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I Grandi uomini sconfitti da invisibili e letali batteri

| 8 Aprile 2020 | CULTURA

Sono stati molti i personaggi nella storia come imperatori, pittori e scrittori, che nonostante i grandi successi, conquiste e talenti cadono vittime d’invisibili e letali batteri nella loro epoca. Tra questi l’Imperatore romano Marco Aurelio Antonino Augusto, sembra sia morto di peste, ma non è sicuro o almeno non per tutti.

Nato a Roma il 26 aprile 121 d.C., durante il suo regno si trova tra epidemie e molte difficoltà come riporta Cassio Dione: <<Non ebbe la fortuna che meritava, perché non era fisicamente forte e poiché dovette affrontare, per la durata del suo regno, numerose difficoltà. Proprio per questo motivo lo ammiro maggiormente, in quanto egli, in mezzo a difficoltà insolite e straordinarie, non solo sopravvisse ma salvò l’impero>>.

Conosciuto come un uomo saggio, equilibrato e rappresentante dello stoicismo, che dimostra in più occasioni sostenendo che l’uomo non deve diventare “vittima… della paura della morte o del dolore”. I suoi scritti sono raccolti e pubblicati postumi con il titolo “A se stesso”, che diventano una grande opera letteraria e filosofica.

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Quando muore il 17 marzo del 180, ha cinquantanove anni, e il luogo come la malattia risulta incerta, per alcuni si spegne a Vindobona, la Vienna di oggi e per altri a Sirmio, l’attuale città Sremska Mitrovica serba. Il figlio Commodo che gli succede purtroppo, non mostra la grandezza e continuità, dedito ai giochi dei gladiatori e molto meno alla politica.

La malattia contagia anche l’Imperatore Bizantino Giustiniano I, detto il “Grande”, che nasce a Tauresio l’11 maggio del 482 d.C. e regna dal 1 agosto 527, considerato questo un “periodo d’oro” e l’ultimo imperatore d’Oriente. Dimostra particolari doti militari di conquistatore e stratega. Appassionato anche di filosofia e diritto, consegna alla storia il “Corpus iuris civilis”, la sua raccolta normativa delle leggi romani, fondamentali nel diritto civile.

Sposa Teodora, con un passato da attrice ed ex prostituta, imponendola alla famiglia e cambiando la legge, che vieta di sposare “serve e attrici”. Giustiniano muore a Costantinopoli il 14 novembre del 565 d.C., durante la sua ultima campagna militare per aver contratto la peste bubbonica, che è anche “una delle cause della fine dell’Impero d’Oriente”.

Invece, il Faraone Ramsete V, morto intorno all’11-5-1144 a.C., che regna per soli quattro anni, è possibile sia morto per vaiolo. Infatti, dalla sua mummia scoperta nel 1898, e dai segni lasciati sul volto, risulta il “rash pustoloso” della malattia, che aiuta anche a risalire all’insorgenza del vaiolo, presente a quanto pare già nel secondo millennio a.C. Comunque non è certo l’unico dei regnanti a essere infettato di vaiolo.

Il Re di Francia Luigi XV è un’altra vittima, e sembra che durante la malattia, l’unica a restargli accanto e a sfidare la morte sia la sua ultima e disinvolta amante, la contessa Madame du Barry. Il Re nato a Versailles (15-2-1710),  diventa sovrano a soli cinque anni, attuando una politica debole, che porta successivamente la Francia alla Rivoluzione.

Durante il suo regno ottiene successi militari, ma anche molte perdite dei territori dell’impero coloniale. Nonostante sia stato definito dal popolo i primi anni del regno “Beneamato”, in seguito perde quella popolarità, e alla sua morte (10-5-1774), il funerale non viene reso pubblico, per evitare l’esultazione dei sudditi. Situazione tra l’altro già accaduta con Luigi IV, suo predecessore.

Invece, per quanto riguarda gli artisti morti per malattie infettive da ricordare il pittore  Giorgione, classe 1478, che si spegne a Venezia a trentadue anni il 17 settembre del 1510, sempre per peste. Nonostante la breve vita e il carattere “sfuggente e misterioso”, riesce a farsi ricordare per la sua arte e a influenzare altri artisti. I suoi straordinari dipinti la Tempesta, il Tramonto, le Tre età dell’uomo.

Anche Tiziano Vecellio, il pittore conosciuto con il solo nome, nato a Pieve forse nel 1480, muore il 27 agosto del 1576 a Venezia a causa della peste, alla giovane età di novantasei anni. S’ispira alla pittura di Giorgione e a lui si deve il noto rosso Tiziano, i colori cromatici e gli effetti di luce. I suoi dipinti sono caratterizzati da donne sensuali e femminili e immortala con il suo pennello molti personaggi storici. Tra le sue opere si ricorda la Venere di Urbino, l’Imperatore Carlo V, il Concerto campestre.  Purtroppo i virus non indietreggiano neanche davanti ai talenti, la luce e i grandi capolavori su cui svettano vittoriosi.

Ma la peste e il vaiolo non sono gli unici sterminatori letali, e considerando che ogni epoca ha la sua epidemia, nel 1918 arriva l’influenza spagnola, con milioni di morti. Tra questi il poeta, scrittore Guillaume Apollinaire, nato a Roma il 26 agosto 1880, che con la sua penna non solo arricchisce la letteratura francese, ma la rinnova.

La sua personalità contraddittoria, estrema, la vita sregolata e il suo talento lo rendono un poeta moderno, nuovo. Tra i suoi illustri amici Picasso e Ungaretti e le tante opere famose come  la raccolta di poesie il Bestiario o corteggio di Orfeo, Alcools. E i famosi Calligrammi, in cui l’artista con le sue parole disegna il tema principale un oggetto o una figura nel componimento poetico, rendendo la poesia visiva.

Altri pittori muoiono per lo stesso male come Egon Schiele, lo scrittore Edmond Rostand creatore di Cyrano de Bergerac e il sociologo Max Weber. Grandi perdite, e altre ne seguono con i nuovi virus come l’attuale CoVid-19 in attesa di vaccini, per ritornare a una vita semplice e normale.

In fondo per vivere bene basta poco nella bellezza e ripetizione di gesti semplici e noiose abitudini, in una serena e cadenzata normalità a cui ora si aspira. Per liberarsi di guanti, mascherine e seguire con lucidi occhi un abbraccio vero e carnale. E nell’enfasi ripetere le parole di Apollinaire e il valore del poco, la sintesi che si incastra nella linfa del cuore:

In casa mia desidero

Una donna fornita di ragione,

un gatto che passi tra i libri,

amici in ogni stagione

senza i quali non posso vivere.

TAG: #culturale
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