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Di Maio, ‘rimpatri veloci in 13 Paesi’. Ora le intese Conte: ‘Una svolta’

| 5 Ottobre 2019 | POLITICA

Ridurre all’osso i tempi di rimpatrio, “da due anni a quattro mesi” secondo Luigi Di Maio, per molti dei migranti irregolari che arrivano in Italia senza avere i requisiti per lo status di rifugiato: un risultato da raggiungere allargando a 13 Stati la lista dei Paesi ritenuti sicuri dove rimandarli e snellendo l’iter burocratico per gestire le domande d’asilo.

E’ l’obiettivo fissato con l’annunciato decreto interministeriale presentato alla Farnesina dal ministro degli Esteri e capo del M5S insieme al collega della Giustizia, Alfonso Bonafede. “Un primo step”, ha spiegato Di Maio, al quale per vedere i risultati concreti dovranno ora seguire le intese bilaterali da stringere ex novo o da implementare con i vari Paesi. Al momento l’Italia ha accordi solo con Marocco, Tunisia, Nigeria e Egitto.

In ogni caso si tratta di “un grande passo avanti e una grande svolta”, ha esultato il premier Giuseppe Conte. Per cercare di convincere i Paesi d’origine a riaccogliere più rapidamente e con numeri più consistenti i propri emigrati, per le prossime settimane Di Maio ha già annunciato una serie di viaggi in alcuni degli Stati elencati nel decreto, dai quali proviene un terzo dei circa 7.000 arrivi del 2019.

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Nella lista figurano Algeria, Marocco, Tunisia, Albania, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Senegal, Serbia e Ucraina, “Paesi che abbiamo individuato dopo il lavoro dei nostri ministeri”, ha spiegato Di Maio interpellato sulle assenze della Libia e dell’Egitto. Nei suoi colloqui con gli Stati il governo pensa di usare soprattutto la leva della cooperazione allo sviluppo e degli investimenti in loco e per questo Di Maio vorrebbe vedere potenziato già nella prossima manovra il fondo rimpatri, che – ha detto – “può arrivare fino a 50 milioni di euro” ma che al momento dispone di appena 2-4 milioni.

Il decreto presentato alla Farnesina non prevederà nuove spese: d’altronde non si tratta di un atto normativo ma di una misura amministrativa, firmata dai ministeri di Esteri, Interno e Giustizia. Per questo non avrà bisogno nemmeno del passaggio in Consiglio dei ministri per essere varata. A presentarla, accanto a Di Maio c’era Bonafede. La misura, ha sottolineato, “permetterà di dimezzare la procedura” della protezione internazionale. Assente invece la titolare del Viminale, Luciana Lamorgese, a Milano per partecipare al Comitato nazionale per la Sicurezza pubblica.

Dal capoluogo lombardo ha sottolineato che se “il decreto può essere utile a diminuire i tempi medi” per i rimpatri, tuttavia sull’immigrazione “nessuno ha la bacchetta magica”. Un impegno, quello milanese, che peraltro ha dato a Lamorgese l’occasione per evitare un appuntamento caratterizzato inevitabilmente da un certo tasso di polemica politica.

Di Maio, pur senza citarlo, non ha fatto mancare le bordate nei confronti dell’ex ministro dell’ Interno e leader della Lega Matteo Salvini che della lotta all’immigrazione clandestina aveva fatto il suo cavallo di battaglia. “Negli ultimi 14 mesi è stato tutto fermo sui rimpatri”, ha attaccato nuovamente il capo pentastellato, sottolineando anche che il decreto “non urla ma fa i fatti” e che “noi lavoriamo con serietà per il nostro Paese, al contrario di chi lo considerava un palcoscenico per la sua campagna elettorale permanente”.

Parole che non sono rimaste senza risposta dal fronte leghista: “Intanto sono triplicati gli sbarchi e questo governo ha calato le braghe e riaperto i porti”, ha attaccato Salvini mentre il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli ha sottolineato che “il nuovo decreto interministeriale ricorda molto il decreto che aboliva la povertà. La vera soluzione resta non fare arrivare i migranti”.

TAG: Decreto, Luciana Lamorgese, Luigi Di Maio, M5S, Viminale
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