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Abbiamo un governo

| 1 Marzo 2018 | ATTUALITÀ, POLITICA

È giovedì, voteremo solo domenica, ma abbiamo già un governo, la cui composizione è nota al presidente della Repubblica, in quanto il premier autonominato ha provveduto ad inviargli una mail esplicativa delle sue decisioni.
Sembra, in ordine di tempo, l’ultimo tentativo di far prevalere la Costituzione materiale su quella reale, la creatività sulla acquiescenza alla normativa vigente.

Dal mitico governo eletto dagli italiani, in contrapposizione ai tanti additati come abusivi e clandestini, con ministri nominati dal Quirinale e voto di fiducia dai due rami del parlamento, si passa a quello deciso in autonomia, da una forza politica che, in base ai sondaggi, ritiene di aver vinto le elezioni e tratta il voto degli italiani alla stregua di una mera formalità.
Non è il reportage da un reparto psichiatrico, ma la cronica asettica di una deviazione annunciata dalla normalità dei rapporti politici ed istituzionali, nel nome di un sensazionalismo nuovista al quale deve essere sacrificata anche la nostra intelligenza.

Perché recarsi ai seggi, se nel reparto agitati è stato tutto definito nel dettaglio, se conosciamo già il nome dei ministri e sappiamo che rimarranno questi, anche se i padroni del nostro destino non avranno i voti necessari a determinare una maggioranza? Il messaggio della vittoria arriva prima che si sia materializzata, la democrazia, infilata nell’alambicco dell’apprendista stregone, diventa illusionismo, gioco di società, specchietto per le allodole.

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