sabato, Agosto 15, 2020
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In Rai è scontro sul Dg

Il CdA discute sul tetto massimo sui compensi agli artisti. La decisione entro il 2 giugno.

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Ci vorrà poco più di un mese per definire i criteri sul tetto per i compensi agli artisti che lavorano in Rai. Il Cda dell’azienda ha fatto il punto sulla questione decidendo di sospendere la delibera su questo tema fino al 2 giugno: entro questa data il Cda dovrà predisporre il piano richiesto dal Mise per individuare il perimetro delle prestazioni artistiche e i parametri e i limiti aziendali dei compensi per questa tipologia di contratti. Insomma, nessun via libera a compensi senza limiti ma l’impegno a definire un quadro preciso.

Come ha annunciato la stessa presidente della Rai Monica Maggioni, durante l’audizione in commissione di Vigilanza, nella seduta di ieri pomeriggio il Consiglio di amministrazione “inizia a discutere” per l’individuazione di criteri “seri e rigorosi” sul tema. Criteri che rispettino la legge e che “non danneggino l’Azienda”. Una riflessione che terrà conto della lettera del Mise, firmata dal viceministro Antonello Giacomelli e corredata da un parere di otto pagine dell’Avvocatura dello Stato, secondo la quale i contratti con “prestazioni di natura artistica” non rientrano tra quelli per cui la legge stabilisce il tetto alle retribuzioni di 240 mila euro.

Materia spinosa perché se è evidente che Roberto Bolle e Adriano Celentano siano da annoverare tra gli artisti i confini sono molto più sfumati per altre categorie, prima tra tutti quella dei giornalisti dei talk show. Insomma come vanno considerati i programmi di Bruno Vespa e Fabio Fazio? E quello di Massimo Giletti? Per non parlare delle professionalità esterne alla Rai ma ‘prestate’ al servizio pubblico. “Ci sono punti che non si risolvono con una circolare. Si passa la palla al CDA, ma come si individuano gli artisti? Forse è necessaria una norma interpretativa – ha spiegato in Vigilanza il consigliere Franco Siddi -. “Ci sono figure che sono certamente artisti, per altre figure è un po’ complicato”. Dello stesso parere è Rita Borioni che ha raccontato di “non essere riuscita a trovare una normativa” per delimitare il campo di cosa si intenda per prestazioni artistiche. “Quindi – ha concluso – chiedo che vengano date indicazioni dal Parlamento che con la legge ha stabilito il tetto agli stipendi”.

Toccherà al direttore generale Antonio Campo Dall’Orto fare una proposta. A definire il panorama potranno servire senza dubbio la contribuzione Enpals e l’iscrizione alla Sia. Ma, insomma, non è questione imminente, si dovrà riflettere e senza dubbio si solleverà un vespaio di polemiche. Il problema è politico. E la politica ha fatto irruzione in commissione di Vigilanza con la domanda del capogruppo Cinquestelle Alberto Airola che ha chiesto “se il 4 maggio il Cda (che è ufficialmente convocato, ndr) voterà la sfiducia al Dg”. Domanda che non ha ottenuto risposta ufficiale anche se dopo, come spiega lo stesso Airola, alcuni consiglieri di amministrazione gli hanno confidato di “non sapere cosa accadrà da qui al 4 maggio”. Silenzio ufficiale che secondo il M5S “chiarisce la volontà politica di questa maggioranza, rappresentata ampiamente nel Cda, di far fuori l’attuale direttore generale”.

Dibattito politico che investe pienamente la questione dei tetti alle retribuzioni degli artisti. Schierato in prima fila a sostegno dell’iniziativa promossa da Antonio Campo Dall’Orto – ora, appunto, messo sotto accusa dalla maggioranza renziana che l’aveva nominato – il Movimento Cinque Stelle. Ma anche Forza Italia che, con il presidente dei deputati Renato Brunetta, ha presentato un’interpellanza urgente al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, sostenendo che “il tetto alle retribuzioni pubbliche deve intendersi applicabile anche ai titolari di contratti aventi ad oggetto prestazioni artistiche in favore della Rai, con la duplice conseguenza che una deroga alla predetta limitazione può essere autorizzata solo da una nuova disposizione legislativa”. Insomma o il governo fa una legge o il tetto si applica anche alle star. Gli azzurri finiscono dunque dalla parte del Dg e certo non si uniranno a chi lo vuole cacciare perchè la “patata bollente”, si fa capire, è tutta dei renziani.


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