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Silvio Berlusconi tra mafia e mafiosita’

| 12 Settembre 2017 | ATTUALITÀ

La capacità di Silvio Berlusconi di raggiungere la vetta del successo imprenditoriale prima e quello politico poi rientra nelle doti di colui in grado di sfruttare gli eventi, stipulare accordi non scritti al fine di creare profitto velocemente. La sua ascesa inizia come immobiliarista tra gli anni ’60 e ’70 insieme al padre Luigi. Berlusconi padre, procuratore della banca Rasini di Michele Sindona, ottiene un finanziamento per fondare la Cantieri Riuniti Milanesi;  inizia così l’impresa di famiglia.

Sia l’FBI che la magistratura italiana hanno svolto indagini sulla banca Rasini, ma i due Berlusconi non sono mai stati implicati nelle inchieste che hanno coinvolto molti clienti. Sull’inizio non proprio onesto dell’attività di famiglia, si è sollevato più di un dubbio lo stesso dubbio di non aver operato in modo lecito per l’acquisto di Villa S. Martino. La proprietaria di Villa S.Martino, nel 1973, era una giovane ereditiera minorenne, Anna Maria Casati Stampa. Il suo avvocato, Cesare Previti, con una pratica non limpida, fa acquistare la tenuta a Silvio Berlusconi. La vendita effettiva avviene nel 1980 con un valore del bene di 15 volte inferiore a quello reale.

Le trame di Berlusconi non si fermano qui, per compiere una scalata nel mondo della finanza, come nella politica ha bisogno di ulteriori appoggi e così si iscrive alla loggia massonica P2. Tessera 1816, codice E, 19.78, gruppo 17, fascicolo 0623: questo il suo numero di matricola. La P2 era una organizzazione volta a prendere il possesso delle leve del potere in Italia, attraverso il Piano di Rinascita Democratica.

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Berlusconi ha detto che la tessera è arrivata a casa sua e lui l’ha rinviata al mittente, poi che si sia ritrovato nella P2 per caso negli archivi di Licio Gelli, risulta un’intervento della P2 nel 1988, per aiutare Berlusconi ad acquistare il settimanale TV Sorrisi e Canzoni. Case editrici, tre reti televisivi, investimenti in vari ambiti e una squadra di calcio. Tutto merito suo? Non solo P2 ma anche contiguità con alcuni uomini d’onore. Il suo nome è associato a quello di Marcello Dell’Utri.

Nella vita di Silvio Berlusconi, Dell’Utri ha un ruolo fondamentale sia nella vita privata che in quella professionale. Nel 1974, viste le minacce di sequestro nei confronti del figlio Piersilvio, Berlusconi assume, consigliato da Dell’Utri, Vittorio Mangano. La presenza di Mangano a Villa S.Martino era un messaggio chiaro: Berlusconi era protetto da Stefano Bontate, principe di Villagrazia. Cosa Nostra non fa nulla per nulla, ha dato protezione a Berlusconi e questi in cambio fanno entrare nelle casse Fininvest un mare di denaro.

Nel 1979, Bontate trasferisce 30 miliardi di lire a suo cognato Teresi, e da questi a Dell’Utri.  Inoltre, rimane il mistero sull’immenso patrimonio di Bontate ancora oggi non del tutto rinvenuto. I contatti con esponenti di cosa nostra non terminano qui, i fratelli Graviano parlavano della Fininvest come un territorio di loro competenza dove poter reinvestire. Anche Totò Riina ha più volte nominato Berlusconi nelle intercettazioni ambientali. Ha affermato che Berlusconi versava 250 milioni ogni sei mesi sempre per scongiurare eventuali sequestri nei confronti dei figli.

Dall’avere protezione al sostegno politico il passo è stato breve. La DC non era più affidabile come referente politico e Cosa Nostra si è guardata intorno. Chi meglio di Berlusconi con il quale hanno intrattenuto rapporti personali e lavorativi? Ufficialmente Berlusconi viene indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nel 1996, ma già nel 1992 Paolo Borsellino parla di lui in una intervista.

Le accuse contro Berlusconi non arrivano solo da Palermo ma anche da Firenze e Caltanissetta, ipotesi accusatore mai giunte ad una condanna, riguardanti i grandi investimenti di Cosa Nostra per avviare e sostenere l’impero di Berlusconi, e per aver usato il sostegno della mafia per la sua candidatura nel 1994. Chi sta scontando una condanna definitiva a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa è Marcello Dell’Utri. È stato riconosciuto come mediatore tra Cosa Nostra e Berlusconi. L’ex Cavaliere ne esce immacolato.

È possibile che non si sia mai accorto di nulla? Piovono soldi nelle casse Fininvest e non se ne rende conto? Incontra Stefano Bontate e non sa chi sia? È preoccupato per le minacce di sequestro ed assume Mangano? La sua mafiosita’, quel comportamento complice ed opportunista, hanno avvantaggiato Berlusconi rendendolo il cavaliere che mai scende dal cavallo. A distanza di anni è sempre li, appoggiato al balcone della politica e sul trono dell’imorenditoria ma non è tutto frutto delle sue doti. Grazie Cosa Nostra!

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