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Verso una folle guerra tra femminismo radicale e incel

| 26 Novembre 2020 | ATTUALITÀ

L’inchiesta sul mondo degli incel mi ha portato ad analizzare un micromondo su internet dove questi uomini senza donne (o presunti tali) sfogano la loro repressione contro una società dominata, a loro dire, dalle donne.

Contro questa visione del mondo estremista si scagliano quelle che dovrebbero essere, anche qui a loro dire, le peggiori nemiche degli incel: le TERF (Trans-exclusionary Radical Feminist) dette da molti, impropriamente “radfem”, femministe radicali.

Queste ultime, chiamate con disprezzo da incel, e non solo, “nazifemministe”, sono un sottogruppo di donne (o presunte tali) con una visione estremista del sesso e del ruolo della donna in società.

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Palestra dello scontro tra questi due mondi è Twitter, dove elementi dei due sottogruppi si insultano dietro profili anonimi. A ogni insulto di una femminista radicale contro gli incel, o viceversa, altri della stessa fazione non perdono tempo a mettere il like o a retwittare lo sfogo.

Dietro questi due pittoreschi gruppi si nascondono però messaggi pericolosi, seppur percepiti dai più come ridicoli.

Se per incel si intende semplicemente i maschi etero che non riescono a trovare una compagna, l’ala presente in rete degli incel è quella più agguerrita, contro la società che favorisce le donne, contro le donne stesse e perfino contro quegli uomini che decidono instaurare una relazione stabile, definiti “zerbini” e quindi sottomessi al genere femminile. Su siti come ilforumdeibutti possiamo leggere catalogazioni del genere femminile tutte incentrare sull’aspetto fisico: il carattere di una donna, il suo livello culturale o quello economico sembrano non avere alcuna importanza. Conta solo la bellezza, dove si va dalla “cessa obesa” alla “figa”, con valutazioni scolastiche che vanno dal 10 allo 0. Peggio ancora possiamo trovare sul Redpillatore, dove addirittura viene chiesto di introdurre una tassa sulla vagina, per far pagare alle donne il presunto vantaggio che avrebbero nella nostra società. Tra proposte assurde, non mancano nemmeno messaggi di pietà o solidarietà verso assassini come Elliot Rodger, che nel 2014 uccise negli Stati Uniti 6 persone professandosi incel, o Antonio De Marco, il killer di Lecce.

Dal lato del femminismo più estremo possiamo leggere sui loro canali un odio verso i transessuali, accusati di comportarsi da donna pur non avendo la vagina. Le “nazifemministe” odiano la pornografia e la prostituzione, paragonando entrambe allo stupro. Per loro qualsiasi uomo che va a prostitute o recita in un film porno in realtà commette abuso sessuale. Questo nonostante molte prostitute e pornostar siano orgogliose del loro lavoro, che ovviamente non viene considerato tale. Non sono stati risparmiati insulti alla storica prostituta-sindacalista Pia Covre, già candidata comunista, sostenitrice del diritto della donna a prostituirsi. Gli attacchi vanno anche alle pornostar, ignorando il grande lavoro culturale portato avanti da pornostar femministe come la statunitense Candida Royalle o la francese Ovidie Becht. Non si capisce perché i pornoattori o i gigolò non vengano definiti come “stuprati” e l’odio di queste donne (e forse anche uomini) arriva perfino ad attaccare le operatrici sessuali che procurano orgasmi ai disabili.

Tutti gli incel per le nazifem sono potenziali stupratori e odiatori di donne. Nel precedente articolo avevo provocatoriamente invitato gli incel a chiedere di entrare nella comunità LGBT. La loro presenza non è benvoluta dai più, non solo dalle frange estreme del femminismo. Per loro però, la frustrazione degli incel è motivo d’orgoglio e in un momento delicato della nostra Storia, in cui i rapporti tra i due sessi sono tesi, l’odio verso, non solo chi già odia, ma anche verso chi è solamente frustrato, può solo causare danni alla nostra società. Per le femministe radicali non può esistere diritto al sesso. “Non scopi? Peggio per te, fallito”. A questo attacco andrebbe però corrisposto il messaggio lanciato da Amnesty International, secondo cui “il sesso è un bisogno umano fondamentale e la criminalizzazione di coloro che, non essendo in grado di soddisfare tale necessità attraverso i metodi tradizionali, sono costretti a rivolgersi al sesso mercenario, costituisce una violazione del diritto alla privacy e una minaccia alla libertà di espressione e di salute”. La prostituzione ha chiaramente una funzione sociale, lo è da secoli, e la sua regolamentazione aiuterebbe molte donne a liberarsi dallo sfruttamento e molti uomini a poter vivere una propria sessualità nel pieno della legalità.

