Il motto grillino parla di onestà e trasparenza sbandierata ogni volta per ribadire la loro diversità rispetto agli altri partiti politici. Ma quanto hanno mantenuto la parola data i parlamentari grillini? L’ormai noto caso dei dieci deputati che non restituivano metà del loro stipendio come richiesto dal movimento è solo la punta dell’iceberg. Però, come si dice, una mano dà e l’altra prende, e così prima versano metà dello stipendio e poi chiedono rimborsi milionari con le più svariate motivazioni.
Secondo il comunicato politico n.45 dell’11 agosto 2011 pubblicato sul blog di Beppe Grillo, i 5 Stelle dovrebbero attenersi a quanto segue: “Ogni eletto percepirà un massimo di 3000 euro di stipendio, il resto dovrà versarlo al tesoro e rinunciare ad ogni benefit parlamentare”. Precisamente devono rinunciare: alla diaria (euro 3503), ai rimborsi per l’esercizio del mandato (euro 3690), alle spese da aeroporto a Parlamento (euro 1170), spese telefoniche (euro 500), oltre ai trasporti illimitati e gratuiti. In totale di 9800 euro al mese di cui solamente euro 2000 giustificati con scontrini, una manna per tutti tranne che per i parlamentari a 5 Stelle che hanno fatto voto francescano.
Loro così diversi non lo farebbero mai! Ed invece… diventare parlamentare e non approffittarne sarebbe da idioti e così i 123 cittadini si sono adeguati alla durissima prassi parlamentare. Hanno opposto resistenza per rimanere coerenti con il loro credo, infatti non volevano ma poi hanno ceduto alla tentazione; i rimborsi fanno gola anche a loro.
50 milioni di euro in 5 anni di legislatura per una media di 7000 euro al mese. Tra alberghi, rimborsi per taxi e varie, le spese dei parlamentari grillini non si sono fermate nemmeno nel mese di agosto quando, come è noto, il parlamento chiude per ferie, oppure vogliono farci credere che da bravi cittadini erano nelle sedi istituzionali? Staccanovisti… Probabilmente non potendo accedere in Parlamento si prodigavano sulle spiagge italiane a divulgare il pensiero pentastellato.
Nel solo mese di Agosto, il senatore Lello Campolillo ha percepito rimborsi di 2604 euro per alberghi, 1681 euro in trasporti di cui 768 in taxi. Elena Fattori 780 euro voce ZTL Roma, Di Battista euro 1021, Mario Giarrusso 1026 euro e Gianluca Rizzo euro 1103 per rimborsi chilometrici. C’è chi presenta anche il conto di ristoranti non accontentandosi di una pizza o un panino; la senatrice Paola Taverna si è fatta rimborsare 640 euro per pranzo e cene di lavoro e il suo fidanzato l’onorevole Stefano Vignaroli 795 euro… “le cenette romantiche costano!” Poi c’è chi passa la giornata al telefono o a twittare: l’onorevole Andrea Cecconi ha speso 457 euro in abbonamenti e ricariche telefoniche.
Il record dei rimborsi spetta al deputato Cosimo Petraroli: 11319 euro di cui 3000 euro nella voce altre spese, quindi meglio specificate. Non è diversa la voce alloggi: Marta Grande risiede a Civitavecchia, 50 Km distante da Roma, ha affittato un bell’appartamento nella capitale al costo di 2200 euro al mese, ovviamente a spese del contribuente. Ciampolillo ha ricevuto rimborsi per 28 mila euro per i taxi, 70 mila euro per noleggio auto e 90 mila euro per alberghi. Luigi Di Maio 171 mila euro per attività ed eventi sul territorio.
Di Maio a reddito zero del 2014 (però la sua partecipazione al 50% nell’azienda di famiglia) gli ha prodotto 100 mila euro di reddito. Solo stipendio? A 3000 euro al mese, calcolando anche la 15esima, arriverebbe a 45 mila euro all’anno. Il resto? Sono tutti rimborsi? Si sono fatti belli con gli elettori facendo credere di percepire 3000 euro, di versare metà dello stipendio e poi richiedono il doppio se non il triplo in rimborsi. Loro che criminalizzano tanto l’odiata casta, si sono fatti casta non rinunciando ai benefit che la carica di parlamentare permette. In cosa, quindi, sono diversi?