Il comitato antitortura del Consiglio d’Europa bacchetta l’Italia

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La situazione nelle carceri italiane, nonostante i miglioramenti introdotti con la riforma del sistema penitenziario, continua a non essere soddisfacente per il sovraffollamento e le condizioni in cui vivono i detenuti, e in diversi casi recenti le persone fermate dalle forze dell’ordine hanno subito maltrattamenti e violenze, con un uso sproporzionato della violenza da parte di polizia e carabinieri, senza che vi siano state sanzioni contro i colpevoli. Inoltre, la legge che ha istituito il 5 luglio scorso il reato di tortura nell’ordinamento nazionale è inadeguata, perché non rispetta i precetti della Convenzione Onu contro la tortura del 1984 e, così com’è, “non affronta adeguatamente le questioni sollevate dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo” nelle sentenze sui fatti del G8 di Genova.

E’ quanto afferma, in estrema sintesi, il Comitato per la Prevenzione della Tortura (Cpt) del Consiglio d’Europa, in un dettagliato rapporto di 70 pagine, pubblicato a Strasburgo, sul trattamento delle persone in carcere – o comunque in custodia da parte delle forze dell’ordine – e sui detenuti nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (le Rems, che hanno sostituito dal 2013 gli Ospedali psichiatrici giudiziari, Opg), a seguito delle ispezioni compiute in Italia dall’8 al 21 aprile di quest’anno. Per quanto riguarda la nuova legge sulla tortura, il Cpt critica in particolare il testo (che era ancora in fase di approvazione quando è stato redatto il rapporto) perché prevede che, affinché sussista il reato, “le violenze devono essere reiterate e possono essere commesse da un individuo ordinario”, anziché da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. “Il fatto che un atto di tortura possa essere compiuto da un pubblico ufficiale non è considerato come un reato in sé, ma piuttosto come un fattore aggravante”, lamenta il rapporto del Cpt (pag.12, par.7).

Inoltre, secondo la nuova legge “il reato di tortura è soggetto a prescrizione”, contrariamente a quanto prescrive la Convenzione Onu del 1984. Sui maltrattamenti di detenuti e persone in stato di fermo, “la maggioranza dei detenuti incontrati dalla delegazione del Cpt ha indicato di essere stata trattata correttamente dai pubblici ufficiali. Tuttavia – riferisce il rapporto – sono state ricevute anche accuse di maltrattamenti fisici e uso eccessivo della forza, in particolare da parte di esponenti della Polizia di Stato e dei Carabinieri”. I maltrattamenti (“schiaffi, pugni, calci e colpi con manganelli al momento del fermo e dopo il trasferimento” in questura o in caserma) sono stati in diversi casi supportati da documentazione medica. Secondo il Cpt, le autorità dovrebbero indirizzare ai membri delle forze dell’ordine “un chiaro messaggio sul fatto che qualunque forma di maltrattamento fisico è inaccettabile e sarà perseguito e sanzionato di conseguenza”.

Riguardo alle condizioni di detenzione, una menzione negativa particolare è contenuta nel rapporto del Cpt per quanto riguarda le camere di sicurezza della Questura di Firenze, e denunce dei detenuti di maltrattamenti da parte del personale di sorveglianza sono state riportate in tutte le prigioni visitate, con l’eccezione di quella di Ascoli Piceno. Sul sovraffollamento delle prigioni, il Comitato riconosce gli sforzi compiuti dall’Italia, che ha ridotto la popolazione carceraria di 11.000 unità e aumentato la capacità delle carceri di 2.500 posti nel corso del triennio 2013-2015. Tuttavia, dall’inizio del 2016 la popolazione carceraria ha ripreso a crescere, con un aumento in particolare dei cittadini stranieri, e oggi persiste la condizione di sovraffollamento, con il 16% dei detenuti che hanno a disposizione meno di 4 metri quadri a testa. Nella sua risposta al rapporto, il governo italiano riferisce che al 31 dicembre 2016 i detenuti erano 54.653, rispetto ai 52.164 dell’anno prima.