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Accusato di concorso esterno in associazione camorristica, Cosentino condannato a 10 anni

| 22 Luglio 2021 | CRONACA

Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia, è stato condannato a dieci anni di carcere dalla Corte di Appello di Napoli nel processo in cui era imputato per concorso esterno in associazione camorristica in relazione alla gestione, ritenuta politico-mafiosa dall’accusa, del Consorzio Eco4. Quest’ultimo si occupava nei primi anni duemila di raccolta dei rifiuti nel Casertano.

In primo grado, l’ex coordinatore regionale di Forza Italia era stato condannato dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) a nove anni. Qualche mese fa la Procura Generale aveva chiesto per Cosentino una condanna a 12 anni, con una maggiorazione rispetto al primo grado vista l’entrata in vigore nel 2005 di una normativa che aumentava i minimi edittali per i reati mafiosi.

Secondo i giudici di secondo grado, l’ex sottosegretario è stato il referente nazionale del clan dei Casalesi fino al 2009, mentre in primo grado veniva considerato referente fino al 2004. Per i pm antimafia il “rapporto” con il clan sarebbe iniziato a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Dell’indagine resta famosa la frase “l’Eco4 song io”, che Cosentino avrebbe detto nel corso di un incontro al pentito dei Casalesi Gaetano Vassallo, e di cui quest’ultimo ha parlato durante l’esame tenuto al processo di primo grado.

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Una frase emblematica, rivelatrice, secondo l’accusa, del potere di condizionamento esercitato dall’ex sottosegretario sul Consorzio intercomunale dei rifiuti Ce4, ente pubblico che sentenze giudiziarie hanno riconosciuto come infiltrato dalla camorra attraverso gli imprenditori collusi Sergio e Michele Orsi (il primo condannato e il secondo ucciso dall’ala stragista dei Casalesi il primo giugno 2008), che avevano formato con il Consorzio la società mista Eco4, la quale effettuava la raccolta rifiuti in una ventina di comuni del Casertano.

Un sistema politico-mafioso di cui Cosentino era il garante, secondo le accuse, in virtù di rapporti storici – riferiti da diversi pentiti – con i capi in particolare delle famiglie Schiavone e Bidognetti. Dopo la sentenza di primo grado, nonostante i nove anni inflitti, la Dda di Napoli ha presentato comunque appello ritenendo che l’appoggio di Cosentino al clan fosse andato avanti anche oltre il 2004, almeno fino al 2009, saldandosi con le condotte contestate in altre due indagini antimafia successive che hanno coinvolto Cosentino, ovvero il “Principe e la Ballerina” e l’inchiesta “carburanti”. Nei processi scaturiti dalle due indagini, l’ex sottosegretario è stato condannato in primo grado ma poi recentemente assolto, in entrambi i casi, al termine dell’appello.

Durante l’appello è stato ascoltato il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, figlio primogenito del capo dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone, che ha lanciato accuse a Cosentino fornendo versioni in parte discordanti rispetto a quanto dichiarato in altre sedi su alcune circostanze, come l’appoggio elettorale del clan a Cosentino. La condanna odierna si aggiunge a quella definitiva a quattro anni di carcere inflitta a Cosentino per la corruzione di un agente del carcere di Secondigliano (Napoli) e a una seconda a dieci mesi per diffamazione e violenza privata nei confronti dell’ex governatore della Campania Stefano Caldoro.

“Credo che sia una sentenza profondamente sbagliata perchè sono convinto che Cosentino sia assolutamente innocente”. Così l’avvocato Agostino De Caro, che difende Cosentino insieme a Stefano Montone ed Elena Lepre. “Aspettiamo di leggere le motivazioni per impugnarle”, conclude De Caro.

TAG: camorra, Forza Italia, Nicola Cosentino
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