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L’Europa tira un pacco alle microimprese: nuovi costi e adempimenti per le spedizioni interne

| 9 Agosto 2026 | EUROPA

Stamani, come tutti i giorni, dopo aver acceso il mio smartphone ho aperto la app di Instagram per controllare il feed. Tra una foto del mare e una dei monti postate dai miei contatti via per le vacanze (beati voi) ho notato subito una nota stonata: l’algoritmo mi ha proposto decine di post di piccoli artigiani intenti a lanciare strali contro l’Unione Europea.

Incuriosito da questa improvvisa sommossa ho deciso di informarmi meglio e ho scoperto che da Mercoledì prossimo, 12 Agosto 2026, entrerà in vigore la normativa europea sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio. La norma in sè si pone il lodevole obbiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle spedizioni introducendo regole atte ad uno svolgimento più sostenibile della pratica, tuttavia la stessa norma prevede anche nuovi adempimenti da parte delle imprese e non solo quelle di grandi dimensioni.

Gli autori dei post scopro essere, infatti, micro imprese o artigiani furiosi per come la norma è stata gestita. Da Mercoledì infatti per spedire nei paesi dell’Unione Europea sarà necessario adeguarsi: gli investimenti previsti variano, dichiarano, fra i 300 e i 1500 euro all’anno per stato, non esistendo un registro unico ma essendo la norma applicata separatamente da ogni stato. Inoltre in alcuni stati sarà anche necessario nominare un rappresentante specifico che si dovrà occupare della questione.

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Da Bruxelles tuttavia fanno sapere che esiste una deroga per le microimprese, ma parziale: se l’imballo in uso è stato acquistato da un’impresa interna all’UE e residente nello stesso stato della microimpresa sarà il produttore ad essere ritenuto responsabile degli adempimenti. Nessuna deroga prevista invece per chi usa imballi acquistati in uno stato diverso da quello di residenza o per le microimprese extra-UE.

Nonostante ciò moltissimi piccoli artigiani e micro-imprese hanno già fatto sapere che interromperanno le spedizioni verso l’Europa, spiegando che il ridotto volume di affari da loro generato nel vecchio continente non può controbilanciare il pesante costo degli adempimenti richiesti.

Adempimenti che sono, per altro, non proporzionali al volume di spedizioni effettuate: un utente in particolare faceva notare come, per spedire i suoi prodotti, si trovi a dover affrontare gli stessi identici costi dei colossi dell’e-commerce, i quali hanno volumi di spedizione ben superiori ai suoi.

Con buona pace di quello che avrebbe dovuto essere un “mercato libero”.

TAG: Imballaggi, Microimprese, Normativa Europea, PPWR, riciclo, Unione Europea
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