La campagna elettorale delle mafie è più attiva di quanto si pensi perché rappresentano il nemico numero uno della nostra democrazia e condizionano il voto politico. La criminalità organizzata ha un peso politico in virtù della loro ingente capacità economica; infatti, come volume d’affari, sono la prima “azienda” d’Italia. Sono gruppi di pressioni potenti che agiscono tramite un’azienda spesso violenta al fine di realizzare i propri interessi che contrastano con quelli del bene comune. Lo straordinario potere economico permette loro di dirigere la vita politica nei piccoli centri, come belle città e persino a livello nazionale. Utilizzano diversi metodi per indirizzare i voti: suggerimenti, regali, tangenti, minacce e ricatti. Tirano per la giacchetta il politico eletto grazie al loro aiuto, al quale ricordano costantemente i patti pre elettorali stipulati.
La crisi che attanaglia il Paese, in questo caso, è una manna per la criminalità organizzata in quanto riesce a comprare voti non solo con le fritture di pesce, come quelle offerte da De Luca in occasione del referendum costituzionale, ma con anche pochi euro. Da Nord a Sud il prezzo di un voto varia dai 30 ai 50 euro, buoni spesa, buoni benzina, abbonamenti per palestre e ricariche telefoniche.
Il partito della corruzione a livello nazionale esiste e muove il 4% dei voti del paese secondo l’associazione Libera di Don Ciotti, anche il procuratore Nicola Gratteri ha confermato che la ‘ndrangheta controlla circa il 30% dei voti. L’espressione di voto libero non esiste perché quasi tutti sanno che fare un favore al boss locale votando il suo candidato, vuol dire avere un favore in cambio. Il sistema marcio e corrotto si alimenta con l’intimidazione. Ribellarsi a questo sistema, votando liberamente e andando contro il volere del boss, significa soprattutto nei piccoli centri dove lo Stato è assente, essere emarginati e considerati degli stupidi.
Lo stesso avviene in Campania ed in Sicilia. Anni fa il pentito Carmine Schiavone dichiarò che i casalesi erano in grado di indirizzare circa 120000/130000 voti. In Sicilia il pentito Francesco Marino Mannoia ha parlato di decine di migliaia di voti influenzati nella sola zona di Palermo. È indubbio che le mafie non sarebbero tali senza gli apparati politici. Vedremo il 5 marzo che peso avrà quel 4% del partito della corruzione.
Come diceva Giovanni Falcone: “Dove comanda la mafia, i posti nelle istituzioni vengono tendenzialmente affidati a dei cretini”.
Attendiamoci un parlamento composto anche da cretini eletti dalle mafie.