Violenza sulle Donne; una legge articolata tutt’altro efficace

2017

Ogni 12 secondi. Questi sono i “tempi della violenza sulle donne”. Ogni 12 secondi una vittima.

La maggior parte delle violenze avvengono tra le mura domestiche, carnefici di questo abominio, partner e familiari. Il fenomeno, se così lo si può definire, riguarda tutto il mondo, ed a supporto di questi numeri troppo tempo taciuti, oggi c’è un autorevole studio condotto dall’Organizzazione mondiale della sanità che ha presentato ”il più grande studio mai fatto sugli abusi fisici e sessuali subiti dalle donne in tutte le regioni del pianeta”.

Dai risultati di questo trascurato studio, si stima che circa il 35% delle donne abbiano subito violenza sessuale e fisica, almeno una volta nella vita.
Il 42% di coloro che hanno subito violenze fisiche o sessuali da uomini con cui avevano avuto una relazione intima ha riportato danni alla salute, sia psicologici che fisici.
Detto in percentuali sembra quasi un dato “standard” sulla popolazione femminile mondiale, ma resta il fatto che quasi 4 donne su 10 almeno una volta nella vita abbiano subito violenza psicologica e fisica. Ed il 38% di tutte le donne uccise muoiono per mano del proprio partner. Dati affidabili non ce n’erano, ora ci sono, impressionanti e a dir poco scandalosi. E se è vero che 4 donne su 10 almeno una volta nella vita subiscono violenza, in un paese come il nostro dove riusciamo a racchiudere un mondo di comunicazioni in un palmo di mano, è impensabile che si giri la testa davanti a segni tangibili come quello della violenza sulle donne. «Un problema sanitario di dimensioni epidemiche», lo ha definito il direttore generale Margaret Chan.

Il mondo intero, e per mondo intero si intende la politica, le istituzioni, la società che si vanta di essere civile in un mondo che di civile ha davvero molto poco, ha il dovere di intervenire per debellare culturalmente e materialmente questo vergognoso fenomeno accomunato addirittura ad un’epidemia. Non basta leggere o postare la miglior foto sui social, che ai nostri occhi possa esprimere la sofferenza che c’è dietro una persona, per sentirci sollevati dalla responsabilità verso questo problema. Non serve a nulla il “condividi” se poi nei filmati di telecamere di sorveglianza, si vedono persone che girano la testa dall’altra parte. Dietro i numeri ci sono storie vere. Sono storie che ci riguardano molto più da vicino di quanto si possa immaginare. Queste donne sono le “nostre” donne, le nostre vicine di casa, le donne che incontriamo quando andiamo a fare la spesa, in giro per le strade. I loro abusi, sono anche i nostri abusi.

Nelle loro botte, nelle violenze che subiscono c’è anche la nostra di responsabilità.
La responsabilità di mettere a tacere, quella che fa girare la testa dal lato opposto, quella che normalizza questo fenomeno all’interno delle mura domestiche, la responsabilità di chi assistendo o soltanto conoscendo il fenomeno, fa finta che tutto sia “normale”.
Ed invece non lo è. Non è normale che 22 milioni di bambine siano già sposate con uomini molto più grandi. Non è normale che centinaia di milioni di altre bambine siano a rischio matrimonio forzato e/o precoce. Non è normale che ogni anno nella sola Africa ci sono tre milioni di donne e di bambine a rischio FGM (female genital mutilation) ossia mutilazioni genitali femminili. E senza bisogno di andare oltre oceano. Non è normale che una donna, dopo tante umiliazioni, abbia trovato comunque il coraggio di denunciare più e più volte, senza eclatanti e talvolta nessun risultato il suo carnefice ancora libero, anche di uccidere.
Non è di certo amore una persona massacrata di botte.

Un fenomeno raccapricciante, che vede 70.000 vittime di donne all’anno, punito, come recita l’art. 612bis, “con la reclusione da sei mesi a quattro anni…la pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5/2/1992 n.104, ovvero con armi o da persona travisata”. Pena rafforzata con l’introduzione del nuovo art. 282 ter c.p.p. espressamente rafforzato per il reato di stalking (dal termine anglosassone to stalk, ovvero «fare la posta alla preda») dove si è cercato di introdurre una nuova custodia coercitiva, impedendo sulla carta il “Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”. Le donne che subiscono non hanno bisogno e voglia di vedere un paese che tenta di sconfiggere un fenomeno. Il fenomeno va sconfitto con una giurisprudenza che provveda già dalla seconda denuncia, almeno alla custodia cautelare in carcere.

Soluzioni come ad esempio il braccialetto elettronico che abbia costantemente sotto controllo il carnefice fino al processo, soluzioni che non devono essere lontane anni luce dall’attuazione. Una donna che subisce violenza ha bisogno sin da subito di non sentirsi sola, e la società che assiste deve mettere a posto i tasselli delegittimando la normalità legata anche ad un semplice schiaffo tra moglie e marito. Non è né normale né giusto che per vedere “fondati” i propri diritti e di conseguenza la propria liberta, debba riscontrarsi nella vittima «un perdurante e grave stato di ansia o di paura», ovvero un «fondato timore» per l’incolumità propria, di un congiunto o di una persona a lei legata da una relazione affettiva, ovvero la costringa ad «alterare le proprie abitudini di vita».
La violenza, e tutto ciò che ha preceduto la denuncia, qualora si trovi il coraggio per farla, è già di per se un alterazione della propria vita. Se non si interviene alla radice del fenomeno, avremo sempre più numeri crescenti come già avviene.

Quello della violenza sulle donne è un fenomeno che ha tante altre angolazioni, si pensi ad esempio ai figli che assistono alle violenze, normalizzandoli come inusuali ma legittimi modus comunicativi tra madre e padre. Non faticheranno a perpetrare quegli stessi “reati”, perché è di quello che si parla, a normali comunicazione di coppia normalizzando di fatto la violenza. Questa situazione, questa società, deve cambiare come ammonisce anche l’OMG. È innaturale il contrario, è innaturale che le persone non cambino. Il cambiamento è una costante necessaria all’evoluzione di una civiltà. Ed il come lo vivremo dipende soltanto da noi. Se cosi non fosse, se fosse lasciata alla blanda gestione di uno Stato e di una civiltà assente, tutto questo non dovremo meravigliarci se una donna trovi sacrosanto il diritto di giustiziare chi l’ha violentata o abortire un figlio indesiderato, o addirittura suicidarsi per gli abusi subiti. Qualsiasi tipo di condanna che abbia il sapore del “non giusto”, non sarà mai giustizia sociale, mai! Una violenza sessuale equivale alla morte, ed in questo mondo, nel nostro paese, tutti abbiamo il diritto di vivere.