Caso Moby, 840mila euro a Grillo e Casaleggio

Scoppia la polemica con Italia Viva che attacca. Gasparri: 'Vogliamo la verità'

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“Un’azienda dà 60mila euro a Open: perquisizioni, accuse, aperture dei Tg. La stessa azienda ne dà poi 600mila a Casaleggio e 240mila al blog di Grillo. Tutti zitti: media proni, giudici silenti”. Lo scrive su Twitter Luciano Nobili, deputato di Italia Viva, a proposito delle notizie di stampa sui finanziamenti della società Moby a Casaleggio e al blog di Beppe Grillo.

In un articolo pubblicato dal Corriere della Sera si scrive di contratti con Grillo e Casaleggio da parte della società Moby di Onorato che – si legge sul quotidiano – avrebbe cercato sponde non solo appoggiando Renzi e finanziando la fondazione Open ma anche versando denaro per sostenere il blog dell’ex comico e la Casaleggio Associati. “Noi siamo garantisti: speriamo non perquisiscano Beppe e Casaleggio il giorno di Natale” aggiunge Nobili.

Dello stesso tenore l’intervento di Maurizio Gasparri di Forza Italia. “Vogliamo la verità, tutta la verità. I grillini hanno fatto della loro diversità l’unico codice identificativo. Poi abbiamo visto i casi Trenta, Di Battista, Di Maio, Taverna, con piccole e grandi vicende che hanno dimostrato quali fossero i difetti di questa galassia. Ora sui soldi di Onorato vogliamo tutta la verità. Non li molleremo per un secondo. Non si illudano di farla franca. Grillo deve spiegare anche molte cose della sua vita personale e familiare. Ma intanto spieghino tutto quello che è avvenuto con i soldi della Moby di Onorato”.

Così il senatore di Fi Maurizio Gasparri che aggiunge: “Quali sono stati i rapporti tra Onorato e il mondo grillino? Onorato ha disonorato Grillo? Hanno preso soldi? Per quali prestazioni? Per quali spazi pubblicitari? Quali posizioni hanno preso i parlamentari grillini in merito alle normative riguardanti le società di navigazione? Vogliamo sapere se Onorato con i soldi ha condizionato o meno quella galassia. È tutto trasparente? Uno vale uno, e Onorato quanto vale?” aggiunge il senatore che promette: “la questione non può finire qui”

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