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Draghi apre a nuove sanzioni contro la Russia

| 25 Marzo 2022 | POLITICA

Indipendenza energetica, sanzioni alla Russia, crisi umanitari dei profughi ucraini. C’è tutto questo sul tavolo dei leader mondiali riuniti in questi giorni a Bruxelles, luogo scelto per gli importanti incontri internazionali di oggi e domani, 24 e 25 marzo: Consiglio europeo, vertice Nato e summit del G7.

Presente a tutti e tre il premier italiano Mario Draghi, che in conferenza stampa dalla capitale belga ha tracciato un bilancio di quanto è uscito dal primo giorno di incontri, caratterizzati da “unità e solidarietà”. Ancora una volta, sia nel vertice Nato che nel G7 “si è mostrata un’unità straordinaria degli alleati nel condannare l’aggressione dell’Ucraina”, dice Draghi.

Al centro delle discussioni nuove sanzioni contro Mosca. “Tanto dobbiamo essere fermi e proattivi con le sanzioni quanto dobbiamo cercare disperatamente la pace”, ha dichiarato Draghi, dicendosi disponibile a “inasprire le sanzioni se necessario”, soprattutto alla luce degli “effetti straordinari” che quelle già approvate hanno avuto sull’economia russa, ormai “indebolita”.

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Un punto sembra certo, nonostante le ripetute richieste del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Non è possibile coinvolgere né Nato né Ue nella garanzia di una no fly zone”, ha detto Draghi. Se si decidesse di farlo, per il diritto internazionale significherebbe entrare direttamente in guerra contro Mosca.

L’intenzione, già chiara a tutti, è stata ribadita ancora una volta dal presidente del Consiglio: “L’Ue vuole diventare indipendente dal gas russo”. Draghi ha sottolineato come “il mercato del gas funziona male, i prezzi son speculativi, servono misure”, anche se di misure specifiche per ora “non si è discusso”. E ribadisce: serve che un aiuto venga “da Canada, Stati Uniti e grandi produttori di gas liquido”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha intanto fatto sapere di aver chiesto di effettuare i pagamenti per il gas russo in rubli, fortemente svalutati a seguito delle sanzioni imposte a Mosca dall’Occidente. Per Draghi si tratta “fondamentalmente di una violazione contrattuale” degli accordi esistenti.

Aumentano i profughi in fuga dall’Ucraina: ormai sono oltre tre milioni gli sfollati. Sul punto, Draghi ha detto che “i numeri dei profughi stanno crescendo in modo impressionante. Da noi circa 70mila, in Polonia milioni, in Romania 3-4cento mila, il dramma umanitario deve essere affrontato al livello non solo europeo ma mondiale, in sede Onu”. Il premier ha poi ribadito “l’impegno” italiano preso “nei confronti della Nato” per aiutare Kiev con spese militari.

Quasi tutte le potenze mondiale sono impegnate, a vario titolo, nella ricerca di una soluzione al conflitto russo-ucraino. Spinosa è la questione della Cina che finora non si è mostrata apertamente vicina alla Russia come si sarebbe pensato, nonostante varie fonti riportino che sarebbe pronta a inviare armi a Mosca.

Pechino non ha però nemmeno dato segni di condanna vera e propria per l’invasione dell’Ucraina. Draghi ha detto che a Bruxelles “non c’è stata nessuna condanna per la Cina, anzi la speranza è che contribuisca al processo di pace”. Il premier ha poi riferito di aver discusso con il presidente Usa Joe Biden “sulla situazione attuale e su quello che l’Italia può fare”.

TAG: Draghi, guerra, Nato, sanzioni, UE
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