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Attenti, l’Europa vede le carte

A far saltare il banco potrebbe essere un signore che si chiama Lemaître
| 10 Gennaio 2021 | POLITICA

Siamo passati da 153 a 13 pagine. Forse, taglieranno ancora. Siamo passati dal 60% investimenti pubblici e 40% incentivi a 70% investimenti pubblici e 30% incentivi. Forse, auspichiamo, taglieranno ancora i secondi. Siamo passati da poco più del 5% di investimenti pubblici per il Mezzogiorno (4,5 su 74 miliardi) a una promessa del 50% ma senza l’indicazione dei due numerini in valori assoluti. Bisogna andare sulla fiducia.

Siamo passati da un capitoletto “coesione territoriale” dentro le sei missioni strategiche alle dichiarazioni programmatiche di un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che “persegue il riequilibrio territoriale e il rilancio dello sviluppo del Sud come priorità trasversale a tutte le missioni”.

Ci sono i tre indici nuovi (giovani, donne, Sud) e si ha gioco facile a sostenere che tutti e tre gli indicatori fanno sì che la bussola indichi Sud. Potremmo continuare, ma ci fermiamo qui. Perché con le parole potremmo finire con il raccontare un libro di sogni che non vedremo mai. La nostra aspettativa è, invece, l’esatto contrario e intendiamo perseguirla.

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Per tale ragione vogliamo lodare il lavoro di regia e di indirizzo dei ministri Gualtieri, Amendola e Provenzano perché tutti insieme hanno prodotto un lavoro che certifica quello che noi abbiamo detto in assoluta solitudine per mesi. La prima bozza del Recovery Plan si inseriva nel solco di una tradizione ventennale miope di abolizione del Mezzogiorno dalla spesa pubblica sociale e di investimenti. Hanno detto la verità: riconosciamo che ripartiamo da zero perché zero c’era nella prima bozza.

Avviso ai naviganti. In questa partita, che è la partita del futuro dell’Italia, noi ci muoviamo come i giocatori di poker che vogliono sempre vedere e non accettano i giocatori che bleffano. Avvertiamo altresì tutti che a far saltare il banco potrebbe essere un signore che si chiama Marc Lemaître, che fa il direttore generale per la coesione dell’Europa, perché ha già detto che facciamo troppi pasticci con i fondi europei e ha richiamato formalmente l’Italia matrigna che continua a non mettere il suo per il Sud se non addirittura a togliere per dare al Nord. Ha detto chiaro chiaro: se continuate così, non vi diamo più niente.

Allora, punto uno. Perché per dare al Sud quello che gli spetta si debbono prendere 20 miliardi di fondi di coesione 2021/2027 che sono già del Sud? Dite che lo fate per anticipare e qualificare l’uso delle risorse, ma chiarito che apprezzo lo sforzo e che tali risorse non sono aggiuntive, mi chiedo, che facciamo se l’Unione europea dice che i due programmi non possono essere finanziati insieme? Si è capito o no che il Recovery Plan finanzia solo gli stati di avanzamento dei lavori e serve, quindi, la certezza della fattibilità?

D’accordo, ora così ci sono i soldi per l’alta velocità ferroviaria al Sud che voi dicevate che c’erano e noi no, ma perché, mi chiedo, bisogna sempre seguire le vie traverse? Perché non si dice mai splittiamo dai fondi del Recovery la stazione interrata di Firenze o le tante opere clientelari del Nord e, con quei soldi, facciamo in concessione i treni veloci al Sud senza esporci al rischio che l’Europa ci fermi perché abbiamo cumulato fonti di finanziamento che non possono stare insieme?

Perché con i treni – dove il Sud ha avuto zero e il Nord tutto – come con la banda larga, la scuola, la ricerca, gli asili nido e la sanità – dove al Sud sono stati negati i diritti di cittadinanza – non si può fare una scelta chiara di coerenza meridionalista come preannunciano senza seguito effettivo le dichiarazioni programmatiche?

Voglio dire che quel 50% stimato perché non si può prendere dal fondo perduto europeo, magari elevato al 60/70%, come vuole la Commissione che ce li dà così generosamente proprio perché esige che si facciano investimenti pubblici nel Mezzogiorno?

Pensare che l’Europa lo vuole, ma l’Italia dovrebbe chiederlo ancora prima! Invece continuano i soliti giochetti e, per fare gli investimenti al Sud che servono a salvare l’Italia, bisogna continuare a fare i giri larghi perché c’è sempre qualcuno nell’ombra che ha deciso che i porti di Trieste e di Genova valgono di più di quelli di Napoli, Bari, Taranto e Gioia Tauro. Giochetti anche stupidi perché la cassa pubblica europea non è come quella pubblica italiana.

Qui i raggiri di casa nostra non incantano nessuno. Per cui ciò che spetta al Sud non verrà mai regalato al Nord e l’Italia intera prigioniera del ventennale miope egoismo avrà perso la sua ultima chance. Coraggio, ministri Gualtieri, Amendola e Provenzano, abbiamo preso la strada giusta, andiamo dritti, evitiamo le strade di montagna. Fatelo perché è giusto, ma anche perché cambiando itinerario c’è il rischio di non potere ritornare più a valle.

TAG: Europa, Recovery Plan, Sud
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