Dal lato opposto, sui siti per incel troviamo un odio atavico verso il femminismo e verso il ruolo della donna. In questi siti l’attenzione va solo all’aspetto fisico, e chi non trova una compagna si trova solo perché non affascinante. Molti di loro si rifanno alla teoria LSM (Look, Status, Money) dove chi ha valori alti in questi tre parametri di giudizio avrà più possibilità di trovare donne e più affascinanti. Per questi incel conta solo la il look (quindi l’aspetto fisico), lo status (la posizione sociale) e la propria ricchezza. Il livello culturale, l’arguzia sembrano essere ininfluenti. Non a caso sul Redpillatore si può leggere che la donna dice di volere un uomo sensibile e colto e poi invece finisce a letto con un bullo violento (per la cronaca uno degli assassini di Willy Monteiro).

Questi incel danno tutta la colpa del loro insuccesso all’aspetto e non al comportamento. Ma questa visione si scontra con quella di tanti analisti, che mettono la fisiognomica dietro la psicologia. Uno degli psicologi italiani che ha seguito il fenomeno incel, Marco Crepaldi, ha focalizzato i suoi studi proprio sull’errore che a suo avviso commettono i celibi involontari: pensare che tutto ruoti attorno all’aspetto (che mantiene comunque la sua importanza) e non capire che il loro principale handicap nell’approccio con l’altro sesso sta nella loro insicurezza e in determinati comportamenti che vengono percepiti come repulsivi dalla maggioranza delle donne etero.

Psicologi ed esperti possono spiegare che forme di depressione o frustrazione possono portare a certe affermazioni. Quello che è certo è che questi discorsi in rete sono frequenti, seppur le pagine social di incel e radfem hanno pochi follower. Il loro proselitismo però è dannoso e quindi sarebbe il caso di valutare una chiusura di siti e pagine social in cui vengano pubblicati messaggi di odio verso la donna o verso l’uomo. In questo caso il mito della caverna di Platone andrebbe elaborato al contrario, lasciando nelle tenebre tanti e tante persone sole che finendo per conoscere certi messaggi potrebbero esasperare la loro già precaria condizione.

I nostri leoni da tastiera che da dietro un PC o uno smartphone insultano lo schieramento opposto hanno spesso problemi di relazionarsi con gli altri. La pandemia mondiale che ha ridotto a tutti i rapporti umani non ha certo aiutato. Si sta rafforzando l’isolamento sociale e non pochi incel o radfem rischiano di diventare “hikikomori”, termine giapponese che definisce coloro che rifiutano la vita sociale. Chiusi nelle loro abitazioni, preferiscono dei like da parte di loro simili al confrontarsi di persona col prossimo. Contando che in Italia la prima causa di fidanzamento restano ancora gli amici in comune, chi rifiuta le conoscenze dal vivo e resta chiuso in casa avrà senz’altro maggiori possibilità di diventare incel.

Gli incel repressi e depressi vanno aiutati. Anche per distoglierli da certe community cancerogene per loro e per gli altri. Al tempo stesso anche certo femminismo che poi femminismo non è (tanto da essere ostile verso parecchie frange della comunità LGBT) va isolato e represso. Da dietro un nickname si possono leggere troppi messaggi violenti. Troppe parole violente possono favorire qualche gesto inconsulto. Negli USA, patria dei neologismi incel e radfem, delle stragi legate a questi fenomeni ci sono già state. L’Europa, da più di settant’anni a questa parte, tende a far arrivare con qualche anno di ritardo ciò che prima passa da Oltreoceano.

TAG: Candida Royalle, femminismo, hikikomori, incel, LSM, Marco Crepaldi, nazifemminismo, Ovidie Becht, Pia Covre, radfem, redpill, terf
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