fbpx
adv-132
<< CULTURA

Rosina la moglie senza corona di Vittorio Emanuele II

| 23 Aprile 2020 | CULTURA

L’ultima moglie di Vittorio Emanuele II, conosciuta come la storica amante Rosa Vercellana, nasce l’11 giugno del 1833 e tra i luoghi citati forse a Mirafiori, Moncalvo, o ancora Nizza marittima,  resta incerto.

Cresce in una famiglia modesta con il padre Giovanni Battista, un militare tamburista maggiore dell’esercito regio, la madre Maria Teresa Giglio e un fratello e una sorella. Le sue origini umili e la mancanza d’istruzione, non sapendo né leggere né scrivere, non sono un freno alla conoscenza con Vittorio Emanuele, che si mostra molto attratto dalle trattorie,  le avventure con donne di diversi ceti sociali, compreso quelle campestri.

Vittorio Emanuele ama i cibi genuini e parlare in dialetto piemontese. Mentre ha una certa intolleranza per l’etichetta di corte, le cerimonie pompose, fredde e le fanciulle aristocratiche e sofisticate. Il suo carattere particolare e la “sua vivacità”, vengono sottolineate anche durante la crescita dalla madre Maria Teresa di Toscana tanto da scrivere  in una lettera: “Io non so veramente di dove sia uscito codesto ragazzo. Non assomiglia a nessuno di noi, e si direbbe venuto per farci disperare tutti quanti”.

adv-99

Vittorio Emanuele nato a Torino il 14 marzo del 1820, figlio di Carlo Alberto, Re di Sardegna è “stato l’ultimo Re di Sardegna… e il primo Re d’Italia” dal 1861. Conosciuto anche come il Re gentiluomo per aver difeso lo Statuto Albertino, onesto e attento al suo popolo. Ha un ruolo determinante nel Risorgimento e come fondatore dell’Italia insieme a Cavour e Garibaldi.

Vittorio Emanuele inizia a frequentare Rosina quando lei giovanissima, ha soli quattordici anni, chiamata da tutti “la Bela Rusin”, per il suo aspetto piacente e formoso.  La relazione diventa uno scandalo non solo per l’età di Rosa e la sua provenienza sociale, ma anche per il matrimonio di Vittorio Emanuele con Maria Adelaide d’Asburgo, sposati dal 1842 e con figli. Maria Adelaide tra l’altro si mostra sempre molto comprensiva sulle scappatelle continue del marito e mai ostile, con un animo nobile che va oltre al suo ceto,  tanto da essere definita una santa.

Vittorio Emanuele quando conosce Rosina, ha ventisette anni nel 1847, e forse la conoscenza avviene vicino al castello di Racconigi, oppure dopo un incontro voluto da Rosina per aiutare a liberare il fratello catturato. Anche quest’informazione resta incerta come il luogo di nascita. Comunque sia, i due dopo il fatale incontro si frequentano e continuano ad amarsi per anni, nonostante la disapprovazione generale. Nulla sembra frenare Vittorio Emanuele e quando si presenta l’occasione per Rosina di sposarsi e rifarsi una vita con un militare, pare che lui lo spedisca in Sardegna, continuando il rapporto come prima e portandola a Torino.

Da questo amore nascono due figli Vittoria ed Emanuele, registrati con il cognome Guerrieri, come tutti i figli illegittimi di Vittorio Emanuele II. Infatti, non sono gli unici, durante le tante avventure avute con altre donne, nascono altri figli, a cui viene dato lo stesso cognome.  E Vittorio Emanuele in questi casi si mostra generoso con doni, provvedendo e interessandosi ogni tanto alla prole. Inoltre, il loro figlio Emanuele Alberto Guerrieri nel 1878 si dedica alla produzione del vino e “fonda la Casa E. di Mirafiore con i suoi tenimenti in Barolo e Fontanafredda”. Ricevendo per i contributi innovativi e la qualità del vino, come il Barolo, molti premi ed esportandolo in tutto il mondo. Le cantine sono presenti anche oggi sul mercato con i vini Alta Langa, Barbera e il Barolo.

Comunque ritornando al Re, nonostante non avesse un bell’aspetto, ha una vita sentimentale piuttosto vivace, e a tale riguardo diventa famosa la frase di D’Azeglio: “Se continua così, più che il padre della patria, sarà il padre degli italiani“. Sono note anche le relazioni con le due attrici di teatro Laura Bon e Emma Ivon. Durante la relazione con Rosina, Vittorio continua ad avere altre donne, ma lei paziente aspetta il ritorno, lo cura, gli prepara delle ottime cene, e gli taglia persino le unghie dei piedi. Quando muore, però la moglie di Vittorio Emanuele nel 1855, è un momento difficile per lui, essendo legato alla moglie da un vero affetto nonostante tutte le sue distrazioni. Superato il periodo di lutto “nel 1858 nomina Rosa Vercellana Contessa di Mirafiori e Fontanafredda, comprando per lei anche il castello di Sommariva Perno”. Nel 1861 con l’Unità Nazionale diventa il primo Re d’Italia. E Rosina si sposta poi negli Appartamenti Reali di Borgo Castello, di proprietà privata del Re, luogo amato dai due e dove lui si ritira anche per dedicarsi alla caccia. Un anno dopo risiedono a villa La Petraia a Firenze e nel 1869 il Re si ammala e nel timore di morire sposa Rosina con un matrimonio morganatico, che non prevede il titolo di Regina e ai figli nessuna successione. Segue un anno dopo il matrimonio civile, ma nel 1878 del nove gennaio il Re muore, e viene seppellito al Pantheon a Roma. A Rosina dopo la sua morte questo non viene concesso, e vive gli ultimi anni a Pisa, con la figlia, la marchesa Spínola Grimaldi a palazzo Beltrami. Quando si spegne il 26 dicembre 1885,  “i figli fecero costruire a Torino Mirafiori Sud una copia del Pantheon in scala ridotta, poi soprannominata il “Mausoleo della Bela Rosin”. Viene poi spostata nel 1972 al cimitero monumentale di Torino, per evitare profanazioni, come sembra sia avvenuto con atti vandalici nel mausoleo in suo onore.

Il Re durante il suo regno a Roma, che diventa la nuova capitale, sceglie per la sua Rusin una residenza sulla Nomentana, la Villa Mirafiori costruita tra 1874-1878, dove si ritira dopo i suoi impegni al Quirinale. Attualmente sede della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza.

Rosina riesce ad avere una grande importanza nella vita del Re. E anche se per alcuni viene definita furbissima, si dubita che le interessasse la corona e il titolo di Regina, ma sembra più probabile che il ruolo raggiunto nella vita del marito fosse già abbastanza, incurante dell’ombra. Infatti, si racconta che all’anniversario della sua morte, invii una corona sulla tomba di Vittorio Emanuele, senza neanche lasciare il suo nome. Quasi a non disturbare con la sua presenza le convenzioni e la nobiltà. In fondo con la loro storia passionale ha vinto resistendo al tempo, e ricevendo  per la sua presenza fedele l’amore del suo Vittorio, che l’ha voluta e pretesa a dispetto di tutto.

Altri tempi e amori quelli vissuti all’epoca anche per le amanti, ripagate per il loro amore con titoli e proprietà. Oggi oltre agli scarsi risultati affettivi, al massimo si possono aggiungere titoli vari in onore e a favore di una brutta nomea.

adv-457
Articoli Correlati
WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com