confusione e l’instabilità di opinione su temi importanti in grado di garantire, quindi alla criminalità, libertà di azione nel proprio territorio ed oltre?

Le mafie si sono espresse scegliendo il loro nuovo referente politico. Chissà se scorporando i voti provenienti dalle mafie, il M5S avrebbe ottenuto ugualmente un tale consenso al sud Italia.

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