L’Editoriale

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E’ una situazione delicata quella che sta vivendo l’Europa, per gioco forza deve fare i conti con molteplici contrapposizioni che rispecchiano un sistema economico sempre più restrittivo. Le ultime elezioni presidenziali francesi hanno dato un sospiro di sollievo mandando al tappeto Marine Le Pen convinta di catturare le simpatie di una buona fetta elettorale francese, una strategia che l’ha portata prima a dimettersi da leader del suo partito poi avanzando una serie di contraddizioni pre ballottaggio che hanno consentito a Macron la vittoria schiacciante.

Eppure per gli europeisti Emmanuel Macron, neo presidente francese, è un ottima soluzione per i parametri dell’eurozona, infatti il suo entourage incomincia ha prendere forma già dai primi nomi che si profilano per la composizione della squadra di governo. Persino i socialisti francesi hanno lasciato il partito, infatti nelle ultime ore Manuel Valls, ex leader del partito socialista francese, ha annunciato la fine del partito socialista e di conseguenza correrà per il partito En Marche.

La situazione italiana è ben diversa, anche perché per quanto riguarda il nodo legge elettorale sembra essersi arenata pensando a leggi come quella della legittima difesa. Ovviamente le primarie del PD non contano visto che la leadership resta a Renzi, anche qui le tendenze dei lobbisti ha confermato il distacco tra cittadini e politiche europeiste. Un sistema che va oltre la tollerabilità collettiva di un paese che versa nella più totale inefficienza: lavoro, sociale, economia. Non ci sono indizi puritani in questo parlamento lontano dai problemi reali che affliggono gli italiani, ma bisogna dire che da anni non esiste un opposizione parlamentare che potesse contrastare determinati discorsi politici.

Sebbene gli stereotipi di destra, sinistra e centro politicamente siano morti e sepolti, neanche l’alchimia delle larghe intese porta grandi vantaggi. E’ la sintesi di un paese dove il lavoro che elargisce assunzioni a giornata fa registrare una crescita delle occupazioni, un dramma. Ma c’è dell’altro, le norme che costringono gli industriali ad arrendersi all’idea di espatriare all’estero portandosi via la propria azienda da anni sottomessa ad un regime fiscale dedito ad arricchire le casse della casta invece di quelle del paese, rende il debito pubblico ancora più esorbitante. Un tempo l’occidente era visto come meta di approdo per gli investitori; negli anni ottanta, ad esempio, l’Italia era la prima nazione economica in Europa e terza nel mondo. Negli ultimi 15 anni, invece, si registrano una perdita di circa 27 miliardi di euro confermate dalle forti difficolta nei settori. Forse una soluzione c’era, ma fu scartata a priori per volontà della UE.

Allora meglio proteggere le banche che con i conti della gleba hanno fatto fortuna, figurarsi se proprio loro pagavano le truffe sui bilanci e sui mercati azionari che hanno ridotto i correntisti a larve bancarie. Diciamoci la verità: ha mai interessato sul serio la questione sociale? In alternativa non si spiegherebbe l’enorme disuguaglianza. Di certo e che dopo l’ennesima contestazione populista sull’Alitalia, il governo Gentiloni ha stanziato altri 600 milioni per dare ossigeno ad un morto in fin di vita. Paradossalmente a quanto precedentemente dichiarato di non voler più finanziare la compagnia di bandiera. Intanto siamo governati è questo deve essere un punto di partenza, e poco importa se proprio chi governa il nostro Bel Paese guarda da tutt’altra parte, attenta alle confidenze indetta dalla UE che purtroppo non rispecchiano le esigenze dell’Italia.