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Iride. Una musica da scoprire

| 26 Settembre 2021 | MUSICA

Cosa succede quando non riesci a etichettare un musicista e la musica che crea? Cosa succede quando ascolti un brano e pensi “è un insieme di generi ma non lo riesco a definire”? Niente, non succede nulla, ci si gode la canzone e non si pensa ad altro. E se a volte le definizioni fanno bene, altre sono soltanto qualcosa che rischia di soffocare una creazione in un qualcosa che non le appartiene. Perché l’arte è libera e libera deve respirare. Iride, compositore, cantante e polistrumentista, tutto questo lo sa bene. E con il suo singolo di debutto, “Perdonami”, che uscirà tra meno di un mese, cercherà di esprimere, oltre ai suoi giovani sentimenti, anche un’idea di musica che fa della mescolanza tra generi il suo punto di forza.

Iride, tra un mese uscirà il tuo singolo di debutto. Come descriveresti la tua musica?

È una domanda difficile, devo ammettere. La mia musica è un mix di generi, non ha soltanto un unico riferimento. Avendo la fortuna di lavorare da molti anni nella produzione musicale, infatti, ho potuto innamorarmi di molti generi. E in questo mio progetto, che uscirà a breve, ho preso molti spunti da ogni tipo di musica: il rock, il rock alternativo, l’elettronica e alcune correnti del pop. Definirei le mie creazioni una sorta di “alternative pop”. Sì, alternative pop sarebbe il nome giusto, anche se come genere propriamente non esiste.

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Oltre a cantare e comporre, sei anche polistrumentista e segui le tue tracce in tutti i processi della produzione. Che importanza ha, per te, essere così presente nei tuoi brani?

Certo, nei miei brani curo quasi tutto io e suono tutti gli strumenti. Per me è importantissimo accompagnare una canzone dall’inizio alla fine. Mi ci devo identificare. Una delle cose a cui tengo di più è infatti il sound. Voglio un sound che mi soddisfi fino in fondo. Con alcuni programmi, poi, è più facile trovare un suono accattivante e le giuste vibes elettroniche. Gestisco tutta la produzione anche perché, prima di dedicarmi ad un progetto interamente mio, ho lavorato per anni nella produzione. È un mondo che conosco bene.

Uno studio di Milano, il Real Sound, mi sta aiutando a concretizzare le mie idee. Hanno moltissimi strumenti, moltissima produzione analogica, e questo per me è bellissimo perché io sono fissato con gli strumenti veri. Il Real Sound, poi, è uno degli studi più vecchi di Milano e sa benissimo come entrare in sintonia con noi artisti.

Iride, se dovessi dirci alcune delle tue influenze, quali diresti?

Come ti ho già detto, le mie influenze sono molte. E non saprei da dove cominciare. In questo ultimo periodo, però, i riferimenti più forti sono sicuramente Stephen, Grandson e Adam Jensen. Tutti e tre sono artisti molto presenti nella mia musica. Anche loro non sono facili da definire. Passano dall’alternative rock all’indie e dal pop all’elettronica. Sono tutti generi poco etichettabili.

Come nasce “Iride”, il tuo nome d’arte?

Ero in viaggio in Israele. La nostra guida era una ragazza che aveva due occhi verdi incredibili. Non c’è stato nulla tra noi, nulla di carnale. È stata un’esperienza mentale, di percezione. Lei mi ha insegnato a vedere il mondo in modo diverso. I suoi occhi sono diventati i miei e ho iniziato a percepire il circostante come mai avevo fatto prima. Il mio nome, Iride, nasce quindi dalla nuova visione del mondo che mi aveva trasmesso la ragazza, oltre che dalla bellezza dei suoi occhi, che se ci penso, ancora mi stupisco ed emoziono.

I viaggi…il miglior modo per conoscere gli uomini. So che vai spesso all’estero, anche per i videoclip delle tue canzoni. Com’è nata la passione dei viaggi?

Sì, viaggio molto, sia per lavoro che per piacere. La scorsa settimana, ad esempio, sono stato in giro per l’Europa per diversi giorni. Sono stato in molti posti per i miei videoclip e non vedo l’ora che usciranno, così tutti li potrete vedere. C’è molto lavoro dietro ai videoclip. E poi il viaggio è anche una metafora della ricerca musicale. Viaggio tra molti generi e non mi fermo mai ad un’unica conclusione. Il rock, il pop, l’elettronica, le chitarre, i bassi, la batteria e i suoni sintetici sono come un unico grande viaggio, fatto di più tappe, dove le cose si incontrano, si scontrano e si fondono fino a quando non arriva il sound che piace a me. Che cos’è la musica se non un grande viaggio?

TAG: Iride
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