Com’era buono il vino dello zar

Tra Sovetskoe Champanskoe e Massandra, il nettare dello zar

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Che al di là degli Urali esista una delle più interessanti tradizioni vinicole d’Europa è notizia che fatica a uscire dalle aule delle scuole per sommelier. In realtà è dalla fine del Seicento che l’interesse per il vino – soprattutto francese – ha spinto gli zar a cercare in quell’immenso territorio che era la Russia prima e l’Unione Sovietica poi le aree dal clima idoneo per l’ottimale maturazione dell’uva da vino.

La regione di Astrakhan, alla foce del Volga, diede risultati interessanti già all’inizio del Settecento, ma è con l’annessione della Crimea durante il regno di Caterina II La Grande che ebbe inizio una vera produzione vitivinicola di qualità superiore. Quella particolare zona tra Ucraina e Caucaso, penisola bagnata dal Mar Nero, con pinete lussureggianti che proteggono le vigne dalle correnti troppo fredde e la conformazione rocciosa del terreno, spingeva le viti a concentrare in pochi grappoli la propria capacità produttiva, che si rivelò subito di alto livello.

Fu lì che alla fine dell’Ottocento venne individuato il sito per la costruzione di una delle cantine più blasonate al mondo per la produzione di vino da dessert: Massandra, affidata dai Romanov alle cure del principe Golitsyn, enologo capace e appassionato. Si tratta di una struttura unica, con gallerie profonde scavate nella roccia viva, in grado di ospitare 25 mila ettolitri in botti e fino a un milione di bottiglie contemporaneamente. Fu lì che iniziò anche la produzione di vino spumante, a imitazione dello champagne francese, che però durante gli anni del Regime mutò i metodi produttivi in favore di una più rapida commercializzazione e minori costi: il Sovetskoe Champanskoe era la risposta al benessere occidentale, un modo per dimostrare che tutto il popolo poteva permettersi uno spumante e non solo le classi agiate.

Fortunatamente, però, i rinomati vini di Massandra non subirono troppi rimaneggiamenti: Porto, Madeira, Xeres e naturalmente i moscati, bianco, rosa e nero restano tra i più ricercati dagli appassionati. Oggi la penisola di Crimea è di nuovo territorio russo, e le cantine Massandra sono ufficialmente sotto la direzione di Vladimir Putin: da un paio d’anni sarebbero riprese le esportazioni, ma a causa delle sanzioni commerciali in essere i mercati di sbocco per ora sono quelli delle ex repubbliche satelliti, come la Bielorussia, e il Sud-Est asiatico.

Almeno fino al 6 marzo prossimo, quando l’Europa deciderà o meno per la proroga, il solo ricordo ci dovrà bastare.