Faccia da Mostro: tempismo divino o morte di Stato?

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Lunedì scorso è deceduto a Montauro, provincia di Catanzaro, Giovanni Aiello, come un bagnante qualsiasi dopo aver riportato la sua barca a riva, si è accasciato ed è deceduto. La notizia della sua morte non sarebbe così eclatante se non fosse per i trascorsi di Aiello: ex poliziotto della Questura di Palermo, collaboratore di Bruno Contrada (ex numero 3 del Sisde e a capo della squadra Mobile di Palermo dopo la morte di Boris Giuliano), Aiello era anche chiamato Faccia da Mostro per una evidente cicatrice sul volto che, a detta sua, si era procurato durante una esercitazione in Sardegna nel 1977 e, da allora sarebbe stato congedato.

Così non è per i molti pentiti che lo hanno indicato come il Killer di Stato che è intervenuto in molti omicidi di cosa nostra. Viene indicato come l’uomo chiave di tanti misteri di Stato a cavallo tra gli anni 80 e 90. Il pentito Vito Lo Forte dichiara nel novembre del 2015 che Aiello, era presente ed operativo insieme a Gaetano Scotto e Antonino Madonia, la sera del 5 agosto 1989 quando a Villagrazia di Carini, vengono uccisi il poliziotto Antonino Agostino e sua moglie Ida Castelluccio. Il padre di Agostino, Vincenzo, IL 26 Febbraio 2016, lo riconosce, in un confronto all’americana, come il Killer del figlio Nino.

Il pentito Nino Lo Giudice detto il Nano, dichiara di aver ricevuto una confidenza da Pietro Scotto, mentre si trovavano in carcere all’Asinara secondo la quale Aiello, avrebbe premuto il telecomando che ha causato la morte di Paolo Borsellino e dei suoi cinque agenti della scorta. Il pentito Giuseppe Di Giacomo, ed i collaboratori di giustizia Francesco Elmo e Vito Lo Forte, riferiscono che Aiello, faceva parte di un gruppo di fuoco parallelo a Cosa Nostra unitamente ad un altro soggetto definito lo “Zoppo”. La presenza di Faccia da Mostro sui vari luoghi di stragi o attentati, va dal fallito attentato dell’Addaura (sul luogo era intervenuto il poliziotto Agostino e durante il suo funerale Giovanni Falcone disse “A questo ragazzo devo la vita”) all’omicidio Cassarà, alle stragi di cosa nostra di Capaci e Via d’Amelio, al caso di Attilio Manca medico Urologo che avrebbe operato Bernardo Provenzano e morto apparentemente per overdose.

Recentemente era stato indagato anche dalla procura di Reggio Calabria, eppure quattro procure non sono riusciti a fare luce sul ruolo di Aiello nei casi ancora rimasti irrisolti, nonostante il riconoscimento da parte di Vincenzo Agostino avvenuto nel 2016. Aiello ha sempre sostenuto di non essere più ritornato in Sicilia dopo il suo congedo, eppure una testimonianza afferma che Aiello tra 1982 e il 1984 si trovava in Sicilia accompagnato da una donna bionda, sempre elegante. Molto schivo con le altre persone frequentava la spiaggia, non salutava mai nessuno, fumava moltissimo ed ogni tanto spariva per alcuni giorni per poi riapparire nel piccolo appartamento dove viveva in affitto vicino al mare.

Il suo viso, scuro, con una cicatrice e con il mento pronunciato, non è passato inosservato a tutti ed un viso del genere è difficile da dimenticare. Si attendono gli esiti tossicologici dell’autopsia per comprendere se realmente è una morte naturale. La sua morte porta via con sé molti misteri di questo Stato, ecco perché, come è già accaduto in passato potrebbe essere una morte di Stato mascherata da morte naturale. Forse, il suo coinvolgimento sempre più evidente sulla trattativa Stato Mafia ha fatto scattare l’allarme a quella parte di Stato che, da sempre, scende a patti con la Mafia. La morte di Aiello lascia molti dubbi. Proprio adesso con nuove testimonianze per il processo Agostino e le nuove indagini della Procura di Reggio Calabria? Tempismo divino o di Stato?