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Il caso delle due maestre di Ragusa. Ovvero: vietato sgridare gli alunni

| 16 Giugno 2017 | ATTUALITÀ

Maltrattamenti psicologici. Questa la motivazione del rinvio a giudizio per le due maestre di Ragusa. Altrimenti detto: vietato sgridare gli alunni, vietato alzare la voce. E’ questo il messaggio che sta passando e che s’era fatto già una bella strada.

D’accordo che gli alunni non si toccano: le storiche bacchettate sulle mani sono andate in pensione da tempo (e a casa c’era pure il resto); e d’accordo che devono stare fuori quegli insegnanti evidentemente malati, che diverse volte (per fortuna) le telecamere installate di nascosto hanno beccato mentre facevano i pazzi. D’accordo pure che l’insegnante non può permettersi di dire cretino-asino-deficiente-bestia-testone all’alunno, come da secoli di generazioni ormai andate.

Ma adesso siamo finalmente arrivati al punto che sancisce il divieto di alzare la voce per sgridare un alunno (che evidentemente va sgridato), poiché così ha stabilito il giudice… e forse non è nemmeno il caso delle due maestre di Ragusa, ma il loro rinvio a giudizio la dice lunga sulla direzione presa: vietato sgridare gli alunni, vietato alzare la voce perché vedi, cara la mia maestra, caro il mio maestro, se solo ti azzardi a sgridare un alunno, anche se si tratta di uno di quegli alunni che ti fanno buttare il sangue, non importa, io ti denuncio per maltrattamenti psicologici. Perché vedi, cara la mia maestra, caro il mio maestro, se solo ti azzardi ad alzare la voce contro un alunno, anche se si tratta di quell’imbecille di alunno che passa la sua mattinata a scuola a prendere a calci le bottigliette d’acqua e magari te le lancia pure addosso; anche se si tratta di quell’altro imbecille di alunno che passa la sua mattinata a scuola a prendere a calci l’armadietto o il banco o le sedie, io ti denuncio per maltrattamenti psicologici.

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Qualche povero insegnante si consolerà pensando ai provvedimenti disciplinari. Vien da ridere! I provvedimenti disciplinari non esistono più, nemmeno nei riguardi di alunni particolarmente turbolenti o violenti. Non esistono più perché non vengono più adottati. Non vengono più adottati perché chi di competenza ama il quieto vivere e l’ultima cosa che desidera chi ama il quieto vivere sono gli incomodi. Mica è facile poi prendere un provvedimento disciplinare! E’ più facile ottenere una partita a briscola col Papa.

Ma che il sistema educativo della scuola italiana sia allo sfascio, grazie a tutte quelle riforme che l’educazione impartita a scuola l’hanno appunto sfasciata, lo testimonia un fenomeno oggi tanto di moda, partorito proprio dalla scuola del nostro tempo: si chiama bullismo.

Insomma, caro il mio insegnante, a quegli alunni particolarmente molesti o turbolenti o violenti, fa’ loro una carezza e di’ loro: questa è la carezza di chi ama vedere maltrattamenti psicologici ovunque, questa è la carezza di chi ha sfasciato la scuola. E avanti bulli e teppisti.

 

 

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