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C’era una volta il centrosinistra…

| 6 Marzo 2018 | POLITICA

Come le favole che si raccontano ai bambini per farli addormentare, allo stesso modo comincia il racconto del centro-sinistra europeo. “C’era una volta il centro sinistra…”. Già, perché il Partito Democratico è solo l’ultima vittima di una sanguinosa strage che ha colpito  tutti i maggiori partiti del centro-sinistra nel Vecchio Continente.

Trovare i grandi sconfitti di queste elezioni è facilissimo. Da un lato Berlusconi che bollito dagli anni e dai chili di botox che si è sparato in faccia è stato superato, sia alla Camera che al Senato, dalla Lega nazionale di Salvini. Dall’altro lato, ed è qui il vero sconfitto, il centro-sinistra. È stata una caporetto per tutti, Partito Democratico in primis. Molto sotto le aspettative anche il risultato di Liberi e Uguali, con Grasso e D’Alema che non vengono eletti mentre Bersani si fa annullare il voto con fanciullesca ingenuità. Misero il risultato di Più Europa che non arriva al 3 %. Lorenzin e Insieme sotto 1%.

In 70 anni di repubblica i partiti della sinistra non hanno mai ottenuto un risultato così basso. Per il Partito Democratico si tratta di una debacle scandalosa. Un risultato sotto il 20 % non era stato concepito dai democratici nemmeno nella peggiore delle previsioni. “Se fosse il risultato finale sarebbe un risultato negativo, passeremo all’opposizione” aveva commentato Ettore Rosato guardando gli exit poll che davano il Pd tra il 20,5 ei il 23,5. I risultati quasi definitivi lo danno al 18,7. “Un risultato così severo non interroga solo una leadership, ma una intera classe dirigente e di governo” dichiara Gianni Cuperlo, ex presidente del partito.

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È necessario fare una doverosa precisazione: questo risultato è un disastro per il Partito Democratico di Matteo Renzi. Il segretario fiorentino, partendo dal 25 % ottenuto da Bersani alle elezioni 2013, portò il partito al suo miglior risultato di sempre alle europee del 2014 quando il Pd incassò un clamoroso 40%. Nel giro di tre anni Renzi si è mangiato questo enorme consenso che è stato brutalmente dimezzato con il voto di domenica. Politiche che hanno mandato in frantumi l’identità del centro-sinistra, la personalizzazione del referendum del 2016 e una gestione dispotica del partito sono stati gli ingredienti di questa disfatta. La secessione di Bersani & Co. non ha migliorato la situazione ma anche sommando i risultati di Pd e Leu il quadro appare triste, sebbene non così catastrofico.

“Al posto suo, qualunque leader di qualsiasi paese del mondo si dimetterebbe all’istante per ritirarsi a vita privata” afferma Marco Travaglio sulla prima pagina de Il Fatto Quotidiano. La caporetto del Pd è resa ancora più sanguinosa dal risultato infimo nei collegi uninominali. Qui centro-destra e M5S hanno fatto piazza pulita, ai democratici solo le briciole. Il Partito Democratico è destinato a diventare sicuramente il terzo, ma forse addirittura il quarto gruppo parlamentare.

Quello del Pd è un risultato estremamente negativo che ha colpito uno dopo l’altro tutti i partiti maggiori del centro-sinistra europeo. La crisi economica del 2008 ha prodotto tra le sue conseguenze una forte crisi della politica e della democrazia in tutto il continente, che si è materializzata danneggiando i partiti tradizionali, in particolar modo quelli del centro-sinistra, insidiati e a volte schiacciati da nuove forze come En Marche in Francia, Alternative für Deutschland in Germania e il Movimento 5 Stelle.

È successo così nel caso del Partito Socialista Francese che alle presidenziali dello scorso anno ha subito il suo peggior risultato storico. Merito di Francois Hollande, semplicemente il presidente più odiato della storia francese il cui consenso ha raggiunto punte minime del 10%. Hollande non si ricandidò ma i socialisti ci hanno provato lo stesso, venendo asfaltati da tutti.

È venuta poi la volta del Partito Socialdemocratico Tedesco (Spd). Pure lui alle elezioni dello scorso settembre ha incassato il risultato peggiore di sempre, andando sotto il 20 %. Alla fine l’Spd andrà al governo con Merkel nonostante il no iniziale di Schulz. Il partito tuttavia è lacerato al suo interno e in molti sono contrari alla Grosse Koalition. L’Spd rimane comunque molto debole e secondo alcuni sondaggi è stato addirittura superato dall’Afd. Anche se così non fosse i due partiti rimangono molto appaiati.

I risultati disastrosi prima del Partito Socialista Francese, poi dell’Spd e infine del Partito Democratico denotano una grave crisi dei maggiori partiti del centro-sinistra europeo, tra i quali l’unico che riesce a salvarsi è il Psoe spagnolo. Una profonda riflessione interna e una ridefinizione identitaria sono i primi passi fondamentali da compiere per evitare di venir reclusi in un angolo dell’arena politica.

TAG: caporetto, centro-sinistra, crisi, elezioni, Matteo Renzi, Partito Democratico, risultato, Spd
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