Il diritti violati, la barzelletta e l’ipocrisia. La vicenda dei due gay napoletani

Viene battuta e ribattuta in questi giorni la notizia dei due ragazzi gay di Napoli rifiutati, in quanto gay, da una struttura ricettiva del comune di Ricadi in Calabria.

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Viene battuta e ribattuta in questi giorni la notizia dei due ragazzi gay di Napoli rifiutati, in quanto gay, da una struttura ricettiva del comune di Ricadi in Calabria. La vicenda è ormai risaputa in questi termini: il proprietario della struttura, dopo una serie di scambi via whatsapp, invia un messaggio ai due ragazzi dove dichiara, scusandosi ed autodefinendosi troglodita, di non essere disposto ad ospitare né gay né animali nella sua struttura. Segue la denuncia del fatto tramite l’Arcigay di Napoli ed apriti cielo! la notizia, com’era prevedibile, fa il giro di tutte le testate giornalistiche, web in testa.

Chiariamo, a scanso di equivoci, che l’episodio è spiacevole ed inaccettabile perché discriminatorio, e come tale da rifiutare; essere discriminati in base al proprio orientamento sessuale è disdicevole quanto incivile, ed ogni atto lesivo di un diritto va condannato senza appello. Punto.

Chiarito questo, tutta la spiacevole vicenda è diventata nel contempo un’autentica intera barzelletta, dai diversi punti la si guardi, piena zeppa vieppiù di tanta ma di tanta ipocrisia. Andiamo con ordine, sulla base di quello che è stato riferito, detto, ridetto, scritto, riscritto e pubblicato, letto riletto e  sentito.

Questi due ragazzi gay non vengono da un altro pianeta e, a meno che non passino le loro giornate seduti sul divano a guardarsi Beautiful o Uomini e donne o i cartoni animati, sanno benissimo che cosa offre in materia degli individui omosessuali non il gruppetto elitario e privilegiato dei quattro gatti alla Elton John, ma la società, quella ordinaria, quella di tutti i giorni, prodotto di ordinarietà secolare e di pensiero culturale secolare, quella comune, per intenderci, e forse la più veritiera e di certo la più debole nel crollo degli altarini, e cioè una società niente affatto matura in fatto di omosessuali e loro diritti. Nessuno si illuda. Sbagliato, certo, perché ognuno ha il sacrosanto diritto di vivere la propria vita come vuole, orientamento sessuale compreso, e nessun imbecille può arrogarsi il potere e il giudizio di decidere in materia o non siamo più una società civile. Ma la società medesima è tacitamente recalcitrante a certi cambiamenti, a certe novità di cultura, ai cambiamenti degli usi e dei costumi e non basta un intervento giuridico a cambiare atteggiamenti millenari; non bastano a cancellare il pregiudizio le leggi “rivoluzionarie” di Zapatero che permettono ai gay di Spagna di sposarsi, perché in Spagna non è che chi è gay se la passa meglio in fatto di pregiudizi rispetto a chi è gay in Italia, dove il matrimonio gay, tanto per fare un esempio, non è stato realmente nemmeno introdotto perché non lo si vuole realmente introdurre. Il gay per la società, per la cultura, sbagliata certo ma questa per ora è, continua ad essere il frocio-finocchio-ricchione eccetera eccetera. Sbagliato, certo, ma questà è la realtà dei fatti e nessuno nasconda la testa sotto la sabbia, e nessuno ripeta cretinamente che le cose sono cambiate o faccia finta che siano cambiate. Si guardino i cartoni animati che è meglio.

I due gay di Napoli fanno bene a non nascondere il loro orientamento sessuale, fanno bene a vivere la loro vita alla luce del sole, ma devono allora mettere in conto tutte le conseguenze di questa loro legittima scelta, perché per uno a cui gay o non gay non interessa più di tanto, ce ne sono cento che invece continueranno a puntare il dito. Il semplice fatto di dire “quello è gay” la dice lunga, e nessuno, mi faccia la cortesia, si illuda e si giri dall’altra parte perché la verità fa male. Atteggiamenti, certo, che si auspichi cambino, ma per ora è presto, prestissimo: si mettano l’animo in pace.

Fa ridere poi la guerra che questo episodio ha scatenato specie fra il popolo del web, dei social, basti leggere i commenti sui vari post di turno, ed allora sì che non si finisce più di ridere.

Non si finisce di ridere per l’ipocrisia che sta dietro alle belle parole, dietro ai risentimenti di tutte quelle oche del campidoglio che sbavano e frignano e s’indignano ed urlano che ciò che è accaduto, “è roba da medioevo”, che ciò che è accaduto “è intollerabile”, che “siamo nel 2017”; e tutti gli eterosessuali del mondo, civili e virtuosi e difensori e rispettosi, a tirare fuori improbabili amici gay, e gli eterosessuali che rispettano i gay; e come fiamme pronte a far terra bruciata si levano le voci addolorate ed indignate proprio da una società dove chi è omosessuale continua ad essere frocio-finocchio-ricchione; oddìo, tutti ad alzarsi dagli scanni della tolleranza e della civiltà, sdegnati ed inorriditi a sentenziare sui diritti. E c’è il sindaco di Ricadi che condanna e si dissocia, e spuntano teorie di gestori di alberghi, hotel e location e villaggi pronti ad offrire un soggiorno gratis ai due sfortunati ragazzi…. Tutto questo da una società dove ancora oggi chi è gay arriva al suicidio a causa del bullismo che diventa violenza estrema e dove la società paladina dei diritti e degli sdegnati se ne sta tacitamente a guardare.

La vicenda fa ridere se consideriamo il paradosso dei gay che sono ovunque anzi, “spuntano come funghi” (dal film “Mine vaganti”) ma che se ne stanno nascosti, come i funghi appunto, che mica li vedi come le ginestre o le rondinelle. Quante sono le persone, uomini e donne, che dichiarano apertamente d’essere gay? Ce ne sono, certo: su cento ne trovi una. I gay si nascondono, si riempiono di nick e profili falsi sui social e sui siti on line degli annunci specializzati in incontri e relazioni. Diano una controllata, per cortesia. Agiscono di notte, i gay, di nascosto, vogliono rimanere invisibili agli occhi della gente, perché temono il giudizio, lo scherno, la violenza e la discriminazione (e mica c’hanno torto) della società paladina dei diritti e della tolleranza e della diversità-che-non-esiste, si occultano e poi però pretendono i diritti. E ripetiamo ancora una volta: diritti sacrosanti.

Ecco perché tutta questa vicenda fa ridere. Perché è stupida a monte, perché è offensiva quanto i diritti stessi non riconosciuti. E questi due ragazzi gay dichiarati sono come le mosche bianche, e loro lo sanno bene che sono come le mosche bianche, perché non sono personaggi alla Elton John, questi due ragazzi che continuiamo a chiamare col termine “gay”, ma che si dovrebbe dire, almeno in Italia, “omosessuale”, dato che la lingua italiana ci offre l’opportunità di usare il termine linguisticamente appropriato; ma omosessuale, si sa, stona, suona male, suona brutto, non è corretto, la cultura ipocrita vuole che si dica “gay” ed ha di fatto imposto di dire “gay” perché dire gay è più bello e non suona male, forse è meno drammatico! Omosessuale suona anzi come un’offesa.

In tutta questa vicenda ci sono comunque dei vincitori. Sicuramente hanno vinto le due mosche bianche col loro diritto di volare come vogliono. Ma mosche bianche restano. Ma ha vinto soprattutto l’ipocrisia di chi le mosche bianche le difende tenendosi poi a debita distanza nell’ordinarietà di tutti i giorni.