L’Argentina strizza l’occhio al peronismo

il peronismo non è mai svanito ma è rimasto nel sangue di una parte consistente degli argentini, improntato nella cultura politica come le etichette dei prezzi quando non si riesce proprio a toglierle.

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 Una frattura quasi inconciliabile attraversa tutta l’Argentina. A quanto pare, il peronismo non è mai svanito ma è rimasto nel sangue di una parte consistente degli argentini, improntato nella cultura politica come le etichette dei prezzi quando non si riesce proprio a toglierle. Il peronismo – oggi professato dal kichnerismo – ha sempre saputo far leva su determinati cleavages che da sempre attraversano il Paese: disuguaglianze, ingiustizia sociale e senso di rivalsa si traducono in una singola macro-fattura che vede il popolo in un’eterna lotta contra le élite che opprimono i più deboli.

Tale narrazione è rimasta invariata dalla seconda metà del Novecento fino ai nostri giorni. A dimostrarlo sono le elezioni primarie che hanno avuto luogo domenica 11 agosto le quali hanno visto prevalere il candidato Alberto Fernandez –  pupillo di Cristina Fernandez (vedova dell’ex-presidente Nestor Kirchner) – sul partito dell’attuale presidente Mauricio Macri.

Prima di parlare dei risultati, dobbiamo chiarire per cosa hanno votato gli argentini. Infatti, non in tutte le parti le coalizioni decidono di fare dei comizi con la sola finalità di testare il sostegno delle coalizioni che affronteranno le prossime elezioni generali. Eppure in Argentina, le elezioni primarie, riconosciute sotto l’acronimo PASO, sono previste dalla legge. In esse, i partiti partecipano come se si trattasse di elezioni vere e proprie ma non sono vincolanti. Servono come sondaggio ufficiale per le prossime elezioni generali.

Ebbene, se le primarie esprimono il consenso di cui godono le coalizioni, i giorni che porteranno alle elezioni generali di Ottobre non saranno facili per il Presidente Macri che dovrà fare miracoli per riconquistare il consenso degli argentini. Vediamo come sono andate le elezioni:

Con una partecipazione del 75% degli aventi diritto, il candidato dei Kirchner, Alberto Fernandez, ha ottenuto il 47% superando la coalizione del Centrodestra di Mauricio Macri bloccata al 32%. Il risultato ha stupito un po’ tutti: dallo stesso Macri che ha parlato di un risultato al di sotto delle aspettative fino alla coalizione di Fernandez, i cui simpatizzanti non si aspettavano un distacco di 15 punti percentuali sull’avversario. Lo stupore ha scosso anche il Ministero degli Interni che ha pubblicato in ritardo i risultati delle primarie.

Ma perché un risultato favorevole ai Cristina F. Kirchner dovrebbe stupire tutti? Perché il suo governo ha reso più povera l’Argentina e gli argentini. Creando una fitta rete di assistenzialismo, l’ex-presidente argentina è riuscita a dare copertura alle spese pazze che avevano luogo dentro e fuori il palazzo di governo. Una casta di privilegiati si era sostituita all’oligarchia che giurava di combattere e il Paese è stato sommerso in una dura crisi economica. Questa prassi è stata ereditata dal suo marito, l’ex-presidente Kirchner, deceduto il 27 ottobre 2010.

Attualmente, Cristina F. Kirchner è sotto processo per corruzione e si calcola che, a forza di tangenti, abuso d’ufficio e arricchimento illecito, abbia sottratto circa 10 miliardi di dollari allo Stato argentino. L’ex presidente è riuscita ad eludere il carcere soltanto grazie al l’immunità parlamentare di cui gode grazie all’incarico di senatrice. 

A questo punto, perché gli argentini l’hanno rivotata? E parliamo di lei, perché è proprio l’ex-presidente la manovratrice dietro la candidatura di Alberto Fernandez.

Questa domanda ha diverse risposte. In primis, le politiche economiche restrittive eseguite da Mauricio Macri che avevano come obiettivo risanare i conti pubblici di uno Stato in bancarotta non sono state gradite alla maggioranza degli argentini. Infatti, l’interruzione di politiche assistenziali origina un malessere sociale più grande nel breve periodo. Soprattutto, quando una bella fetta della popolazione vive ancora in povertà. 

Pur avendo delle ‘buone intenzioni’ di base, Mauricio Macri non è riuscito a comunicare in modo efficace la ‘necessità’ di certi sacrifici agli argentini ed è proprio in questa frattura che entra in gioco la narrazione peronista seminando il senso di rivalsa in un elettorato che oggi torna a sentirsi tradito dall’élite liberale che non è riuscita a fare il miracolo di far ripartire subito un’economia a pezzi.