I vitalizi

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E’ in discussione alla camera la proposta di legge Richetti, finalizzata al ricalcolo dei vitalizi erogati, prima del 2012, a parlamentari e consiglieri regionali con il sistema retributivo, anziché contributivo, come previsto per il trattamento pensionistico di tutti i lavoratori dipendenti ed autonomi, a seguito delle riforme Dini e Fornero.

Il provvedimento, che mira ad abolire i privilegi della casta, andrebbe a vulnerare il principio costituzionale di irretroattività delle leggi, creando altresì una disparità tra i suoi destinatari ed i milioni di pensionati che in atto percepiscono un assegno parametrato
sull’ultimo stipendio incassato, e non sul totale dei contributi versati nel corso della carriera lavorativa.

I privilegiati diverrebbero così, paradossalmente, i normali cittadini, che avrebbero motivo di temere, con l’estensione della retroattività a tutti loro, una drastica, per non dire drammatica, decurtazione degli introiti mensili, con conseguenze facilmente immaginabili.
Il populismo è alimentato dall’insofferenza per ingiustizie, abusi, privilegi, di cui il ceto politico reca la maggiore responsabilità, ma inseguirne i deliri può essere pericoloso e controproducente e produrre effetti diametralmente opposti a quelli che si intendeva raggiungere.

La legge sui vitalizi, se non bloccata da un giudizio di incostituzionalità, può aprire un vaso di Pandora, con conseguenze devastanti per la pace sociale e gli equilibri esistenziali di milioni di persone, perché, a volte, gli alambicchi degli apprendisti stregoni si rompono, lasciando fuoruscire i veleni in essi contenuti.