Sbankati – La Bce all’attacco delle banche italiane

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Non si è ancora spenta l’eco della difficilissima stagione delle ristrutturazioni (nei migliori dei casi tramite giganteschi aumenti di capitale, nei peggiori tramite esproprio di azionisti ed obbligazionisti) delle banche italiane oberate da sofferenze e incagli derivanti dalla più tremenda crisi finanziaria dai tempi della Peste Nera, che ecco uscirsene fuori la Banca Centrale Europea (Bce) con una proposta su nuovi e più stringenti criteri proprio sugli Npl di “nuova formazione” (cioè di quelli contabilizzati a partire dal 2018). Ma tranquilli: per gli stock precedenti il giro di vite è atteso per il prossimo marzo.

In pratica, i crediti deteriorati dovranno avere, in automatico, copertura integrale dopo due anni dalla loro rilevazione se sprovvisti di garanzie, dopo sette laddove siano assistiti da garanzie. Il risultato è evidente: maggior costo del credito alla clientela, maggiori assorbimenti di capitale, incremento delle rettifiche a conto economico. In soldoni: minor credito a famiglie e imprese (ancora) e ulteriore assottigliamento dei margini delle banche commerciali già provate dalla politica dei tassi nulli.

“Uno scherzetto per le banche italiane”, per dirla con Marco Zanni, “da 10 miliardi di Euro. Si tratta dell’ennesimo attacco al Paese” (l’incidenza degli NPL sul totale degli impieghi è infatti pressapoco tripla in Italia, rispetto alla media del resto d’Europa). Il motivo, un po’ freudianamente, lo svela un recente report di Fitch: “l’eredità della massa degli Npl continua a pesare in maniera consistente sui bilanci di alcune banche europee, specialmente in Italia… Il focus del regolatore sulla riduzione degli stock di Npl potrebbe concretizzarsi in nuove esigenze di capitale o costringere a M&A [fusioni o altre operazioni straordinarie, N.d.R.], risoluzioni o ad altre azioni per alcune banche”.

Il banchetto per i grandi colossi finanziari globali è apparecchiato. La beta version l’abbiamo vista con le tre casse (San Miniato, Rimini e Cesena) acquistate da Crédit Agricole, francese, previ ricapitalizzazione (tramite il Fondo interbancario di tutela dei depositi) e deconsolidamento dei crediti deteriorati (tramite Atlante II) entrambi a carico del complessivo sistema bancario italiano. Il solito affarone.

In mezzo a questo marasma, spiccano per insipienza e inadeguatezza il Governatore della Banca d’Italia Visco e il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Patuelli. Il capo dei banchieri ci informa, infatti, che “aveva un ottimismo più rilevante fino a ieri l’altro”, ma poi “ieri mattina il suo umore è cambiato quando la Bce ha messo in consultazione un addendum che aggiunge non piccole cose, ma macigni alle ennesime regole sui crediti deteriorati”. Insomma, da Francoforte gli hanno rovinato la giornata, poveraccio. E lui, per rifarsi, invece di attaccarsi al telefono si limita a svillaneggiare la lingua italiana.

Visco, dal canto suo, ha appena incassato la nuova nomina a Governatore (che, come da prassi, ha accettato – dice lui – “solo per dovere”, come nella nota canzone di Guccini): e se la tua poltrona è blindata da Gentiloni e Mattarella, nonostante le bordate renziane, capisci da te che non è il caso di scontentare troppo Francoforte (cioè Berlino).

Poi, come sempre accade, a latere dello spettacolo principale ci sono una serie di numeri di arte varia, messi in piedi da nani e ballerine assortite. Ci sono ex Presidenti del Consiglio che, criticando l’oggi, fra le righe cercando si sgravarsi di colpe di ieri (“stanno compiendo gli stessi errori del 2013” è da antologia).

Ci sono economisti così indipendenti da scagliarsi contro chi, con un minimo di buon senso, nota la pericolosità di queste norme e argomentare in sostanza che – se la copertura integrale dei crediti garantiti dev’essere raggiunta in sette anni – basta riformare la giustizia civile in modo da favorire le espropriazioni (delle vostre case e dei vostri capannoni) in un tempo assai minore.

Ognuno per sé, come al solito. Dell’Italia, ovviamente, non importa nulla a nessuno.