Proposta di Fratelli d’Italia: una strada ad Arezzo per ricordare Emanuela Loi

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A ventiquattro anni si ha ancora tutta la vita davanti. I sogni di adolescente, magari l’università, un fidanzato, una vita tranquilla.

C’è però chi a ventiquattro anni ha deciso di sacrificare la sua vita per difendere un ideale: quello della libertà. Lo ha fatto indossando la divisa della Polizia di Stato, una delle colonne portanti della democrazia della nostra Italia.

La ragazza rispondeva al nome di Emanuela Loi. Un cognome che tradisce origini sarde: a diciotto anni Emanuela decide di arruolarsi in Polizia e dopo aver frequentato la scuola Allievi Agenti di Trieste viene trasferita a Palermo.

Le affidano dapprima i piantonamenti e le vigilanze, poi entra a far parte della scorta del magistrato Paolo Borsellino. State tranquilli che non succede niente, ripeteva ogni giorno ai suoi genitori al telefono; un modo per rassicurarli e forse per esorcizzare la paura che può provare anche chi ha un animo così generoso e valoroso.

Dopo la strage di Capaci, però, l’Italia sembra sotto assedio. Il 19 luglio 1992 a cadere sotto i colpi della mafia è Paolo Borsellino; in via D’Amelio vengono strappate le giovani vite di Emanuela e dei suoi colleghi Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli. Un primato drammatico, prima donna vittima del dovere, caduta per mano della mafia. Questo, purtroppo, è ciò che contraddistingue Emanuela Loi.

È con queste parole che Giovanna Carlettini, esponente di Fratelli d’Italia, ha accompagnato qualche giorno fa la presentazione di un atto di indirizzo a sua firma per chiedere al sindaco di Arezzo di intitolare una strada “a questa patriota”.

Contestualmente alla presentazione di questo atto la Carlettini ha voluto testimoniare, a nome del suo partito, la solidarietà alle forze dell’ordine che quotidianamente mettono in campo il loro impegno per garantire sicurezza di tutti, mettendo a repentaglio la loro vita. Una proposta che non può che farci piacere: di fronte a tanti esempi, non sempre edificanti, vi è sicuramente l’esigenza di ricordare e valorizzare queste figure eroiche.