mercoledì, Ottobre 21, 2020
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La Guardia di Finanza copia i dati del telefono del governatore Fontana

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Gli uomini della Guardia di Finanza di Pavia si sono recati nell’abitazione del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, per eseguire una copia forense dei contenuti, in particolare della messaggistica, del suo cellulare nell’ambito dell’inchiesta che vede al centro l’accordo tra DiaSorin e il Policlinico San Matteo per lo sviluppo dei test sierologici e molecolari per la diagnosi del coronavirus.

I militari hanno effettuato la stessa operazione anche sul cellulare di Giulia Martinelli, responsabile della segreteria del presidente lombardo. Nessuno dei due risulta indagato nell’indagine avviata dal Procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, che invece vede tra le persone iscritte i vertici sia dell’istituto di ricerca pavese e sia della multinazionale di ricerca in campo farmacologico.

La Gdf di Pavia, nell’inchiesta sull’accordo Diasorin-San Matteo sullo sviluppo dei test sierologici per il Covid, ha effettuato copia forense anche del telefono dell’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera. La stessa operazione, tra l’altro, è stata eseguita oggi, da quanto si è saputo, anche nei confronti di diverse altre persone, tra cui alcuni funzionari della Regione.

“Il presidente Fontana non è indagato, ha subito una perquisizione presso terzi. Non gli è stato sequestrato nulla”. È quanto ha voluto precisare il legale del governatore lombardo, l’avvocato Iacopo Pensa, secondo il quale “è grave che la perquisizione sia avvenuta con modalità non pertinenti alle finalità dell’operazione, con un decreto non circostanziato ma applicabile a chiunque e con evidenti criticità di carattere costituzionale, vista la ovvia presenza di conversazioni di carattere istituzionale nel cellulare del presidente Fontana”, ha sottolineato.

“Sarebbe stato sufficiente un invito a fornire i dati telefonici per raggiungere il medesimo risultato investigativo. Valuteremo – ha concluso Pensa – l’opportunità di impugnare il provvedimento per una verifica giurisdizionale sulla correttezza formale e sostanziale dell’atto disposto”.

A fine luglio, le Fiamme gialle avevano già perquisito uffici e abitazioni nell’ambito dell’indagine aperta per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e peculato.

“La scelta operata dal policlinico San Matteo di procedere a un accordo diretto con Diasorin, tra i tanti operanti sul mercato, è apparsa subito viziata – avevano scritto nel decreto di perquisizione il procuratore aggiunto di Pavia e il pm Paolo Mazza, che coordinano l’inchiesta – da un evidente conflitto d’interessi in capo al professor Baldanti, che ricopriva contemporaneamente il ruolo di responsabile scientifico del progetto di collaborazione Fondazione San Matteo e Diasorin e la carica di membro del Gruppo di lavoro del Consiglio superiore di sanità presso il Ministero della salute competente per la valutazione del test”.

Secondo i magistrati, sarebbero stati inoltre “utilizzati beni mobili, materiali (personale, laboratori e strumenti) e immateriali (conoscenze scientifiche tecnologiche e professionalità), sottratti alla destinazione pubblica per il soddisfacimento di interessi privatistici”.

Gli stessi pm negli atti hanno parlato della necessità di far luce sui “legami politici” che possono aver influito sulla scelta della Diasorin come partner del San Matteo. “Occorre riferire – hanno scritto – che la Diasorin spa, oltre alla sede di Saluggia (Vercelli) ha uffici nell’Insubria Biopark a Gerenzano (Varese)”, dove “si trova la sede legale della Fondazione Istituto insubrico il cui direttore generale è Andrea Gambini, già commissario della Lega varesina e presidente della Fondazione IRCCS Carlo Besta”.

A metà luglio, il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso del San Matteo e di Diasorin, aveva sospeso gli effetti della sentenza con cui il Tar della Lombardia aveva azzerato l’accordo.

Anche in Procura a Milano è aperto un fascicolo sulla scelta di Regione Lombardia di incaricare con affidamento diretto la multinazionale per la sperimentazione dei test sierologici.

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