In Mostra la Casa-Museo di Alberto Sordi, che tanto lo ha reso felice

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Quest’anno ricorre il centenario della nascita del grande attore, regista, scrittore, doppiatore, cantante Alberto Sordi, considerato tra i più brillanti artisti del cinema italiano e particolarmente amato, per il carisma verace e la sua versatilità.

L’anniversario, promosso dalla Fondazione Museo Alberto Sordi,  viene celebrato con una Mostra nella sua Villa romana, aperta al pubblico dal 7 marzo al 29 giugno, in via Druso 45, con la straordinaria vista di “Caracalla e il campanile romanico con le mura”,  tanto amata dall’attore. La Villa acquistata da Albertone, nel 1958 dove ha vissuto fino alla sua morte nel 2003, viene costruita dall’architetto Clemente Busiri Vici nel 1930, e abitata prima dal gerarca fascista Dino Grandi.

La celebrazione dell’attore, offre la possibilità di ammirare e conoscere oltre l’artista e il grande uomo, le stanze private, la sua collezione d’arte, il teatro, i ricordi,  le foto e le dediche di personaggi famosi. Il luogo, custodito gelosamente, dove ha vissuto “felice”,  con le sue sorelle Savina e Aurelia, i suoi cani, tra tante passioni, le donne e il rimpianto di non aver avuto figli. In lavorazione tra l’altro,  anche un film prodotto dalla RAI, sulla sua vita con Edoardo Pesce.

Albertone, nato a Roma il 15 giugno del 1920 nel quartiere di Trastevere, da madre insegnante Maria e il padre Pietro strumentista e professore di musica, vive la sua infanzia a Valmontone. Da giovane canta come soprano nella Cappella Sistina e recita nel teatro della scuola di Armando Diaz. Ma presto abbandona gli studi,  iniziando la carriera in teatro, la radio,  nel cinema come comparsa e doppiatore anche di Olio, Oliver Hardy. A Milano s’iscrive a un corso  di recitazione all’Accademia dei filodrammatici, ma viene espulso per il suo accento dialettale e torna a Roma.

Si diploma in seguito da privatista come ragioniere e debutta come comparsa in Scipione l’Africano. Albertone, arriva al successo con Federico Fellini I vitelloni e Lo sceicco bianco, a cui  seguono altri film:  Un giorno in pretura, Un americano a Roma, La grande guerra,  Il vedovo, Il Vigile interpretando l’integerrimo Celletti. In coppia con l’altrettanto comica e straordinaria Monica Vitti in diversi film bellissimi: Polvere di stelle,  Io so che tu sai che io so, Amore mio aiutami, diretti da lui, che lo consacrano   a  genio della commedia italiana.  E altri film come: Tutti a casa, Un borghese piccolo piccolo, Il marchese del Grillo, Io e Caterina,  In viaggio con Papà, in tutto circa centonovanta.

Ha rappresentato con i suoi film l’uomo medio italiano con i suoi vizi, le sue virtù, “i suoi infiniti difetti, la sua ipocrisia, le sue debolezze, le sue infinite paure”.  E i cambiamenti sociali di un’epoca, diventando un personaggio familiare, in cui facilmente riconoscersi e un simbolo ineguagliabile di Roma.

Resta sempre fedele a se stesso, al suo pubblico, alla famiglia e al lavoro, che lo appagano completamente. Nutre un  particolare sentimento religioso e si mostra sempre attento, e generoso, offrendo il suo aiuto, ma  con molta discrezione. Spontaneo, ironico e profondo affascina e tra le relazioni avute sono da ricordare quella con la Principessa Sorāyā, Katia Ricciarelli, Andreina Pagnani, Patrizia De Blanck, Shirley MacLaine.  Alle donne sostiene “deve tutto”, ma “dubita fortemente di poter essere matrimoniabile”, perché  non  gli “piace avere della gente estranea in casa”.

L’Albertone nazionale,  pluripremiato si spegne a Roma il 23 febbraio del 2003 a ottantadue anni, e il suo epitaffio sulla lapide  recita seguendo la sua proverbiale ironia: “Sor Marchese, è l’ora”. Nella Roma di oggi magari direbbe: S’è fatta na certa! Ma nonostante la sua assenza, resta vivo nella memoria collettiva con immenso affetto, sollevati dalla sua umana imperfezione interpretata, ironizzando, dissacrando e rendendo amabile e speciale l’uomo comune,  in cui facilmente  riconoscersi e perdonarsi. Come non  ricordare le sue   parole in:  “Macaroni … m’hai provocato e io …  me te magno!”. O la sua proverbiale affermazione: “Mi dispiace ma io so io e voi non siete”… diciamo “na mazza”. E ancora:  “Se lo sapessi ve lo direi! Io sono un vigliacco, lo sanno tutti!”. Il tutto concluso con  l’elegante e disinvolto gestaccio verso i lavoratori, i quali gli   restituiscono  l’omaggio a più mani e  con  gli interessi.

Alberto Sordi invece, nella vita  si mostra un “Grande Signore” discreto, “perché chi fa beneficenza non la ostenta”, come appunto ha fatto. E  per chi maliziosamente  insinua risponde: “No non sono gay, anzi le donne mi piacciono tantissimo e ne ho avute tantissime. Quando ne avevo voglia prendevo e ne trovavo una, ovviamente all’estero ed ovviamente a pagamento… Ma se mi sposavo spendevo sicuramente di piu”.