martedì, Ottobre 20, 2020
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La grandezza nelle parole di Nanni Moretti: “Ogni scarpa una camminata, ogni camminata una diversa concezione del mondo”

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Originale, unico, grande, ironico e pungente Nanni Moretti, regista, attore, produttore, che dagli anni Settanta inizia la sua carriera cinematografia donando la sua visione personale,  idee e immagini in cui riconoscersi e sentirsene parte. Le sue affermazioni tratte dai suoi film o interviste sono oggi delle massime, che per chi l’ha amato e seguito ritornano nella mente,  sempre attuali e vere. Basta ricordarne alcune: ”Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone: mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza”. Oppure “Tutto dipende da me… e se dipende da me sono sicuro che non ce la farò.” O ancora in Aprile verso D’Alema “di’ una cosa di sinistra”…, reagisci”, che diventa un coro di voci. E dopo la sconfitta ammette: “La sera del 28 Marzo, del 1994, dopo la vittoria della destra, per la prima volta in vita mia mi feci una canna!”.

Parole le sue che la memoria ripete soprattutto dopo la notizia di un Nanni Moretti a ferragosto, sulla sua vespa, che gira per il quartiere Prati, come in Caro Diario e proprio come uno “splendido” sessantasettenne. E nel rivederlo anche solo di schiena, quanto manca il suo pensiero, le battute e le ossessioni! Tanto! Un artista  che nonostante la straordinarietà come regista e attore impegnato e irripetibile, afferma di sentirsi “inadeguato, anzi più passa il tempo e più mi sento a disagio. Non posso farci niente”. E anche in queste fragilità si nota la sua grandezza.  “Siamo uguali agli altri, siamo diversi ma siamo uguali agli altri”. Eppure, Moretti non somiglia a nessuno a parte se stesso, un carattere che trasforma le sue stranezze e passioni in arte. Uno specchio per tanti.

Giovanni Moretti nasce il 19 agosto 1953 a Brunico per caso, durante un periodo di vacanza dei genitori romani. Il padre Luigi è uno storico dell’antichità classica  e la madre professoressa di Lettere di origine napoletana Agata Apicella. Ha un fratello Franco e il cognome della madre viene usato anche nei suoi film. Cresce nel quartiere Trieste a Roma, ma poi si sposta Monteverde. Tra le sue passioni il cinema e la Pallanuoto, riconosciuto come “un ottimo giocatore”.  Inizia invece a frequentare il cinema intorno ai quindici anni, andando “soprattutto al Nuovo Olimpia”. “La mattina la scuola, fatta pigramente, non ero tanto bravo, il pomeriggio al cinema e la sera al Foro Italico a giocare a pallanuoto. Questa era la mia giornata tipo a 15 anni”. E finito il liceo matura la convinzione di dedicarsi al cinema come attore e regista, anche se sembra ancora “un’idea molto vaga”, diventa poi un debutto originale e concreto, fatto con coraggio e tanta tanta personalità.

Le prime riprese risalgono agli anni Settanta come il cortometraggio ironico La sconfitta,  e il mediometraggio Come parli frate? Usa per le riprese una cinepresa Super 8, sembra acquistata con la vendita della collezione di francobolli. E sempre con la stessa Super 8 esce nel 1976 Io sono un autarchico, con i primi riscontri e seguito da nuovi successi come Ecce bombo due anni dopo, e poi Sogni d’oro, Bianca, La messa è finita, Palombella rossa, Caro diario, Aprile. Con le “commedie politiche Aprile e Il caimano si accosta sempre più alla critica delle questioni sociali”. Tanto da aggiungere: “Non capisco perché Berlusconi abbia ringraziato gli italiani dopo le elezioni. Gli sarebbe bastato ringraziare Bertinotti.”

