Di recente, ho avuto il piacere di fare la conoscenza di Pietro. Nel corso della nostra conversazione, tra un argomento e l’altro, Pietro ha condiviso con me una parte significativa della sua eredità familiare: le origini della madre da Zara, una città della Dalmazia che è stata persa al termine della Seconda Guerra Mondiale. Il 10 febbraio, che è designato come il Giorno del Ricordo, è un’occasione particolarmente toccante per lui. In questo spirito di commemorazione e memoria, Pietro ha redatto un volantino, pensato appositamente per i suoi studenti delle scuole medie; un tempo, infatti, si recava presso queste scuole per narrare personalmente la tragica vicenda che ha segnato la storia della sua gente.
I L P E S C A T O R E
Storia di Marcella
Sono qua perché mia madre veniva da Zara e perché ho scritto un libro con la sua storia di profuga.
Ho incominciato a scrivere perché un giorno, trovandomi tra le mani una lettera di nonno Martino, fuggito da Spalato per sottrarsi alle violenze che nel 1920 si abbatterono sugli italiani obbligandoli ad un primo e ancor più dimenticato esodo dalla Dalmazia, quel giorno, leggendo quella lettera, mi è sorta nella mente la domanda “non so neppure perché sono nato a Barlassina”.
Per trovare una risposta, ho scritto della vita di Marcella a Zara, del collegio, del suo diploma di maestra, della guerra voluta dal fascismo, dello Starosta che mandò alla sua scuola un uomo per ucciderla, che si fermò perché parlava la sua lingua, di quel viaggio incredibile, quando, dopo l’8 settembre 1943, per salvarsi lei e Tommaso fuggirono da Cattaro travestiti da contadini, dei bombardamenti a tappeto su Zara, di Pippo, quell’aereo che quando il suo pilota si accorse che la donna che arrancava sul ponte semidistrutto era cinta, smise di sparare, di Marcella che vagava per la campagna toscana con due figlie, una viva, in braccio e una morta in una cassettina alla ricerca di un cimitero tranquillo, tutte tragedie della violenza e della guerra. Un viaggio drammatico, sospeso tra la vita e la morte per arrivare in questo Paese che per oltre quarant’anni si dimenticherà dei suoi profughi, delle loro radici strappate due volte, prima dalla guerra e poi dalla pace.
Così riflettendo su quello che avrei potuto dirvi oggi, mi sono accorto che il viaggio di Marcella non è finito. Perché tornando a Zara abbiamo incontrato il Pescatore, un uomo al quale un altro dittatore, ha inflitto cinque anni di galera perché parlava italiano, per fargli dimenticare qualcosa che nessuno potrà mai cancellare.
Quell’uomo era un croato.
Solo adesso capisco davvero le parole che pronunciò salutando Marcella: “buona sera, mia signora, non ne vedaremo mai più, ma la se ricorda per mi, la prego”. Quel giorno io ero lì, ma non capii nulla, non capii che
il Pescatore come un fiume in piena raccontava il suo dolore, che stava passando a Marcella il testimone della sua tragedia. Per anni senza sapere bene perché, ho custodito quelle parole. Per anni quel viso dagli occhi disperatamente azzurri non mi ha mai lasciato.
Oggi so il perché di quelle parole, so perché la donna che abitava a Zara nella casa di Marcella, ci aprì quella porta e perché quell’insegnante ci lasciò girare nell’aula nonostante avessimo interrotto la sua lezione. Sapevano.
Come il viaggio di Marcella, il Pescatore non finisce all’ultima pagina, perché se oggi sono riuscito ad aprire quella porta, e se Marcella italiana e il Pescatore croato, due Dalmati vittime della violenza e della guerra, sono qui tra noi, penso che quella porta dovrà restare aperta perché la lotta contro le dittature, le guerre e la violenza non finisce mai.
Credo che il ricordo delle foibe, delle bombe e di tutte le violenze, abbia un senso solo se, insieme, vogliamo davvero costruire un mondo senza dittature, senza guerre, senza foibe, senza bombe e senza violenze.
Quel mondo incomincia dove vive un ricordo, incomincia anche da qui.
La Libertà è un fiore che va bagnato ogni giorno con l’amore dell’uguaglianza e della fratellanza.
Se ne volete parlare scrivete a zara@studiopietroprever.it, mob. 349 4359145
Grazie
Pietro Lodovico Prever
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