giovedì, Ottobre 1, 2020
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Elettori integri o disperati?

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Il popolo non elegge chi lo cura, ma chi lo droga. L’aforisma del grande scrittore colombiano Nicolás Gómez Dávila coglie bene il rischio che aleggia sulle elezioni di oggi. La droga si chiama promesse. Siamo drogati di promesse, perché è umano sperare di stare meglio. Eppure l’Istat ci dice che la disoccupazione è scesa all’11,1%, dal 12,9% del 2013.  Che i disoccupati sono scesi da 3 milioni 293mila a 2 milioni 882mila. Che il tasso di disoccupazione giovanile è al 31,5%, dal 43,3% di cinque anni fa.

Quindi staremmo meglio di cinque anni fa. Maccheddavero?

Vediamo anche altri dati. Quasi 20 milioni di residenti in Italia sono a rischio povertà ed esclusione sociale. Sempre più bambini vivono in povertà assoluta. La categoria dei “nuovi ricchi” ha lasciato il posto a quella dei nuovi poveri, che vengono dal ceto medio.

Il disagio reale è l’unica cosa che i partiti che oggi ci chiedono il voto hanno colto benissimo. Ecco perché, nel grande mercato delle vacche delle promesse elettorali, quest’anno abbiamo sentito cose che voi umani. L’accanimento promissorio è sconfinato in alcuni casi in accanimento terapeutico. Ma è inutile insistere: la fiducia non sopravvive, se per vent’anni si è avuta l’opportunità di cambiare tutto e non si è cambiato niente, lasciando scivolare il Paese nell’attuale deriva. E non stupisce che chi ha riempito le piazze durante questa campagna elettorale, il M5S, abbia proposto la creazione di un Ministero per la qualità della vita e il benessere delle famiglie. Le piazze erano piene anche per questo.

La nostra Repubblica ha poco più di 70 anni:  l’ingenuità non è più scusata. Siamo elettori maturi. Delle otto età dell’uomo individuate da Erik Erikson, 70 anni corrispondono a quella dell’integrità dell’io o della disperazione. Moderatamente esperto e sicuro di sé, l’elettore integro dovrebbe aver raggiunto la capacità di essere se stesso, senza condizionamenti esterni. Senza farsi abbindolare dall’accanimento promissorio.

Ma il bilancio può essere anche costellato di sentimenti di nostalgia, di rimpianti o di un senso di fallimento. E’ la disperazione di chi non vuole mollare anche di fronte all’evidenza e resta abbarbicato a convinzioni ormai disintegrate alla luce dei fatti. Chi ha contribuito a produrre più precarietà e povertà, chi ha tolto diritti difendendo privilegi e lobby bancarie, petrolifere e farmaceutiche, all’ombra di  un’informazione mainstream complice e collusa, non merita il nostro voto. E speriamo che oggi votino più elettori integri che disperati.

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