Fino ad arrivare a un’evoluzione più matura nel 2000 con La stanza del figlio, Habemus Papam, Mia madre e i documentari. I suoi film sono diventati dei cult, indimenticabili con uno sguardo costruttivo e insolitamente Unico, in una narrazione personale, critica e ironica. Tra i film a cui ha partecipato come attore: Padre padrone, Il portaborse, Caos calmo. E gli attori che hanno lavorato spesso con lui come: Silvio Orlando, Marco Messeri, Laura Morante e Margherita Buy. Dichiara al riguardo che: “quando scelgo un attore, scelgo la persona, e se non conosco la persona non scelgo”. 

Fonda la casa di produzione Sacher Film con Angelo Barbagallo e da cui poi si separa. Il nome per chi lo conosce Sacher, non è certo casuale, ma un omaggio al suo dolce preferito citato in Bianca. E per chi non  conosca la torta, la frase sorge spontanea: “Va beh, continuiamo così, facciamoci del male!”. Ormai frasi storiche nel linguaggio comune e se ne attendono nuove nei progetti futuri. In lavorazione il nuovo film Tre piani, con la bravissima Margherita Buy e Riccardo Scamarcio.

Per quanto riguarda la vita privata resta sempre molto discreto per fortuna, confermando la sua innata eleganza, anche dopo il divorzio da Silvia Nono, da cui ha un figlio Pietro, presente nelle riprese di Aprile.  Le sue posizioni politiche invece vicine, “da sempre agli ideali di sinistra nel 2001, facendosi portavoce di una diffusa posizione critica”, di entrambi gli schieramenti e  “promotore del movimento dei Girotondi”.

Nei suoi film come non ricordare le insicurezze in Ecce Bombo: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”, e quanti non hanno pensato la stessa cosa e tentennato nella loro giovane età. O la goduria davanti a un gigante barattolo di Nutella in totale estasi. E le giuste osservazioni verso i luoghi comuni e le frasi fatte,  che sfata nel ruolo di Michele Apicella interrogandosi: <<I miei studenti poi mi dicono: “Io piuttosto che entrare in banca m’ammazzo”. Ma cos’è quest’odio verso la gente che lavora, verso il cartellino? E poi parlano con disgusto di quelli che vanno al mare, a Ostia, a fare il bagno…>>. In effetti cosa c’è di male nel mare di Ostia? Mah o boh!

E ancora la bellezza nelle sue ossessioni come le case da visitare pur non dovendole acquistare. Quella sulle scarpe, le varie tipologie che corrispondono ognuna a una particolare personalità,  come quelle “scalcagnate dietro, quasi a pantofola”, che gli danno “senso di sporcizia, di sfacciataggine”. Le scarpe rivelatrici e i mocassini, il suo ideale con le gonne a pieghe modello collegiale. “Ogni scarpa una camminata, ogni camminata una diversa concezione del mondo”. Il discorso sull’amicizia dal commissario: “Gli amici ti deludono, la gente normale no… Perché io mica divento amico del primo che incontro. Io decido di volere bene, scelgo. E quando scelgo, è per sempre!”. Perché: “Quelli che si vogliono bene non devono perdersi”.

I film di Nanni Moretti sono parte di un’unica sequenza come lui stesso dichiara: “un capitolo di uno stesso romanzo”, usando negli anni una “specie di slogan: io vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente sempre più bello”. Anche il modo ironico di raccontare la malattia, un Linfoma di Hodgkinin diventa esemplare in Caro diario con le sue vicissitudini. Il male poi ritornato nel 2016, ma per fortuna sconfitto ancora e speriamo disperso per sempre. Toccante, ironico e istruttivo il resoconto nel film, un calvario nell’individuare la malattia e la chemioterapia documentata. Spesso valutata da grandi luminari anche come  ansia.  Per poi concludere, dopo averla sconfitta di aver compreso due cose nel ritorno a una sana normalità:

“La prima è che i medici sanno parlare, però non sanno ascoltare… La seconda cosa che ho imparato è che la mattina, prima della colazione, fa bene bere un bicchiere d’acqua!”.

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